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  27.12.2012 | 14:45
faziosita'
 
 

Un ritaglio preso dal sito d’informazione Repubblica Parma il giorno 12 dicembre poco dopo le ore 20. Il titolo: Sigarette elettroniche, a Parma il primo ricovero.
Il primo ricovero a Parma. Il primo ricovero a Parma. Il primo ricovero a Parma. La frase mi gira nella testa. L’epidemia sta arrivando. Come accadde anni addietro per la BSE. Come accadde per l’aviaria, come accadde per l’AIDS. L’epidemia sta arrivando. Anzi, è già arrivata a Parma. Se non ci fossi già credo che correrei a chiudermi in casa. Epidemia? Ma quale epidemia? E’ scritto nel titolo. Sigarette elettroniche velenose. Faccio un sospiro di sollievo: io le sigarette elettroniche non le uso. Allora sono fuori pericolo. O basterà inalarle? Niente occhiello, leggo velocemente il catenaccio. Una donna assume una dose, un luminare condanna la pericolosità di queste sostanze, un consigliere del Movimento Cinquestelle implicato nel losco traffico. Pezzi di merda, penso. Prima ci fanno una testa così con l’inceneritore che fa male di qua e ti viene il cancro di là e poi ammazzano la gente con le sigarette elettroniche. Bravi, bravi davvero.
Poi apro l’articolo e leggo meglio. Scopro che nelle sigarette elettroniche è necessario inserire una fiala di una soluzione più o meno ricca di nicotina, scopro che la soluzione deve essere inalata tramite un atomizzatore contenuto nella sigaretta, scopro infine che la signora è finita all’ospedale perché la fiala invece di fumarla se l’è bevuta. Questo c’era scritto anche nel catenaccio, è vero, ma io non avevo colto subito per via della mia ignoranza in merito di sigarette elettroniche. Nell’articolo il primario specificava che la sostanza è velenosa, ma solo se utilizzata in modo improprio. So che non c’entra niente, ma mi viene da pensare che anche il coltello per il salame che sto usando ora per tagliare il salame potrebbe essere velenoso se utilizzato in modo improprio. Quanto al coinvolgimento del consigliere Cinquestelle posso solo ipotizzare che nel dubbio tra aprire una tabaccheria o un negozio di sigarette elettroniche, piuttosto che vendere sigarette cancerogene, gratta e vinci, videopoker e estrazioni del lotto ogni quindici minuti il consigliere abbia preferito mettersi a vendere un prodotto nuovo che, per quanto controverso, si pone come alternativa a un male indubbiamente peggiore.
Nei siti di informazione come Liberoquotidiano.it, che seguo regolarmente, il qualunquismo pecoreccio di questa destra che scambia le scoregge con l’ascella per informazione mi fa sorridere. I ragazzi sono fatti così, bisogna portare pazienza. Ma la faziosità ottusa del principale sito di informazione di aperte le virgolette sinistra chiuse le virgolette, invece, mi fa incazzare.
Chi mi conosce, conosce anche la mia simpatia per il Movimento Cinquestelle. Per questa ragione si può rilevare una certa faziosità nei rari post politici di questo blog. Ma questo è ciò che puoi aspettarti leggendo un blog del cazzo scritto da un pirla qualunque. I toni sono quelli, da blog del cazzo scritto da un pirla qualunque. E’ un gioco, no? Forse avrete la benevolenza di perdonarmi. Il fatto però che anche Repubblica.it da un po’ di tempo a questa parte si sia messa a usare toni da blog del cazzo scritto da un pirla qualunque, ecco, questo mi sembra un pochino più preoccupante. Se non ci fossi già credo che correrei a chiudermi in casa.
Due pistolotti uno dopo l'altro. Durante le feste, poi.

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento

  20.12.2012 | 14:45
il tumultuoso oceano di nesquik
 
 

la lista dei link amici qui di fianco, da qualche giorno ne contiene uno in più. qui trovate il blog di guido, di cui sono assiduo frequentatore da quasi una settimana. se non altro, posso dire di avere lasciato il primo commento in assoluto. la considerazione qui sotto è molto meno di poco di più di una risposta al suo post odierno.
no, non utilizzeremo i nostri blog per ribattere l'uno con l'altro come fanno i rapper americani nelle canzoni. o forse sì? potrebbe essere divertente. o forse no.

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Anni addietro per un po’ di tempo ho lavorato presso un’azienda di trasformazione del pomodoro. Ho iniziato come tutti gli studenti, facendo la stagione estiva. Poi però, dato che i miei studi ristagnavano ben oltre il buonsenso e la tolleranza di chi mi manteneva, mi sono visto costretto da una sorta di primitivo senso del pudore a proseguire la mia carriera in fabbrica per un anno intero, fino alla successiva stagione estiva. In quei 15 mesi da operaio semplice ebbi il piacere di incappare in una sorta di tornata elettorale per costituire un comitato interno in qualche modo legato a un sindacato molto di sinistra. I comizi si tennero in sala mensa, in concomitanza con la pausa pranzo. Il personaggio che prese più voti era un volto relativamente nuovo – non arrivava ai trent’anni – dotato di una calvizie incipiente, grossi bicipiti tatutati e una predilezione per la cocaina o per il raffreddore perenne. Era un meccanico. Il suo programma ruotava attorno a un ideale molto sinistrorso di fratellanza e armonia. Trovava profondamente ingiusto che lui, solo perché era meccanico, avesse diritto alla casacca con le maniche lunghe e gli operai semplici invece avessero diritto solo alla casacca con le maniche corte. Dopotutto l’inverno è inverno per tutti, no? Ricevette un applauso fragoroso. Qualcuno addirittura batté la forchetta contro il bicchiere. Io continuai a masticare, ma alla fine lo votai ugualmente. Fu eletto. Dopo un mese e mezzo accadde in fabbrica quello che accadeva (e forse tuttora accade) a cadenza trimestrale: il panico da scadenza contratto. Essendo tutti stagionali, gli operai trascorrevano l’ultima settimana di lavoro col ragionevole terrore di venire lasciati a casa. I meccanici no, loro avevano il contratto a tempo indeterminato.
Tutto questo per dire che, anche concedendole la buona fede, molta sinistra italiana soffre di questa leggera tendenza, come dire, di cercare di pulire la caccola nel fazzoletto mentre annega in un tumultuoso oceano di merda. O, se preferisci, di Nesquik digerito.

Autore: ufj | Commenti 1 | Scrivi un commento

  13.12.2012 | 20:18
luca cantarelli - siamo virgole
 
 

Siamo virgole, l’ultimo romanzo di Luca Cantarelli, si sviluppa attraverso quattro differenti voci narranti. I quattro protagonisti si raccontano in prima persona alternandosi, mentre convergono, più o meno consapevolmente, verso un evento delittuoso che si compie all’interno di un supermercato. Un meccanismo che, unitamente a certe anticipazioni, diciamo, suggerite, mi fa pensare, con le dovute distanze, a certa letteratura di genere. I primi che mi vengono in mente, che poi sono anche gli ultimi che ho letto, sono l’hard boiled di Ellroy e l’horror di Stephen King. Ma va detto che per tematiche e stile Luca è sicuramente distante da entrambi. Secondo me, più che lo sviluppo narrativo, originale ma fino a un certo punto, è lo sviluppo dei personaggi a incuriosire il lettore e a indurlo a non desistere dalla lettura, anche se è tardi. I quattro protagonisti si raccontano a tutto tondo. In comune hanno una opprimente insoddisfazione professionale (la parola fallimento sarebbe troppo forte e riconducibile direttamente a uno solo dei quattro), in primo luogo, e personale, in secondo luogo. Non hanno relazioni sociali o sentimentali spontanee e paritarie; si sentono professionalmente inferiori ai loro conoscenti (un amico che ha fatto carriera, una professoressa del liceo, un fidanzato-capo indeciso e pusillanime ); sono, ciascuno a suo modo, dei sognatori. Fa eccezione, ma fino a un certo punto, Rebecca, la smorfiosa, la bellona, la superficiale, capace però più degli altri di lucide analisi sociali e interiori. Rebecca vive di sogni, come gli altri tre. Solo, ne è consapevole.
Luca è emiliano. Se nasci in Emilia devi fare i conti con Guccini, Dalla, i Nomadi e Ligabue. Nel corso della presentazione di domenica scorsa ho chiesto a Luca se lui sta dalla parte di chi ruba nei supermercati o di chi li ha costruiti rubando. La risposta non ve la dico, la capirete da soli leggendo il libro. La canzone cui facevo riferimento è di De Gregori, sì, e sì, De Gregori non è emiliano. Sarà per questo che è così antipatico?
Chiudo con i doverosi ringraziamenti a Luca per avermi coinvolto nella presentazione del suo romanzo. La sera prima, alle quattro del mattino, quando sono andato a letto, gli ho tirato due o tre accidenti in vista della levataccia che mi aspettava. Ma a conti fatti sono contento della chiacchierata che abbiamo fatto in pubblico, e spero che ci siano altre occasioni.
Rebecca è il personaggio più interessante del libro. Nel culmine della scena più drammatica, di cui è involontariamente protagonista assieme agli altri tre, in quel momento i suoi pensieri vanno inspiegabilmente al suo pesce Pallino. Forse è per questo che Rebecca e che noi tutti siamo virgole? L’estratto qui sotto è il “sogno di Rebecca”. Non ho potuto leggerlo alla presentazione per questioni di tempo. E’ stato un peccato, un vero peccato. Lo pubblico qui, come sempre, senza autorizzazione dell’autore.

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Forse, e sottolineo forse, potrei aver mentito sulla mia prima volta e sul momento in cui ho capito che gli uomini pensano ad una cosa sola e che per quella farebbero di tutto, anche ciò che non si dovrebbe, fingendo quel che non sono, e che di contro le donne possono avere qualcosa in cambio, anche quando non vorrebbero, ma a quel punto, se devi farlo, capite quel che intendo, tanto vale guadagnarci sopra, giusto? E allora potrei raccontare una storia alternativa di Rebecca, magari vera come le marche delle borsette che i vucumprà ti rifilano in riva al mare o sotto i portici di città prestando attenzione all’arrivo dei vigili, o magari vera per davvero, non sia mai, una storia in cui Rebecca è bambina e in cui uno zio, metti il fratello di tuo padre, si offre di badare a te, qualche
volta, quando c’è bisogno, e ti mostra dei regali, tutti luccicanti di pietre che brillano o pieni di rumori che suonano, ti dice che sono tuoi, sono tutti per te se li vuoi, per niente, anzi no, ci sarebbe una cosuccia, tanto per ridere, gli piacerebbe sbirciare sotto la gonnellina a balze, una specie di scherzo, e “ti dispiace se tocco un po’ qui e un po’ là”, sempre per gioco, tanto per passare il tempo, e il gioco diviene un’abitudine che ti infastidisce, nonostante i regali, che ti fa tremare all’idea e ti procura il mal di pancia, ma non sai come dirlo, non sai a chi dirlo, perché mamma e papà sostengono che tu racconti tante bugie, monella, e poi come si dicono certe cose che ti vergogni solo a pensarle e finisce che ti sgridano di brutto perché é tutta colpa tua, e quando a tavola i tuoi genitori ti annunciano che domani stai con lo zio, “sei contenta vero, ti diverti con lo zio, vero?” il tuo cuore inizia a salire di ritmo, fiori di ghiaccio germogliano sulla pelle e scivolano via, e la notte non dormi, riposi sempre poco da qualche mese a questa parte mentre in precedenza dormivi profondamente, senza neppure la coscienza del tuo riposo, basta che lo nominino, pensa a sentirne i passi che salgono i gradini, la destra che scorre sul corrimano e il dito che pigia il campanello, din
don, “chi è?”, “sono io”, “corri tesoro che c’è lo zio”, baci baci, anzi tre baci perché due portano male, “grazie per essere venuto”, “per me è un piacere occuparmi di Rebecca, le ho portato anche un pensierino”, “ma così tu la vizi”, “è una sciocchezzuola”, “però la vizi lo stesso”, “è tanto carina”, e quando siete soli, tu e lo zio carissimo, lui propone un gioco nuovo, invertendo le parti, e adesso è la tua volta di sbirciare dentro i suoi slip e toccare e via discorrendo, “non così però, devi metterci impegno” dice.

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  05.12.2012 | 17:11
il pirata
 
 

Ieri sera stavo navigando su internet alla ricerca di qualcosa che ravvivasse un po’ il mio rapporto con Sara. Ho trovato un sito di pratiche sessuali bizzarre e ce n’era una in particolare che mi piaceva. La pratica si chiama Il pirata e consiste in questo: “Il maschio eiacula in un occhio della propria partner e sferra un calcio nello stinco opposto all'occhio. La partner di riflesso si porterà il palmo della mano sull'occhio accecato e saltellerà sulla gamba non ferita gridando "argh!". Ecco il nostro simpatico pirata”.
L’ho memorizzata bene e poi sono corso di sopra per metterla in pratica.
Sara dormiva.
Peccato.

Il sito che parlava di codeste pratiche è qui. Se qualcuno vuole mandare una foto in cui mette in atto uno di questi giochetti sarò lieto di metterla al posto della piratessa qui sopra.

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