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  30.10.2013 | 11:08
songs about everything
 
 

Ian Anderson, cantante e flautista dei Jethro tull, introduce la versione live di Dharma for one presente su Living in the past con le parole “This song is about… about everything”.
Ieri, sentendolo, mi è venuto il pallino di capire se Dharma for one assolve davvero alle mirabolanti premesse di Ian. Mi sono chiesto quali sono le caratteristiche di una canzone che parla dell’intero scibile. La durata. Facile. Un po’ più lunga dei beatlesiani tre minuti ma un po’ più corta dell’Anello del Nibelungo di Wagner. La musica. Ah, quella che vuoi. Il testo. Ahia. Ci ho pensato un po’. All’università lessi una frase di Turing che diceva grosso modo “Tutto può essere risolto con una macchina di Turing tranne una macchina di Turing che risolve tutto”. In altre parole Turing sostiene che non puoi scrivere una canzone che parla di tutto, ma se sei molto bravo più scrivere una canzone che parla di quasi tutto. Ma cantare il quasi tutto significa dover scegliere delle parole. Una cosa impossibile per la maggior parte dei cantautori italiani.
Tra i vari artifizi retorici per cantare il quasi tutto il mio preferito è il cosiddetto zapping metapseudoqualcosistico. Ecco alcuni titoli di canzoni che applicano il metodo dello zapping metapseudoqualcosistico.
Beatles – A day in the life
Bob Dylan – Subterranean homesick blues
Prince – Sign of the times
Neil Young – Crime in the city
Fabrizio De André – La domenica delle salme
Lo zapping metapseudoqualcosistico consiste grosso modo in questo: le notizie che John e Paul leggono nel giornale del mattino di Londra diventano, musicate, tutte le notizie di tutti i giornali di tutte le città. Il giorno della vita di un singolo individuo esemplifica tutti i giorni dell’umanità.
Altra tecnica efficace: lo zittismo onnicosmico. Dharma for one, per dire, è uno strumentale.
Ma c’è un cantautore, uno solo, capace di scrivere canzoni about everything senza fare uso di questi miseri artifizi. Un cantautore capace di scrivere una canzone che davvero parla di tutto. Di seguito riporto il testo integrale de Il mutuo, la più bella canzone about everything di tutti i tempi.
Chapeau.

Ringrazio Guido per il termine metapseudoqualcosa e il pub di Dusseldorf per la meravigliosa scultura all'ingresso.

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Se non vuoi che fra di noi succeda una spaccatura di dimensioni internazionali: nextigherl iuondedraisen, che significa smettila di incaponirti nel volere acquistar senza soldi ciò che non puoi. I debiti uccidono, eccome. Diffida di chi ti vuole vendere, specie quando dicono: “non importa se ora non paghi basta mettere una firma sul mutuo” e diventerai un bel padrone del nulla. Aiai lo stress ci consumerà, ma così non va ci dobbiamo fermar. Soltanto così l'Italia si salverà. Serve solo un po' di coraggio per davvero ricominciare e ridare un volto alle città: quartieri e piccoli artigiani su per gli antichi selciati dove l'arte e la cultura affondan le loro radici e se abbiam le scarpe bucate ce li aggiustan per pochi danari. Risorgeranno i calzolai per ricostruire l'incanto violato dai condoni edilizi e i carpentieri che con animo artistico riscoprono la bellezza, il seme di ogni forma di vita lontani da quei loculi quadrati di cemento. La solitudine dell'uomo vive, vive nel marcio di quelle bustarelle comunali che concepiscono quartieri giù infettati ma per cambiare un po' ci costa. Fino a quando noi non ci saremo liberati da una globalità che ama giocare coi nostri guai. Gli Stati invocano la crescita ma l'unica via contro lo Spread per una sana e angelica economia è la decrescita senza abbassare lo stipendio di chi non ci arriva alla fine del mese rinunciando a qualcosa per primi, gli indistriali. Se non lo faranno i padroni ricchi falliranno. E’ inutile poi andar in Cina in cerca di un nuovo profitto. E' solo questione di tempo verrà il giorno che pure la Cina si inceppa e dopo la seconda guerra mondiale ci fu il grande Boom Economico. Le macerie riunirono la gente Come in un solo corpo nell'amor patrio. Ma oggi non è poi tanto diverso. Siamo vittime di un crollo economico mondiale Ma l'unico Boom che ci potrà salvare è solo il Boom, il Boom della bellezza.
E allora l'Italia sarà bella come una volta senza più nessuno che vuole dividerla, spaccarla, invocare la secessione e la gente sarà felice perché avrà qualcosa da amare, qualcosa che è dentro il proprio DNA: la bellezza. La bellezza di un Italia unita, dell'ambiente, di come sono fatte le case, la belleza della gente che si incontra nelle piazze, nei bar, nei piccoli negozi. La bellezza delle cose fatte a misura d'uomo dove la corruzione e la violenza non possono attecchire perché sarebbero troppo esposte. Quella bellezza che è dentro di noi, fin dalla nascita e ci tiene saldamente attaccati alla verità poiché nasce dalla verità e non ci permette di fare cose di cui vergognarsi, perché la bellezza è ovunque: nell'uomo, nelle donne, nei vecchi, nei bambini, nelle pietre. Anche se i partiti e i governi arraffoni di tutto il mondo dopo il famoso Boom economico l'hanno mezza massacrata. Ma noi possiamo ricominciare, e fare le cose da capo, perché lei è lì, è lì che ci aspetta fin dalla notte dei tempi.

Autore: ufj | Commenti 1 | Scrivi un commento

  22.10.2013 | 11:32
kiss-kiss
 
 

Sono quelle cose che fanno piacere. Ce ne sono altre, magari più gratificanti. Ma anche queste un pochino fanno piacere.
Si parla di qualche anno fa. Ero in macchina con tre o quattro giapponesi. Li stavo portando al ristorante. Davanti all’ingresso c’era un posto, ma era strettissimo. Frenai. Qualcuno disse, in inglese “Lascia perdere, tanto non ci stai”. “Sì che ci sto”. “No che non ci stai”. “Sì che ci sto”. Scommettemmo diecimila lire.
Gli dissi che gli avrei fatto vedere la mia famigerata parcheggiata “bacino-bacino”.
“Bacino-bacino?” domandò qualcuno.
“Kiss-kiss”, e baciai l’aria due volte.
Al termine del parcheggio i giapponesi giravano tutt’intorno all’auto meravigliati. Cioé, avrebbero girato intorno all'auto se ci fosse stato lo spazio per le gambe. Con le diecimila lire che avevo vinto ci pagammo una birra dopo il ristorante.
Ieri sera invece non avevo testimoni, allora ho scattato queste due foto.
L'immagine, e tutto il post, sono dedicati alla mia carissima amica Adele.

Autore: ufj | Commenti 2 | Scrivi un commento

  14.10.2013 | 11:32
in cina
 
 

“Siediti, devo dirti una cosa”, dice Sara.
“Sono già seduto”, rispondo io senza alzare gli occhi dal computer.
“Allora ascoltami bene”.
“Ti sto già ascoltando bene”.
“Sono incina”.
“Eh, cara, come ti capisco. Pure io sono ancora in Cina. La Grande Muraglia. L’esercito di Terracotta. Le risaie, la gola del Salto della Tigre. Hong Kong. Che ricordi. Ce li ho ancora tutti piantati qui”. E mi picchio la fronte con un dito.
“Ho detto che sono incina”.
“E allora se sei in Cina vaglielo a dire a quelli del Comune, che sei in Cina. Digli che non puoi andare in ufficio perché sei ancora in Cina. Digli così. Che sei ancora in Cina. Io ci ho provato, sai? Ma non ha mica funzionato”.
“Non mi stai ascoltando. Ti ho detto che sono incina”.
Sto per rispondere qualcosa tipo “Non ti affliggere dai. Vedrai che ci torneremo presto in Cina. Magari in uno dei prossimi viaggi che faremo”. Ho già aperto la bocca e cominciato a pronunciare la prima enne che per qualche ragione mi torna alla mente una mail che ricevetti due o tre anni fa. C’era un breve testo in inglese. Raccomandavano di leggere il testo e contare le T. Alla fine il conto risultava errato perché il cervello riesce a notare le T che stanno all’inizio delle parole e quelle che stanno alla fine. Ma non quelle nel mezzo.
“Ho fatto due test. Uno stamattina e uno giusto adesso. Non ci sono dubbi. Sono incina”.
Dopo credo di aver perso i sensi.

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Abbiamo utilizzato questa specie di raccontino per annunciare la gravidanza di Sara alla sua famiglia. Le reazioni sono state affettuose e piuttosto divertenti. Soprattutto ho trovato buffo il fatto che le donne di famiglia (mamma, nonna, sorella) hanno capito al volo mentre gli uomini no.
Non è una regola generale, ma per esempio l’altro giorno eravamo da Gualandri a cazzeggiare un po’. C’erano Gualandri, Chiara, due loro amici: Elisa e Andrea detto affettuosamente Il Minchia, e c’eravamo Sara e io. Si parlava della nostra prossima vacanza a Praga insieme e a un certo punto ho detto che c’era una novità. La novità consisteva nel fatto che a Praga veniva uno in più. Gualandri mi ha chiesto chi era l’uno in più. Ho risposto che ancora il nome non lo sapevamo. Immediatamente le ragazze si sono girate verso Sara e hanno cominciato a fare i soliti complimenti che le ragazze fanno alle altre ragazze quando scoprono che una di loro è incinta. Il Minchia ha tentennato un po’ e poi si è aggregato alle ragazze. Gualandri no. Gualandri ha osservato la scena per un po’ poi mi ha afferrato un braccio e ha domandato torvo. “Si può sapere chi cazzo è che viene a Praga?”
Dopo un quarto d’ora buono s’è alzato dalla sedia, ha fatto le corna col pollice aperto, ha esclamato "DIONIMEL" e mi ha abbracciato con affetto.

L’immagine qui sopra è la prima foto in assoluto di Fagiolo. E’ stata scattata un mesetto fa. Allora Fagiolo era lungo circa quattro millimetri. Queste settimane sono state un po’ difficili per lui perché secondo i dottori Fagiolo non era attaccato tanto bene. Ora è lungo quasi cinque centimentri, ha le manine, le dita e forse pure un pochino di unghiette.
Volevo dirgli una cosa, a Fagiolo. Volevo dirgli di non fare scherzi e di usarle, quelle unghiette, e di restare attaccato con tutte le sue forze.
Forza Fagiolo, forza Fagiolo, forza Fagiolo!

Autore: ufj | Commenti 1 | Scrivi un commento

  08.10.2013 | 11:57
in un posto che neanche somiglia al jack rabbit
 
 

Quentin osserva le labbra di Uma appoggiarsi alla cannuccia e succhiare rumorosamente. Il fatto che le labbra di Uma occupino per intero il campo visivo di Quentin non sfugge a Quentin stesso.
“Questo posto non ha niente a che vedere col Jack Rabbit”.
“Delusa?”
“Anzi”.
“Anzi?”
Sorride. “Sei un artista, dico bene?”
“Ho una memoria prodigiosa, tutto qui”.
“Nient’altro?”
“Tu cosa pensi?”
"E tu?"
Quentin pensa ai bottoni della camicetta di Uma che sfiorano il petto di lei.
“Penso che hai dei bottoni bellissimi”.
La donna si china in avanti. Sussurra qualcosa.
Quentin legge il labiale. “Tu non sei Mia e questo non è il Jack Rabbit” risponde
“Appunto”.
“Appunto”.
Qualcuno mette una moneta nel juke box. Parte un pezzo di Buddy Holly. Quentin Tarantino muove la testa come a seguire la traiettoria di una mosca. “Sai, si parla di Cannes”, dice infine schiaffeggiando lo schienale del divanetto.
“Sei sorpreso?”
“A dire il vero no. A sorprendermi è stata l’Academy”.
“L’Academy?”
“Cannes non saprei, ma vincerai l’Oscar, Uma”.
“Il merito sarà soltanto tuo”.
Quentin scuote il capo. “Verresti a cena con me, Uma?”
“Stiamo già cenando, Quentin”. La dona schiocca le ditta. “Ragazzo! Due Rocky Marciano, uno con ketchup e uno senza!” Poi di nuovo a lui. “Devi dirmi qualcosa, Quentin?”
“Tu che ne pensi?”
“Non trovi irritante chi risponde a una domanda con una domanda?”
“Secondo te?”
“Secondo me hai un progetto”.
Le unghie dipinte di nero di Uma sono lunghe e bellissime. Quentin deglutisce. “Un film”.
“Pensi di sorprendermi dicendomi che farai un film?”
“Un film con te”.
Uma si schiaccia i capelli dietro l’orecchio. Le orecchie di Uma sono sottili e bellissime.
“Io protagonista? Fantastico! Arti marziali?”
“Veramente pensavo a qualcosa sulla guerra. Nazismo, tradimenti, sangue. E tanto cinema. Brad Pitt, Samuel Jackson, magari Daryl Hannah, lei è così… tedesca. E Tim Roth”.
“Una Mia Wallace ninja”, prosegue lei. “Mi piace, mi piace, mi piace!” Uma batte le mani. Le macchie dipinte di nero nere sulle unghie danzano nell’aria. “E poi tanti cattivi da ammazzare. Una specie di vendetta da consumare a freddo”.
“Io avevo in mente un film corale, dopotutto sono le mie sceneggiature migliori. Sto pensando a un soggetto forte, calato nella Storia, quella con la S grande, capisci?”
“Lei ha subito un torto, un torto gravissimo. Forse le hanno ucciso il marito. Oppure un figlio. Sì, le hanno ucciso il suo bambino. Ma loro non sanno che lei è la donna più pericolosa del mondo. Coltelli, katane, stelline, mosse ninja mortali! Serpenti! Un film che duri almeno tre ore, anzi, quattro! Oh Quentin, Quentin, come sono eccitata!” Uma si alza di slancio e afferra tra le mani la faccia di Quentin. Gli schiocca un bacio sulla bocca.
“Uma, rifletti. Il tema della vendetta è trito. E non ci sono serpenti in Giappone. Non possiamo mica fare un film di tre ore con una donna ninja che va avanti e indietro ad ammazzare della gente, ti pare? Ti ricordo che io non sono Sylvester Stallone”.
Il problema però è che Uma è eccitata per davvero e i capezzoli bucano la camicetta bianca come lame di katana. Quentin si pulisce la bocca col tovagliolo poi prende il cellulare, si scusa ed esce fuori dal locale. Uma si accende una sigaretta e sorride tra sé.
“…sì… sì… no… ma che vuol dire trito?... ma sì, riempio con le citazioni, no?… ma che dici?... forse avranno rotto le tue di palle, ma vedrai che la gente … no… tra tre settimane… ma no, per ora solo il soggetto, poi la sceneggiatura vediamo… sì, una donna ninja… katane, stelle ninja, serpenti mortali… ma che c’entra?... ma sì, lo so anch’io che non esistono serpenti mortali in Giappone, ma troverò il sistema, vedrai, cazzo sono io lo sceneggiatore o sei tu?… d’accordo… ma cosa?... cosa?… no, solo un anticipo?... sì, be’ no, per ora soltanto la protagonista… Uma Thurman… no, non è un film corale… sì, lo so che i film corali mi vengono meglio ma stavolta volevo fare qualcosa di diverso… ok… no… no… senti… ma che vuol dire?... un bell’amico… sei proprio un grande amico… e allora sai che ti dico? Che ce li metto io i soldi, capito? E vaffanculo!”
Quentn chiude la comunicazione e sbatte in terra il cellulare per la stizza.
Cammina avanti e indietro per un po’. Nella vetrina il riflesso della sua faccia si sovrappone alla sagoma di Uma girata di schiena. “Ora entri, paghi il conto, chiami un taxi per lei e uno per te, poi vai in casa, ti fai una bella sega e non ci pensi più, OK?”
OK.
Quentin entra nel locale. Si siede al tavolo. Uma si umetta il labbro superiore con la lingua.
“Ho parlato con la Miramax. Il film si fa. La pre-produzione partirà l’anno prossimo. Ho già alcune idee sui cui lavorare. Sai, Uma, io credo che tu abbia una schiena davvero bellissima”.

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L'immagine qui sopra ritrae il burbero Marrabbio, al quale si è ispirato senza dubbio Quentin Tarantino per creare il riuscito personaggio Hattori Kenzo.

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento