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  22.04.2013 | 19:03
d?-da-da'
 
 

Sara mi segnala questo articolo. Pare che due linguisti abbiano pubblicato una sorta di “breviario di cose da non dire e di errori da non fare” intitolato Piuttosto che.
Non è del libro che desidero parlare. Non parlo mai di libri che non ho letto. E’ per questo che non parlo mai di libri. Ma l’articolo sì, quello l’ho letto. E ho trovato esilarante il fatto che un articolo sull'importanza della buona scrittura fosse scritto così male. A parte le virgolette, sparse in giro per il testo come si fa col formaggio sui tortelli, a parte i periodi troppo arzigogolati per non ricordare costruzioni di artisti informali eseguite col lego, oltre alla passione per le frasi che cominciano con la “e” unitamente a una inspiegabile insistenza nel qualificare “famoso” il modo congiuntivo, l’articolo mi diverte per l’errore contenuto nel periodo “all'uso improprio dell'accento sulla terza persona del verbo dare, mentre sulla seconda persona dell'imperativo che vorrebbe l'apostrofo (da' retta a me) si mette erroneamente l'accento”. E’ evidente che l’autrice dimentica che l’apostrofo nell’imperativo del verbo dare è sacrosanto, ma pure l’accento sulla terza persona presente indicativo è lecito secondo molti dal momento che evita l’ambiguità con la preposizione semplice. L’autrice dell’articolo si contraddice da sola poche righe più sotto quando scrive “A partire dagli anni Ottanta del secolo scorso si è diffuso un terzo uso di piuttosto che, che dà a questa espressione  lo stesso valore che ha la parola o” usando essa stessa l’accento".
Ora, se proprio vogliamo tirare fuori i cotonati, rampanti, disimpegnati anni ottanta, allora forse l’autrice farebbe bene a riascoltarsi uno dei capolavori musicali di quegli anni. La band si chiamava semplicemente Trio. Il titolo del singolo è lo stesso di questo post.

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento