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  29.07.2014 | 10:35
come snodare certi nodi nei capelli
 
 

Kalopedia 02: 21-25 luglio 2014

Chi diamine? Anathema
Che diamine? Distant satellite
Ma quando? 2014
Allora? Una lieve flessione nei contenuti è bilanciata da un maggiore sontuosità degli arrangiamenti. Rassicura il solito Cavanaugh che canta sempre come se lo avesse appena mollato la morosa. Nella seconda parte dell'album una manciata di pezzi che fanno esclamare "Apperò". Su tutte Anathema con quella sorta di progressione quasi sessuale che a confronto l'assolo finale di On the turning away è un distillato di intimismo. Un pezzo che sembra scritto apposta per piacere al sottoscritto.
Sì ma allora? XXXX
Però almeno cosa sento? Anathema; Distant satellite

Chi diamine? Storm corrosion
Che diamine? Storm corrosion
Ma quando? 2012
Allora? Quella roba che qualcuno chiama neo-progressive sembra sempre rincorrere qualcos'altro che tipicamente è qualcosa dei King crimson, ignorando che i King crimson sono inarrivabili oltre che estremamente statici, direi monolitici. E allora giù di mellotron e avanti cogli arpeggi e fanculo ai Crimson. D'altronde capire il progressive e come snodare certi nodi nei capelli. Ci vuole tempo, fa male e soprattutto non c' è motivo. In questo senso, e non in altri, questo album è squisitamente ambient.
Sì ma allora? XXX
Però almeno cosa sento? Lock howl

Chi diamine? Jack White
Che diamine? Blunderbuss
Ma quando? 2012
Allora? Colti ammiccamenti sonori in elegante parata. Due a caso: Dr. John e Exile on main street. Sovraesposto, accecante. Un po' troppo per le mie orecchie intasate di cerume vetero-progressive. Ma le canzoni? Cosa canticchio quando ho finito di sentire il disco? Apprezzabile la presenza, finalmente, di un vero batterista (anch'esso femmina).
Sì ma allora? XXX
Però almeno cosa sento? Sixteen saltines; Freedom at 21

Chi diamine? Lorde
Che diamine? Pure heroine
Ma quando? 2013
Allora? La talentuosa songwriter diciassettenne impegnata politicamente, femminista, iconoclasta al punto di arrabbiarsi se le tolgono i brufoli con Photoshop suona persino troppo bella, brava e perfetta per essere vera. Se da un lato anche i Sex pistols sono stati una geniale operazione di marketing, dall'altro si apprezzi il fatto che, perlomeno, la fanciulla si esibisce in pubblico col culo coperto dai vestiti. Meno stelline di quello che merita per la mia avversione al genere. Resta il fatto che Tennis court è un piccolo capolavoro pop.
Sì ma allora? XX
Però almeno cosa sento? Tennis court

Chi diamine? Disclosure
Che diamine? Settle
Ma quando? 2013
Allora? Proprio non sapevo cosa scrivere e allora ho fatto una cosa che finora non avevo mai fatto. Sono andato a leggere la recensione di allmusic punto com. E ho appreso che questo noiosissimo album che sembra una deejay compilation estiva sarebbe in realtà uno dei più interessanti album di musica elettronica del 2013. Una sorta di viaggio psichico tra i sottogeneri della garage club music. Mo pensa, direbbe Paolo Nori. Dio scannabès, risponderebbe Mingardi.
Sì ma allora? X
Però almeno cosa sento? Niente, cambia disco, ti conviene

Chi diamine? Elton John
Che diamine? The diving board
Ma quando? 2013
Allora? Inarrestabili fraseggi di pianoforte sballottati da una ritmica che pompa proprio come all'inizio degli anni 70 e fanculo al pop degli 80 e rifanculo alle sviolinate orchestrose dei 90: il suono ideato da T-Bone Burnett per The union (2010) funziona e soprattutto vende quindi perché non riproporlo? La voce è sempre quella di una volta e al contempo non è più quella di una volta. Ingombrante il riff di Hall of the mountain king al centro di My quicksand.
Sì ma allora? XXXX

Autore: ufj | Commenti 1 | Scrivi un commento

  24.07.2014 | 10:34
festini teutonici e tanto catarro
 
 

Playlust 01: 14-18 luglio 2014

Be' dal momento che vado meno ai concerti mi sono rassegnato a blaterare della musica che sento in cuffia.

Chi diamine? Arena
Che diamine? The cry
Ma quando? 1997
Allora? Quel progressive plin-plin con tastieroni ambientali new age che più che progressive sta comodamente a metà strada tra l'insulso e Mike Oldfield. L'ultima traccia, vagamente aromatizzata alla Marillion, suggerisce che questo qua, una volta, era una specie di supergruppo.
Sì ma allora? X
Però almeno cosa sento? The healer

Chi diamine? Badlands
Che diamine? Badlands
Ma quando? 1989
Allora? Avevo proprio voglia di un po' di hard rock bello potente con suggestivi e inaspettati echi zeppeliniani. Gli echi zeppeliniani in verità ce li hanno un po' tutti quanti, specialmente oggigiorno, ma non tutti hanno a disposizione un fenomeno come il compianto Ray Gillen.
Sì ma allora? XXXX
Però almeno cosa sento? Con le stronzate che senti di solito stavolta puoi sentire anche tutto l'album

Chi diamine? The Black keys
Che diamine? Turn blue
Ma quando? 2014
Allora? Conversazione tra due amici (almeno uno dei quali certamente ingegnere): "Allora, com'è andata la notte di sesso con l'Arcuri?". "Topa da paura, una maiala esagerata. Ma non era l'Arcuri, era una sosia uguale spiaccicata". "E quindi che voto daresti, da 1 a 5?" "Alla notte di sesso darei 5, il massimo. Ma nei fatti non era l'Arcuri, quindi dovrei dare 1 , anzi, 0". "Insomma te la riscoperesti sì o no". "Altroché".
Sì ma allora? XXXXX
Però almeno cosa sento? Faresti bene a sentirlo tutto

Chi diamine? James LaBrie
Che diamine? Impermanent resonance
Ma quando? 2014
Allora? Solidamente intenzionato a prendere il largo dal cumulonembico tsunami di semibiscrome dei Dream theater, LaBrie approda nelle corroboranti acque territoriali del pop-metal giovanile ricco di melodie iperbanali, growl che non spaventerebbero un leprotto e moltitudini di reggiseni sul palco (reggiseni etimologicamente inutili considerata la giovane e soda età anagrafica del pubblico in questione). E chi lo smuove più da lì? Divertente la scopiazzata del riff di Amnesia ai danni del tema gobliniano di Profondo rosso.
Sì ma allora? XXX
Però almeno cosa sento? Agony; I got you

Chi diamine? Mortad hell
Che diamine? There's a satanic butcher in everyone of us
Ma quando? 2005
Allora? Certo metal è storicamente più serioso di un conclave cardinalizio. I Mortad hell sanno sfottere piuttosto efficacemente i numerosi stereotipi del genere e al contempo produrre un album che si ascolta volentieri almeno un paio di volte, ben imbottito di blasfemia, doppio pedale e tanto catarro. A me è bastato leggere il nome della band per farmi venire voglia di scaricarli.
Sì ma allora? XXX
Però almeno cosa sento? Copula um demonae; Little rabbit don't go to Paris

Chi diamine? Meat loaf
Che diamine? Bat out of hell III - The monster is loose
Ma quando? 2006
Allora? Una efficace suddivisione degli album di Meat loaf consta di due categorie: gli album prodotti da Jim Steinman e gli album che fanno cagare. Alla prima categoria appartengono Bat out of hell I e Bat out of hell II ma non Bat out of hell III, album platealmente collocabile a metà strada tra il "Wagnerian rock" (definizione meravigliosa coniata dallo stesso Steinman) e certe feste di compleanno teutoniche degli anni novanta. Il problema è che dischi del genere per essere belli devono essere davvero belli. Altrimenti risultano solo estenuanti.
Sì ma allora? XX
Però almeno cosa sento? If it ain't broke break it; In the land of the pig the butcher is king

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento

  22.07.2014 | 16:56
asshole mom, why did you eat garlic?
 
 

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento

  14.07.2014 | 13:09
unicamente per il biroldo
 
 

Robert Plant, 11 luglio 2014, Pistoia blues festival

Quando entro nel camerino Robert Plant indossa soltanto una sciarpa di pitone.
“Vieni, vieni”, dice. E ricomincia a limarsi le unghie dei piedi. Percepisce il mio imbarazzo. “Oh, vado subito a mettermi un asciugamano”.
Quando esce dal bagno ha un grosso asciugamano annodato a turbante sulla testa. “Sai, dopo i sessantacinque i capelli bagnati fanno venire la cervicale”, spiega. “Certo, certo”, faccio io.
“Accomodati, gradisci dello champagne?”
"Perché no".
Robert Plant mi consegna un flute di champagne poi si siede sul bracciolo accanto a me. Accavalla le gambe poi fa una smorfia e le stende nuovamente. “Sai, dopo i sessantacinque far respirare i coglioni è essenziale”, commenta.
“Certo, certo” e mi sposto un po’.
Sforzandomi di non posare l’occhio sui genitali di Robert Plant inizio la mia intervista.
“Allora, Robert. Perché proprio Pistoia?”
“Indovina”.
“Forse la bellezza della piazza?”
“No”.
“Allora la lunga tradizione musicale della città?”
“Bah”.
“Il pubblico competente e caloroso?”
“Puah”.
“Insomma perché?”
“Il biroldo”.
“Il cosa?”
“Il biroldo pistoiese. Non dirmi che non l’hai mai mangiato”.
“Mi stai dicendo che sei venuto a Pistoia unicamente per mangiare il biroldo?”
“Esattamente”.
“E la band?”
“Quale band”.
“La band che ti accompagna”.
“Quella non è una band. Quelli sono sei idioti. Per la precisione cinque idioti bianchi e un idiota nero. Una band che si chiama Gli spostatori spaziali sensazionali non può che essere una band di idioti, dico bene?” Robert Plant si sistema i testicoli. Non posso non notare che usa la stessa mano che ha usato per afferrare il mio flute.
“Però hai speso parole affettuose per loro sul palco”.
“Sei idioti che neanche gli piace il biroldo”.
“Il chitarrista, per esempio”.
“Quale? Ne ho due di chitarristi”.
“Quello che suonava i pezzi acustici”.
“Quello è un vecchio fricchettone alcolizzato e comunista. Lo odio”.
“Però suona bene”.
“Forse. Sì. Non saprei”.
“Non sapresti? Perché lo hai scelto, allora?”
“La barba”.
“hai scelto un chitarrista...”
“Per la barba. Esattamente. Tu vuoi una morosa con le tette grosse? Bene. Io voglio un chitarrista con la barba. Per caso hai altre domande altrettanto intelligenti?”
“La scaletta”.
“Quale scaletta?” Robert Plant si sistema nuovamente i testicoli, che ora galleggiano a non più di 15 cm dal mio quaderno.
“Quella del concerto. Scelte coraggiose. Spoonful, per esempio. Il vecchio blues di Howlin’ wolf già cavalcata psichedelica dei migliori Cream e ora magistralmente reinventato con pennellate addirittura di psych-prog”.
“Pennellate di cosa?”
“Psych-prog”.
“Ragazzo mi spieghi una volta per tutte di che cazzo parli?”
“Sto cercando di capire questa cosa del reinterpretare pezzi che erano già cover di pezzi più vecchi. Penso appunto a Spoonful, penso a Babe I’m gonna leave you di Joan Baez, poi degli stessi Zeppelin. Questo ciclico reinventare sembra cercare una risposta generazionale alla grande truffa del rock and roll.
“Truffa di che?”
“La truffa del rock n’ roll. The great rock n’ roll swindle. I Sex pistols. Malcolm McLaren. La personificazione dell'esecuzione. Il rock non può essere altro da sé e, in quanto tale, assurge a sublime forma di marketing”.
“Ragazzo, te lo chiedo per la seconda e ultima volta. Che cazzo stai dicendo?”
“E poi Anche Tin pan valley, con quel richiamo geniale all Tin pan alley, come dire: mettere in discussione tutto l’establishment musicale, da Scott Joplin in poi. Sì, sì. Geniale”.
“Alley, valley? Cosa?”
“Intendo che la tua Tin pan valley richiama sublimenente la Tin pan alley di Steve Ray Vaughan”
“Cazzo!” Robert Plant balza in piedi, afferra il cellulare e compone un numero. “Buddy? Sei tu? Sì. Cosa volevo dirti? Volevo dirti che sei un idiota. Un idiota, sì. Si dice alley, non valley, stupida testa di cazzo fricchettone alcolizzato e comunista”. Robert Plant chiude la comunicazione, sbatte il cellulare nella glacière e si siede nuovamente sul bracciolo, l’altro, però. “Dicevamo?”
“Allora, mi spiegheresti le ragioni di questa scelta?”
“Che scelta?”
“La scaletta”.
“Ah, sì, la scaletta. Il matrimonio di mio nipote”.
“Cosa?”
“Ieri ero al matrimonio di mio nipote”.
“E allora?”
“E allora c’è un tizio che suonava pianobar. Era patetico. Cantava come canterebbe Hulk Hogan coi maroni chiusi in un cassetto, e aveva delle basi che avrebbero fatto vomitare melassa al produttore della Kelly Family”.
“Perché mi racconti tutto questo?”
“Per rispondere alla domanda”
“Quale domanda?”
“Non mi hai chiesto come ho scelto le canzoni?”
“Sì, effettivamente sì”.
“E secondo te come le ho scelte?”
“Be’, se proprio me lo chiedi, e ti ringrazio per averlo fatto, io trovo che il tuo percorso musicale sia interessante per profondità e trasversalità. Da Dreamland in poi...”
“OK, basta così. Ragazzo quando ti ci metti sei più noioso di John Paul Jones. Comunque le canzoni erano quelle che hanno suonato al matrimonio di mio nipote”. Robert Plant si alza in piedi. “Senti io mi faccio una canna. Sai, la marijuana dopo i sessantacinque aiuta a prevenire l’ictus. Tu fumi?”
Robert Plant sparisce nell’altra stanza massaggiandosi i testicoli.
“Progetti futuri?”
“Cos'hai detto?” sbraita lui da di là.
“Ho detto cosa farai dopo”, grido.
“Te l’ho già detto cosa faccio dopo”.
“Me l’hai già detto?”
“Sì, mi rimpinzo di biroldo”.
“Intendo progetti artistici”.
“Ah. Allora... fammi pensare... sì ne ho uno di progetti artistici”.
“Quale?”
Robert fa capolino dall'altra stanza. “Trombarmi nuovamente Alison Krauss”.
“Ma questo non è un progetto artistico”, esclamo io.
“Questo lo dici tu”, risponde lui ficcandomi in bocca uno spinello grosso come una cerbottana.

Autore: ufj | Commenti 1 | Scrivi un commento

  10.07.2014 | 10:24
this milk is fucking good!
 
 

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento