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  24.01.2013 | 19:41
mi sbagliavo
 
 

Quando appresi che Neil Young avrebbe suonato a Correggio il 16 luglio 1993 fu pervaso da un giubilo tanto intenso quanto breve, che si esaurì nell’istante in cui realizzai che il mattino successivo al concerto avevo l’orale di uno degli esami più impegnativi. Ricordo che in quell’occasione esternai ad alta voce le mie opinioni sulle rocambolesche abitudini sessuali della solerte e generosa sorella del professore e della ancor più solerte e generosa figlia del rettore. Mi consolai pensando che dopotutto Neil Young è un iperattivo. Me lo sarei visto di sicuro l’anno successivo. Mi sbagliavo. L’attesa durò otto anni.
Haddaway, il grunge, la morte di Staley e Cobain, lo scioglimento dei Take that. Gli anni novanta scendevano a valle come un tronco in un fiume. Nel 1997 Neil Young portò in giro per l’Europa il tour Year of the horse. Avevo preso i biglietti qualcosa come sei mesi prima. Pensavo che ormai era fatta, che l’attesa era finalmente terminata. Mi sbagliavo. Pochi giorni prima del concerto Neil Young si tagliò un dito mentre faceva un panino e annullò tutte le date rimaste. Le mie esternazioni in quella circostanza riguardarono principalmente una celebre divinità monoteista e una sua creatura molto apprezzata, specialmente sotto forma di insaccati.
Spice girls, Britney spears, Band ohne namen. Gli incipienti anni duemila erano piacevolmente affollati di zoccolette in mutande. Nel 2001 mi procurai i biglietti del nuovo tour con un anticipo geologico. A quei tempi Ticketone ancora non c’era e l’unico negozio fornito di biglietti era il Botteghino di Bologna, dove mi recavo due volte l’anno in treno con un rotolo di banconote. Biglietti alla mano, giorno dopo giorno verificavo rassegnato le condizioni di salute del Nostro su internet. Un’infezione rarissima alle corde vocali causate da un rapanello transgenico, un malandato satellite spia sovietico improvvisamente precipitato in California proprio sul Broken arrow ranch. Mi aspettavo che accasse qualunque cosa. Mi sbagliavo. Non accadde nulla. Due ore prima del concerto Neil Young era proprio dove doveva essere, cioè a Brescia che si mangiava una pizza in strada assieme a Talbot, Molina e Sampedro.
White Stripes, Mars Volta, Dandy Wharols. L’importante è somigliare a qualcun altro. Nel 2003 Neil Young girava l’Europa con un solo tour. Mi aspettavo un concerto costruito su un repertorio prevalentemente folk. Harvest, Comes a time per dirne giusto un paio. Mi sbagliavo. Le prime due ore di concerto consistettero nella esecuzione integrale in chiave acustica di un concept album allora inedito intitolato Greendale.
Arcade Fire, Arctic Monkeys, primo album dei Fleet Foxes. Il rock scopre la noia. All’inizio del 2008 Neil Young suonò al Teatro degli Arcimboldi. Il suo ultimo album, Chrome dreams II riprendeva le sonorità di alcuni album classici come Zuma e Freedom tanto per dirne un altro paio. Mi aspettavo un concerto mid-tempo, semiacustico, con caute virate rock, magari sul finale. Mi sbagliavo. Neil Young arrivò sul palco e spaccò tutto. La scaletta includeva almeno tre pezzi che neppure conoscevo. Io, che millanto sempre di conoscere tutte le canzoni di Neil Young.
Quell’estate, mentre le zoccolette ormai maggiorenni si levavano le mutande e i tormentoni di Giusy Ferreri e Katy Perry imperversavano, Neil Young bissò all’Arena di Verona. Come potevo mancare? Mi aspettavo una replica della tournée teatrale. Mi sbagliavo. Neil Young spaccò tutto anche lì, sì, ma con una scaletta completamente diversa.
Fine anno, tempo di resoconti. Come da trent’anni a questa parte i più venduti del 2012 sono Ramazzotti, Zucchero, Battiato, Rolling stones. Neil Young ha da poco pubblicato Psychedelic pill, uno dei suoi album più ardui e, secondo i detrattori, autocompiaciuti. Ora scopro che sarà nuovamente in tour, assieme ai Crazy horse per la prima volta dopo dodici anni. Farà tappa a Roma il 26 luglio prossimo. Io ci sarò. Cosa mi aspetto? Semplice. Che faccia cagare.

La foto è stata scattata da Barbara a Verona nel 2008.

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento

  20.01.2013 | 12:23
io dico no ai no no tav
 
 

Sarà il momento storico, saranno i quarant'anni suonati, ma in questi giorni sento il bisogno di punti fermi. Ho bisogno di definire il mio centro di gravità permanente.
Io dico no alle carote cotte
Io dico no alle pizze sbruciacchiate sotto
Io dico no alle pozzanghere quando devi scendere dalla macchina
Io dico no ai Radiohead
Io dico no alle interruzioni pubblicitarie durante i film e prima dei filmini di youtube
Io dico no ai dissuasori del traffico tunisini
Io dico no al cocco, bleah
Io dico no alle sigarette accese al contrario
Io dico no agli starnuti dove esce un po' di catarro
Io dico no al nuovo batterista dei Dream theater
Io dico no ai chiodi che si piegano quando li pianti
Io dico no ai parenti che telefonano alle otto del mattino di domenica per sapere come stai
Io dico no alle tette passe
Io dico no alle buche nell'asfalto in via Traversetolo
Io dico no all'arena concerti di Rho
Io dico no al capello del cuoco nel piatto degli anolini
Io dico no al Gavanasa
Io dico no alle temperature sotto zero
Io dico no a tutti quelli che inchiodano quando il semaforo diventa arancione
Io dico no all'ultimo strappetto del rotolo di carta igienica quando ti accorgi che ormai è troppo tardi per andare a prendere un altro rotolo
Io dico no alla reunion dei Soundgarden
Io dico no alla sveglia dei Blackberry che suona sempre quando non deve
Io dico no a quelli che hanno il bigliettino ma si infilano comunque nella corsia solo Telepass
Io dico no alla birra sgasata
Io dico no ai no no tav
Se qualcuno pensa avventatamente che farei meglio a dire no, che so, all'inceneritore, o al malaffare dilagante dell'amministrazione pubblica, alla malavita organizzata, al tessuto sociale ormai lacerato dappertutto, al futuro di merda che aspetta tutti noi. Se qualcuno davvero pensa così allora farebbe meglio a guardare questo video. Potete saltare i primi 36 secondi, se lo desiderate.

La foto qui sopra è stata scattata a Reggio nell'Emilia.

Autore: ufj | Commenti 1 | Scrivi un commento

  11.01.2013 | 11:39
rivoglio i miei ricordi
 
 

Tra il 2000 e il 2001 lavorai in una fabbrica di trasformazione del pomodoro. Ero operaio semplice. Facevo i turni. Una mattina, mentre cercavo da posteggiare nel piazzale antistante lo stabilimento, sentii aprire una portiera. Nel momento in cui mi accorsi che cosa stava succedendo la ragazza era già salita e aveva chiuso la portiera. Era una prostituta di colore. Voleva che la accompagnassi a casa. Si sarebbe sdebitata in un modo facile da immaginare. Io dovevo attaccare a lavorare, ma la ragazza era tutta infreddolita e tremava. La portai a casa, rifiutai la prestazione e ritornai in fabbrica con un’ora di ritardo.
Nel 2006 scrissi un racconto che si apriva con quella scena. Nel racconto romanzai l’episodio, aggiungendo per esempio che io e la ragazza avevamo anche fatto colazione insieme.
Ora, quando scrivo un racconto generalmente lo faccio frettolosamente. Non mi dilungo a cercare le parole giuste perché ho urgenza di terminare la storia per vedere se sta su. Poi rileggo e rileggo, anche venti o trenta volte. Elimino i refusi, sistemo la sintassi. Metto a posto i tempi dei verbi: qualche volta comincio al passato remoto e finisco al presente. Difficile che accada il contrario. Spesso capita che ritocco la scenografia. Per esempio mi domando se i due fanno colazione al bancone, o in un tavolino vicino all’entrata, o in fondo al locale, oppure se è ininfluente. Sono costretto a proiettarmi nella testa il filmino della scena molte volte.
Poi magari capita che dopo qualche mese riprendo in mano il racconto. A quel punto, il ricordo dell’episodio reale del 2001 s’è sovrapposto al filmino del 2006, più recente e rivisto più volte. Alla fine faccio confusione e non ricordo più cosa è reale e cosa è inventato.
Questa cosa di attingere il materiale dai miei ricordi li sta sterminando.
Rivoglio indietro i miei ricordi. Ma come?

La foto qui sopra l’ho scattata io, vorrei tanto sapere dove.

Autore: ufj | Commenti 3 | Scrivi un commento