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  14.06.2013 | 17:04
sto sudando
 
 

Sto sudando come una zecca attaccata alla pancia di un terranova che corre.
Sto evaporando come una goccia di sudore che scivola lungo il cratere di un vulcano.
Sto sudando come un ghiacciolo sulla superifice del sole nell’ora del mezzodì.
Sto sudando come clistere di peperoncino.
Sto sudando come un cappero su una pizza che cuoce in un altoforno per piastrelle.
Sto sudando come uno yeti sdraiato sotto il sole di Lampedusa avvolto nel domopak.
Sto sudando come una zanzara che atterra sul culo di un brontosauro di lava.

Il fotogramma qui sopra è tratto dal film Barbwire, interpretato da Pamela Anderson. Io l'ho visto tutto. Vi sconsiglio di imitarmi. Ma i titoli di testa non sono niente male. Cercate la versione DVD.

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento

  03.06.2013 | 12:51
l'insostenibile leggerezza dei mass-media
 
 

Una delle mie barzellette preferite quand’ero bambino recitava così: un moscerino corre dalla mamma mosca e dice: guarda, mamma! C’è papà sul giornale!
Quando ero bambino il grdiamento o meno di una barzelletta era legato alla mia capacità di comprenderla attraverso una funzione piuttosto complessa. Se una barzelletta la capivo subito allora mi piaceva poco. Se non la capivo naturalmente non mi piaceva. Se la capivo, sì, ma solo dopo un certo sforzo mentale, allora mi piaceva tantissimo. Ricordo che trascorsi un pomeriggio intero a domandarmi cosa ci fosse tanto da ridere sul fatto che una mosca era finita sul giornale. Poi quella sera entrai nella cucina dei miei nonni. Il nonno stava bestemmiando mentre cercava di spiaccicare una zanzara con una copia de l’Unità arrotolata. Immediatamente la barzelletta mi risultò talmente divertente che persino oggi mi viene voglia di raccontarla di nuovo.
Ma c’è un’altra ragione. Una ragione che mi riporta alla mente una seconda barzelletta.
La maestra dice alla classe: “Ragazzi, ditemi una frase che contenga la parola probabilmente”.
Serena alza la mano. “Dimmi, Serena”, fa la maestra.
Serena si alza in piedi e declama “Ieri sera ho guardato fuori dalla finestra, ho visto il cielo scuro di nuvole e ho pensato che probabilmente sarebbe piovuto”.
La maestra si complimenta. “Brava Serena. Qualcun altro?”
Pierino alza la mano”. “Dimmi, Pierino”, fa la maestra.
Pierino si alza in piedi e declama “Ieri sera ho guardato fuori dalla finestra…”
“Ma Pierino, la tua frase è uguale a quella di Serena!” lo interrompe la maestra.
“No, no, mi faccia continuare. Dicevo, ieri sera ho guardato fuori dalla finestra e ho visto mio nonno col giornale sottobraccio”.
“Ma Pierino, la tua frase non contiene la parola probabilmente!” lo interrompe di nuovo la maestra.
“Mi lasci finire, ho detto. Allora, ieri sera ho guardato fuori dalla finestra e ho visto mio nonno col giornale sottobraccio e visto che mio nonno è analfabeta ho pensato che probabilmente stava andando a cagare”.
Fin da bambino ho sempre avuto una sorta di venerazione per la carta. Mi piaceva il fatto che la carta si possa utilizzare in infiniti modi. In particolare, mi affascinavano gli usi alternativi della carta, come per esempio quando il macellaio incartava il pesto nella pagina di Gazzetta del giorno prima.
E poi c’è un’altra ragione che ha a che vedere con questioni più, diciamo, ideologiche. Si tratta della mia crescente repulsione nei confronti degli strumenti di informazione di massa, che considero superficiali e, quel che è peggio, servili e in malafede.
Per questa ragione ritengo che pulirsi il culo con un pezzo di giornale si un gesto estremamente eversivo, oltre che meravigliosamente vintage. Ho anche scritto un racconto a riguardo. Un pessimo racconto, per la verità.
Nel 1986 assieme ad alcuni compagni di classe facemmo una vacanza studio in Inghilterra. Al nostro ritorno qualcuno sulla Gazzetta trovò un breve trafiletto sul nostro viaggio. Appresi così che il sottoscritto si era “tuffato nella gelida Manica per uscirne subito intirizzito”. Chi mi conosce anche solo un po’ sa quanto poco verosimile sia questo stupido gesto.
Poi nel 1998 sono finito sullEco di Treviso. In prima pagina. C’era un articolo a tutta pagina sull’Ombralonga. La foto centrale ritraeva alcuni ragazzi abbracciati intenti a fare bisboccia. Al centro c’erano Ste, di fianco la Fede e Magnum. Poi si inravedeva una mano in un angolino della foto. La mano era la mia.
In tempi recenti ho fatto una presentazione di Souvlaki alla biblioteca Guanda di Parma. Sulla Gazzetta è comparso un articoletto completo di foto. La foto ritrae in primo piano lo scrittore che stavo intervistando al momento dello scatto. Da dietro il suo corpo spunta un braccio. Anche in questo caso il braccio è il mio.
Poi ci sono le notizie di merda punto e basta. Se cliccate su questo link ne conoscerete una. Preparatevi a sconvolgere una volta per tutte le vostre opinioni. Il titolo è “attenti al cane, anzi al cavallo”. Nella foto numero 2 qualcuno potrà riconoscere la casa di Sara. Potete girare al lei l’ovvia domanda che vi state ponendo in questo momento. Nel frattempo, se questo cielo plumbeo dall'odore ossidrilico non mette paura neppure a voi, canticchiate con me.
Attenti al cane
Attenti al cane
Attenti al cavallo
Attenti al cavallo
Non dice niente non si lamenta
Nitrisce soltanto
Dovresti vederlo sulla chiappa gli hanno impresso una erre rovesciata

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento