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  29.11.2012 | 10:51
statistiche e autismo
 
 

La mia recensione del concerto dei Calexico dello scorso 14 novembre è online qui. La foto, invece, ritrae WR2, WR3 e WR5 al termine del concerto di Bruce Springsteen lo scorso 10 giugno a Firenze. Una splendida giornata di inizio estate. Nel momento dello scatto Springsteen aveva appena terminato di suonare l'ultimo bis, Who'll stop the rain.
Tornando ai Calexico, qui sotto uno scambio di mail tra il sottoscritto e WR6 all'indomani del concerto.

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WR2

Quello dei Calexico è stato il mio 344-esimo concerto. Naturalmente senza contare i gruppetti che in sottofondo quando vai a una festa della birra per motivi differenti dal vedere un concerto. Secondo i miei calcoli l’anno che ho visto più concerti è il 2011 (31 concerti) seguito dal 2008 (28 concerti). Il famigerato 2001, quello in cui d’estate vedemmo praticamente di tutto, è soltanto decimo a quota 13.

I concerti si sono svolti in 128 posti dfferenti. Ecco la classifica dei più frequentati
Forum – Assago: 17
Alcatraz – Milano: 14
Estragon – Bologna: 12
Palaraschi – Parma: 12
Arena – Verona: 11

E, per province
Milano: 81
Parma: 53
Reggio Emilia: 46
Bologna: 35
Modena: 18

Il mio compagno di concerti più assiduo è Sara. Il mio compagno storico, il Maffo, e solo quinto. Tu sei fuori classifica, 12-esima, a quota 11 concerti.
Sara: 161
Barbara: 71
Maino: 68
Simone: 67
Maffo: 36
Gualandri: 30
French: 20
Mino: 18
Valentina (Maino): 17
Sabrina (Luca): 14

La band che ho visto più volte in assoluto sono i Motorpsyho
Motorpsycho: 7
Anathema: 6
Francesco Guccini: 6
Franco Battiato: 6
Deep purple: 5
Jethro tull: 5
Litfiba: 5
Tre allegri ragazzi morti: 5
Neil Young: 5

E’ accaduto tre volte nella storia che andassi per ben cinque volte nello stesso anno nello stesso posto:
2004 – 5 volte al Calamita
2008 – 5 volte all’Alcatraz
2011 – 5 volte in piazza Castello a Vigevano

Certe riunioni sono davvero micidiali, puoi credermi.

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WR6

Questi però sono i primi segnali del'autismo...

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WR2

Forse, ma non hai idea di che riunioni si fanno certe volte…

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WR6

Tesoro, ti ricordo che ho fatto l'assessore per 5 anni.

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WR2

E allora sentiamo... come sopravvivevi tu là dentro?

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WR6

E' stato terribile. Gli smartphone non esistevano ancora, quindi si lavorava di carta e penna. Quante volte ho sognato di avere una settimana enigmistica per affrontare il dilemma di certi voti in consiglio comunale... Tipo la fusione del consorzio irriguo del mio comune con quello del comune adiacente. Alla Susi le sarebbero venuti i capelli dritti. Per fortuna ogni tanto i consiglieri della lega portavano le loro igeniste dentali. Peccato non aver avuto anche il rappresentante di Grillo, chissá come sarebbero venute bene le parole crociate senza schema...

Autore: ufj | Commenti 5 | Scrivi un commento

  26.11.2012 | 22:07
''f'' for fake
 
 

se conoscete gualandri probabilmente sapete di cosa sto parlando. se non lo conoscete peggio per voi perché non ve ne parlerò. vi basti sapere che la sua personale "f for fake" sarà allestita al rosebud di reggio emilia a partire dal 7 dicembre e durerà un mesetto circa. andate al rosebud, guardate i poster di gualandri, leggete le sinossi. questi film sono più reali di nanni moretti, potete credermi. qui sopra c'è uno dei magnifici diciassette, sotto la (meno magnifica) sinossi che ho scritto per il film. se vi piacciono chiedete pure, ne abbiamo altre sedici pronte per voi.

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Il nuovo film di Fresno Bob racconta le vicende di un regista di scarso talento (Jerry Mamola nei panni di Fresno Bob) intento a girare un film sul mondo del cinema interpretato da un attore caduto in disgrazia (James Spezzafuoco nei panni di Jerry Mamola) e prodotto da un malavitoso redento dedito alla munificenza (interpretato dallo stesso Fresno Bob). Impantanata nel metamarasma narcisistico-referenziale non emerge la scialba interpretazione del giovane attore afro-coreano Lee Tuttobene decisamente fuori fuoco nei panni di se stesso. Se questa sera non avete voglia di andare al cinema e preferite starvene a casa, la buona ragione auspicata dal titolo del film è il film medesimo.

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento

  19.11.2012 | 16:55
quella cosa
 
 

Lo scorso weekend ero in quella città, quella molto grande con un sacco di monumenti, sporca, sbruffona, inquinata, soffocata dal traffico e dal malaffare, quella città che una volta era la capitale del mondo mentre oggi è popolata da gente che trascorre le giornate a spennare turisti esclamando “anvedi quello”, ero là a fare quella cosa che si fa sempre prima di un matrimonio e che non è un sacramento, ero là con un certo numero di amici che vengono da quella città emiliana con la Bonissima, il Dòm e la Ghirlandina, quella stessa città che ha quella squadra di calcio che una volta era anche abbastanza forte ma adesso fa un po’ cagare, quella squadra che negli anni sessanta aveva come inno una canzone scritta apposta da Francesco Guccini che parlava di un canarino, e ci siamo andati col treno, che non era un treno vero e proprio delle Ferrovie dello Stato, ma sembrava più una navetta spaziale della Federazione dei Pianeti e faceva lo stesso rumore dell’Enterprise quando entra nella Velocità Curvatura e le porte scorrevoli facevano lo stesso sguish delle porte scorrevoli che si aprivano quando passava il capitano Kirk e questo treno aveva dei tavolini e a un certo punto qualcuno ha pensato “ora ci pianto la faccia, sul tavolino, e dormo fino a destinazione” ma non aveva fatto i conti con l’oste, quel qualcuno, perché l’oste c’era veramente, su quel treno, in quella carrozza, e a un certo punto del viaggio che coincideva più o meno con la prima periferia di quella città emiliana famosa per essere da sempre un covo di comunisti chic ma che recentemente è stata amministrata da una giunta di centrodestra e poi commissariata proprio come l’altra città emiliana, quella dove hanno il prosciutto buono e dove attualmente risiede l’autore di questa spiritosaggine, a un certo punto del viaggio questo oste ha estratto tre bottiglie di quel vino rosso frizzante che si produce in grande quantità in quella zona dell’Emilia compresa tra la città commissariata, la città con la ghirlandina e l’inno di Guccini e l’altra città commissariata, e poi ha estratto delle schiacciatine e delle merendine e mentre tutti dicevano cose del tipo “ma che stronzata è bere del vino alle 9:30 del mattino”, mentre dicevano così si versavano il vino e mangiavano la schiacciatina e mentre dicevano “ma che stronzata è bere del vino alle 9:30 del mattino” in realtà lo dicevano macchiandosi la maglietta di vino e sputacchiando le briciole masticate, poi un tizio che doveva essere in combutta con l’oste ha estratto una bottiglia di liquore, quello famoso con l’uovo, quello che ha un nome palindromico, e qualcun altro ha ideato una specie di quiz dove il festeggiato, se sbagliava a rispondere alle domande che gli venivano poste, doveva bere un goccetto di quel liquore lì, quello con l’uovo che si usa bere al termine di una giornata sciistica, e il festeggiato beveva, beveva, e intanto rispondeva alle domande, e a un certo punto era completamente sbronzo e a una domanda il cui senso era pressappoco “qual è il significato dell’universo?” lui ha risposto prontamente: “centodue” e a quel punto nella carrozza tutti si sono zittiti, e per un po’ si sono sentiti solo dei bisbiglii e un rumore come di gente che si gratta la testa, e alla fine qualcuno ha detto a voce alta che la risposta era corretta e nel frattempo eravamo già arrivati alla stazione di quella città famosa nel mondo per aver dato i natali ai Litfiba e così il treno ha rallentato e io mi sono buttato fuori dal finestrino e ho cominciato a correre come inseguito da un’orda di klingoniani omosessuali e ho comperato altre tre bottiglie di vino saltando la coda alla cassa e risalendo sul treno che stava per ripartire sempre attraverso il finestrino e il gioco è ricominciato e poi quando siamo arrivati in città, quella che dicevo all’inizio, quella con tutti i monumenti, abbiamo travestito il festeggiato come se fosse un imperatore di quella città e poi abbiamo raggiunto lo stadio e assistito a una partita di rugby tra l’Italia e quella squadra tutta vestita di nero che non è la nazionale degli arbitri e mentre guardavamo la partita abbiamo bevuto esattamente centodue birre e così conciati siamo andati a ballare in un posto lì vicino che si chiama terzo tempo e alla fine considerando che avevo pisciato nove volte in tutto ero convinto che fossero le tre del mattino ma invece erano soltanto le otto e mezza, e forse era per via della birra ma avevo la sensazione che il tempo scorresse come una pallina in un flipper, e il mondo mi sembrava di vederlo attraverso il vetro di un acquario, tanto che di quei momenti, così come del ristorante, della scarpinata sotto la pioggerella, della corsa in taxi per raggiungere i paraggi di quel monumento che somiglia all’Arena di Verona ma che in realtà non è situato in quella città scaligera di cui non ricordo il nome, poi del locale notturno e di tutto ciò che è successo là dentro conservo una memoria lacunosa ancorché molto vivida, e così pure del giorno successivo, del pranzo, della passeggiata in giro per la città piena di monumenti e del ritorno con quel treno che somigliava a quello che avevamo preso all’andata e a questo punto credo sia il caso di venire al sodo, cioè ai ringraziamenti a tutti i miei compagni di viaggio, ché ci sono stato bene con loro, molto bene, a cominciare dal festeggiato, e poi l’oste, quello senza il quale nessuno avrebbe dovuto fare i conti, e poi vorrei ringraziare il suo aiutante, quello che si lamentava continuamente del caldo e suonava continuamente il campanellino della reception senza accorgersi che la ragazza della reception gliel’avrebbe ficcato su per il culo volentieri, il campanellino della reception, e poi quelli in camera con me, a cominciare da quello che nel cuore della notte, che poi era mattino inoltrato, ha gesticolato e per tutta risposta io gli urlato che non sentivo un cazzo perché avevo i tappi nelle orecchie ma intanto urlando ho svegliato anche l’altro compagno di stanza, quello che aveva messo la sveglia alle 7:15 per motivi molto poco chiari ma difficilmente diversi dalla volontà esplicita di venire pigliato a ciabattate, e poi volevo ringraziare quello che viene dal profondo sud e vorrebbe tanto andare a visitare il profondo nord per vedere se anche la ‘nduja è buona come giù, quello che vorrebbe andare a fare il macchinista sulla trombonave che va da Stoccolma a Helsinki, quello che vorrebbe scrivere un libro intitolato “101 buoni motivi da raccontare a tua moglie”, quello che si è addormentato dopo l’antipasto e si è svegliato giusto in tempo per pagare i 40 euro del ristorante, quello che dopo dieci minuti era già talmente sbronzo che dovevi andare in giro tenendolo per mano come farebbe un padre col figlio o un gay closet case con il nuovo amichetto, quello che di professione riduce le molecole di gasolio in molecole di gasolio più corte e poi allunga tutto con acqua, lime e una spruzzata di seltz, quello che ha inaugurato il treno che non era esattamente delle Ferrovie dello Stato annaffiando se stesso e il treno medesimo di prosecco, quello che ha cercato di darmi uno schiaffo mentre ero affacciato al finestrino della stazione di quella città con la ghirlandina e l’inno di Guccini ecc. ecc. e mentre ci provava si è fracassato il coccige, quello che è originario della stessa città degli altri però vive nella città di fianco, quella dove hanno inventato il tricolore e la parola dimondi, vorrei ringraziarli tutti, insomma, e dire che sono stato molto bene con loro lo scorso weekend a fare quella cosa che, ora come ora, non ricordo più cos’era.

Autore: ufj | Commenti 6 | Scrivi un commento

  13.11.2012 | 09:17
alice nella brughiera
 
 

lo scorso 25 ottobre, a castelleone, in un locale che si chiama alice nella città, è andata in scena una performance di letture, musica e danza. in questo articolo trovate le mie sensazioni di quella serata. qui sotto, invece, incollo senza autorizzazione una mail che ho ricevuto da uno degli autori.

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Com'è andata, dici? Non male, ho fatto un casché ma mi ero dimenticato che non c'era nessuno a reggermi e così tutti sono andati a pagina 7 de "Il riso", dove si spiegano i meccanismi che muovono al riso, e quelli più svegli hanno riso quasi subito.
C'erano così poche persone che noi autori, che eravamo più numerosi degli spettatori, a un certo punto ci siamo confusi e siamo andati a sedere fra il pubblico.
Alla fine ci hanno chiesto perché facciamo tutto questo.
Per promuovere l'arte e gli artisti, abbiamo detto.
Hanno aggiunto: no, visto che è perfettamente inutile, perché fate tutto questo?
Allora noi abbiamo risposto beh ora dobbiamo andare perché è tardi.
Ed effettivamente lo era, anche se sembrava solo una scusa.
E poi ieri sera abbiamo imparato da French una cosa fondamentale: che racconto è diminutivo di romanzo. Mi sembra una definizione stepitosa, e bisognerebbe inserirla nell'enciclopedia Treccani.

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento

  07.11.2012 | 00:10
chiasmo
 
 

ieri mentre rispondevo a una mail di un amico ho scritto una poesia di cui vado molto orgoglioso. è quattro volte più corta della più corta poesia di ungaretti. s'intitola chiasmo. eccola qui.

chiasmo
orgavare

la foto è stata scattata da sara a urbino.

Autore: ufj | Commenti 2 | Scrivi un commento