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  24.03.2015 | 08:53
la infuocata performance di janis joplin
 
 

Kalopedia 28

Chi diamine? Tune yards
Che diamine? Whokill
Ma quando? 2011
Allora? Ascoltando questo album artificiosamente straripante di suggestioni ethnic-free-funky-reggae-pop qualcuno potrebbe immaginarsi Captain Beefheart che ficca di nascosto un francobollo di acido nel cappuccino di Frank Zappa durante una colazione in un trafficato caffè Newyorchese mentre Janis Joplin si esibisce in una infuocata performance orale sotto al tavolino. Qualcun altro potrebbe ribattere che Prince aveva già fatto tutto già ai tempi di Lovesexy, o persino prima. Compreso esibrsi sotto al tavolo durante una colazione tra Captain Beefheart e Frank Zappa. Tre stelline, ma poca voglia di risentirlo.
Sì ma allora? • • •
Però almeno cosa sento? Gangsta; Riotriot; Doorstep

Chi diamine? Meat loaf
Che diamine? Hell in a handbasket
Ma quando? 2011
Allora? Fomentato dalla mia recensione di Bat out of hell III (Kalopedia 01) il Polpettone Vivente finalmente si incazza con qualcuno e pubblica il suo primo buon album non-Steimaniano all'unico scopo di smentirmi. L'incendiaria All of me per esempio è un pirotecnico vaffanculo indirizzato al sottoscritto. I toni non si quietano per buona parte dell'album, attraversato da chitarrismi quasi NWOBM (Party of one), pennellate southern-gospel (The giving tree) pistolotti rap (a metà di Mad mad world spunta nientemeno che Chuck D, ma non è tutto). Se vi capita di guidare una limousine al cui interno le Spice girls, completamente nude, si dedicano al sesso saffico, ecco, questo è l'album giusto da mettere nel lettore CD.
Sì ma allora? • • •
Però almeno cosa sento? Party of one; Fall from grace; 40 days

Chi diamine? Jason Bonham
Che diamine? In the name of my father – the Zepset, live from Electric Ladyland
Ma quando? 1997
Allora? Il primo album solita del Bonzino è una superflua operazione live di rivisitazione zeppeliniana. Al primo ascolto vien da pensare "Questo sì che è un complesso" e vaffanculo al vecchio Freud. Il volonteroso Tony Catania nel ruolo che fu di Jimmy Page è disciplinato ma dissennatamente agiografico. Il pur dotato Charles West pare più a suo agio confrontandosi con l'ultimo manieristico Plant (la frignolenta In the evening) piuttosto che col ragazzetto (la testicolare Since I've been loving you) che strappò furiosamente le orecchie (e le mutande) agli Stati Uniti interi sul finire dei sessanta. Eh, non avete idea di cosa darei per esserci stato.
Sì ma allora? • •
Però almeno cosa sento? In the evening; Whole lotta love (encore medley)   

Chi diamine? The Firebirds
Che diamine? Light my fire
Ma quando? 1968
Allora? Se nel 1968 aveste pigliato quattro ventenni sconosciuti strafatti di acido e gli aveste proposto di suonare in ottica "buona la prima" una manciata di oscure b-side scartate dai retri dei 45 giri di altre band e poi al disco gli aveste messo un titolo ad effetto, tipo Light my fire, e una supertopa avvolta dalle fiamme in copertina, se aveste fatto tutto questo probabilmente i ragazzetti avrebbero suonato con un'adrenalina superiore a qualunque professionista. Oggi vi ritrovereste tra le mani un'incisione amatoriale in odore di Experienced Cream of Iron Butterfly così grezza e sconclusionata da apparire sinistramente premonitrice di ciò che sarebbe capitato in quel di Birmingham soltanto un annetto più tardi.
Sì ma allora? • •
Però almeno cosa sento? No tomorrows; Reflections

Chi diamine? Arboretum
Che diamine? The gathering
Ma quando? 2011
Allora? Proseguendo a ritroso nella discografia della band, di nuovo quelle cumulonembiche rarefazioni psych, (Destroying to save), quelle diroccate costruzioni melodiche (The highwayman), quegli ineffabili muri di suono nitidamente fuzzy (Waxing crescent), di nuovo un pezzo, Song for the Nile, capace, da solo, di sbattere la porta della percezione sulle dita dei blasonati epigoni del desert rock, qualunque cosa ciò significhi. Se vi capita di inoltrarvi nei sabbiosi dintorni di Albuquerque per cucinare cristalli di metanfetamina ricordate di portare questo album con voi.
Sì ma allora? • • • •
Però almeno cosa sento? The highwayman; Song for the Nile

Chi diamine? Il Tenente
Che diamine? Odor ed lumàdeg
Ma quando? 2010
Allora? Nei dieci anni di onorata militanza nel collettivo reggiano Kattiveria Posse il Tenente si dedica nel tempo libero allo studio di glottologia e semantica del dialetto reggiano frequentando il malfamatissimo bar dell'angolo. Nelle fervide session alcoliche Il Tenente porta alla luce insospettate e misteriose analogie tra l'arszàno e certi slang gangsta Losangelini. Odor ed lumàdeg, ma soprattutto la prima traccia A gh'no per tot è la rigorosa documentazione della rivoluzionaria scoperta di archeologia linguistica. Interrogato sui contenuti sovente graffianti e a tratti criptici di questo articolato concept Umberto Eco avrebbe commentato: "A gh'o capì 'n càs".
Sì ma allora? • • • • •
Però almeno cosa sento? Bar sport; Al trafic; L'anguéla e 'l sciop

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento

  13.03.2015 | 11:37
il genere ''rock su vinile''
 
 

Kalopedia 27

Chi diamine? Afghan whigs
Che diamine? Do to the beast
Ma quando? 2014
Allora? Nella seconda metà dei '90 stava già andando tutto a puttane. Qualcuno con le lacrime agli occhi le tasche piene di verdoni scriveva la parola grunge sulla lapide di quel suono incredibile e nichilistico esploso e subito imploso a Seattle. L'indie rock diventava un genere (che è come dire che il "rock su vinile" è un genere, o il "rock fatto dai chitarristi mancini", o il "rock di tutti e soli i dischi che costano diciannovemila lire"), Jack Frusciante, lo sanno tutti, era uscito dal gruppo, Layne Stayley e Kurt Cobain già "dormivano con gli angeli". Gli Afghan whigs invece facevano dischi della madonna. Parlare ancora di quella roba oggi non ha neanche più senso. L'unica cosa che ha senso è che nel 2014 gli Afghan whigs saranno affaticati, saranno disorientati, saranno senza Rick McCollum, saranno quello che cazzo vuoi ma comunque hanno fatto un altro disco della madonna. Quando parte These sticks mettete la rotella del volume a fondoscala.
Sì ma allora? • • • •
Però almeno cosa sento? These sticks; Algiers

Chi diamine? Social distortion
Che diamine? Hard times and nursery rhymes
Ma quando? 2011
Allora? Liquidi riffoni hard-seger-southern, giubbotti, occhiali da sole, lo scintillio di una marmitta cromata e il sole a picco che brucia la pellicola. Hard times è la colonna sonora di un musical diretto da Tarantino, di un romanzo di biker scritto da Edward Bunker, Hard times è un graffito di Banksy sull'asfalto della Ruote 66. Undici pezzi, dall'incendiaria Road zombie alla toccamaroni Still alive, undici colpi nella canna di una semiautomatica per impallinare Springsteen, gli Stones, Johnny Cash, Seger, i Ramones, perlomeno quelli rimasti, e tutti quelli che cianciano di cow-punk senza aver prima sentito questo disco. Alone and forsaken (Hank Williams sr.) è una delle migliori cover di tutti i tempi.
Sì ma allora? • • • • •
Però almeno cosa sento? Alone and forsaken; Machine gun blues

Chi diamine? The Human instinct
Che diamine? Pins in it
Ma quando? 1971
Allora? Sonorità hard-psichedeliche d'oltreoceano (Pacifico, però) con lancinazioni hendrixiane proto-metalliche (l'intro di The vanishing song, il bridge di Pinzinet) alternate a tentennamenti blues (Duchess of Montrose, Play my guitar), morbidate folk-pop (il singolo Rainbow world e il suo retro Highway). Desta curiosità la sonnolenta cover della floydiana The Nile song. Niente di nuovo, insomma, eppure il terzo album della più importante rock band neozelandese degli anni settanta è un travolgente gorgo psych-rock-blues che vi catturerà è ingoierà, rigorosamente in senso orario. Ascoltatelo ogni volta che qualche sapientino insiste per spiegarvi cosa diavolo è la forza di Coriolis.
Sì ma allora? • • •
Però almeno cosa sento? Pinzinet; The Nile song

Chi diamine? Cheap wine
Che diamine? Mystic crow
Ma quando? 2013
Allora? Il portone si apre in un sinistro cigolio di cardini. Bastano pochi secondi per capire che tutti i fantasmi della cripta indossano lenzuoli a zampa di elefante. Un theremin spettrale introduce la sulfurea e sabbatianissima Gravestone smoke. Aleggiano spettri heavy blues alla Canned heat (I come back from tomorrow), spiriti psych-southern (Demon with a cat head), poltergeist Ledzep-1 (Stay strange express), ectoplasmi grateful-desertici nella chiusura strumentale Mystic crow. Ascoltate questo album ogni volta che vi appare davanti il doppelganger di Jerry Garcia.
Sì ma allora? • • • •
Però almeno cosa sento? Gravestone smoke

Chi diamine? Pavlov's dog
Che diamine? Echo & Boo
Ma quando? 2010
Allora? Trentacinque anni più tardi la voce di Paperino-Surkamp è mutata nella voce di Paperone-Surkamp ma il Pavlov sound è sempre quello: magari un po' meno temerario negli arrangiamenti, magari meno convincente nelle melodie, ma è quello. L'anima progressive permane nelle poche, incerte, divagazioni strumentali Lambonbrodadwayesche (Echo and boo, soprattutto, ma anche We all die alone e Jubilation). Imbarazzante il modo in cui la suite The death of North American industry deflora i traditional Oh Susanna e Dixie. Si osa qualcosina in più nelle convincenti tre tracce finali. Mettete su questo disco quando vi accorgete che per un errore di stampa mancano le ultime pagine del romanzo che state leggendo.
Sì ma allora? • •
Però almeno cosa sento? Angels twilight jump; Jubilation; We all die alone

Chi diamine? Hardline
Che diamine? Danger zone
Ma quando? 2012
Allora? Per apprezzare l'ultimo album della band fondata dai due fratelli Giovanni Giuseppe Gioeli e Giuseppe Giovanni Gioeli (sic) non dovete per forza essere uno di quei rimastoni che tutti i giorni cantano sotto la doccia "It's my life and it's now or never" e hanno chiamato "Carrie" la loro figlioletta. Basta perdersi nella campagna umbra alla ricerca di un ristorante fantasma e incrociare uno di quei truck americani fuoriusciti direttamente dal film Duel. Per la recensione cedo il microfono alle sublimi parole di www.melodicrock.it: "Se nell’esordio ci trovavamo di fronte ad un hard rock dai tratti melodici qui possiamo dire di trovarci di fronte ad un rock melodico dai tratti hard rock". E vaffanculo a Copernico.
Sì ma allora? • • •
Però almeno cosa sento? What I'd like; Look at you now

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento

  06.03.2015 | 19:29
stronzi di formica nel soggiorno di albarn
 
 

Kalopedia 26

Chi diamine? Damon Albarn
Che diamine? Everyday robots
Ma quando? 2014
Allora? Seduto su quello sgabello a contare gli stronzi di formica sul pavimento, Damon Albarn è ostentatamente programmatico fin dalla copertina. Programmatico nei testi intrisi di intimismo al servizio degli archetipi del genere (il sé come autore, la memoria, l'alienazione, lo strafarsi, scusate, l'essersi strafatto), programmatico nei suoni riccamente scarni e floridi di campionamenti e testurizzazioni quasi inudibili (l'elettronica-folk dei Blur, il fruscio di vinile consolatorio di Bristol, un pizzico di tamburi world music), programmatico nell'intento di accedere finalmente al Club dei Cantautori e starsene lì, a contare gli stronzi di formica, mogio quanto un Paul Simon in smaltimento post-sbronza, rallentato più di un Thom Yorke sotto tachipirina. Era davvero ciò che desideravi, Damon?
Sì ma allora? • •
Però almeno cosa sento? Heavy seas of love

Chi diamine? Okkervil river
Che diamine? The silver gymnasium
Ma quando? 2013
Allora? Prendendo le distanze dalle evanescenze psych ideate per Roky Erickson, Will Sheff confeziona un concept ambientato nel 1986 suonato come un album post-punk del 1986 che respira Tom Petty (On a balcony), Elvis Costello (Pink slips), i Cure (Where the spirit left us) e qualcosa dei primi Simple minds (White)  e corredato da un videogame a 8 bit che pare fatto nel 1986 e che contiene un amaro omaggio a Phil Lynott, trapassato nel 1986. Per fortuna il 1986 è stato uno degli anni più insignificanti della storia del rock e di conseguenza questo gioiellino non sarà mai vintage, non sarà mai di moda, non sarà mai in heavy rotation in una radio commerciale pullulante di insulsi deejay cocainocrati e soprattutto non sarà mai un cazzo di nu-qualcosa. Vi pare poco?
Sì ma allora? • • • •
Però almeno cosa sento? It was my season; Where the spirit left us

Chi diamine? Altamont
Che diamine? Prayer for the soul
Ma quando? 1983
Allora? Talvolta la rete è fetente. Hai quindici anni e qualche problema relazionale con l'altro sesso. Decidi di passare il tempo improvvisando musica elettronica scimmiottando Mike Oldfield e Tangerine dreams invece, che so, di pescare gamberetti di fiume. Fai un nastro e ne vendi dieci copie agli amici. Poi trovi la morosa e ti scordi la faccenda. Poi diventi Steven Wilson e, zac, il nastro ricompare dal fondo di un cassetto. Finisce in rete e qualunque coglione può ascoltarselo facendo sorrisini scemi che dopotutto Tubular bells è un'altra cosa. Dimenticando che quel medesimo coglione, quando i quindici anni e i problemi relazionali ce li aveva lui, magari era così coglione che neanche riusciva a pescare i gamberetti senza finire nel canale. Altro che morosa. Altro che Mike Oldfield e Tangerine dreams.
Sì ma allora?
Però almeno cosa sento? I Porcupine tree e lascia perdere queste pippe adolescenziali

Chi diamine? Freeway
Che diamine? Riding high
Ma quando? 1975
Allora? Buone melodie, ottimi riff (Riding high, Turn the page), ascelle, pantaloni di pelle, ballatone strappareggiseni (Sad rock n' roll) e qualche divagazione di tastiera (Wheels of fortune) a imitiazione di quel finto progressive mid-70. Collocabile grosso modo tra il periodo marrone degli Allman b.b. e l'era d'oro del glam con una punta di quell'hard-soul-blues alla Come taste the band, l'unico album dei Freeway vede la luce nello stesso anno in cui i connazionali Ac dc sparano in aria High voltage. Come sono andate le cose è roba nota a chiunque. Personalmente vorrei tanto sapere il perché.
Sì ma allora? • • •
Però almeno cosa sento? Rock teaser; Riding high

Chi diamine? End of green
Che diamine? The sick's sense
Ma quando? 2008
Allora? Il sesto album degli alfieri teutonici del "depressed subcore" (sic), un sottogenere particolarmente mogio del gothic metal, suona un po' come un disco suonato dai Type O negative, cantato dal tipaccio dei Seether e composto da Lydia Deetz. Cos'altro aspettarsi da un mamlone di Stoccarda di uno e novanta che si fa chiamare Michelle Darkness (sic)? A parte un paio di raffiche alla Justice for all (Dead city lights) il resto dell'album si disperde freddo come una pozzanghera di sangue sul pavimento tra melodie alla Mission, vocioni e tiritere pling-noise metaottanta (Die lover die). Ascoltate questo disco se pensate di presentarvi al compleanno di vostra nonna ostentando un anellino al capezzolo.
Sì ma allora?
Però almeno cosa sento? Hurter; Dead city lights

Chi diamine? Graham Coxon
Che diamine? A+E
Ma quando? 2012
Allora? La cantina di tuo nonno è un'umida spelonca seminterrata dove i salami in stagionatura sono stallattiti, stalagmite la damigiana polverosa con la madre per l'aceto e negli angoli ragnatele spesse come tendaggi. Ti collochi lì con un vecchio ampli e un piatto e spari a palla vecchi vinili anni ottanta. I Bauhaus più tetri (The truth), un po' di synth pop tipo Heaven 17 o Psychedelic furs (il singolo What'll take), electrosaxpunk alla Morphine (Meet and drink and pollinate) ipercompressi missili post punk (City hall), francobolli di Kinks sotto anfetamina (Advice), rarefazioni psych (Bah singer). La sagoma che vedi oltre il polveroso lucernaio è Damon Albarn, inginocchiato, che cerca di capire cosa diavolo succede lì dentro.
Sì ma allora? • • • • •
Però almeno cosa sento? Seven naked valleys; City hall; What'll take

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento