blog.tapirulan.it
 
  28.09.2012 | 10:53
passeggiando tra le particelle dei nostri atomi
 
 

Qui l'articolo di WR2 e WR6 sull'ottava tappa del Wacky race. Il gioco nel testo, se volete farlo, si spiega da sé. Gli oggetti nascosti sono 19 + il titolo. La soluzione è qui sotto. Più sotto, invece, il testo originale di WR6 prima che WR2 si divertisse a strapazzarlo.
L'illustrazione, come sempre geniale, è di WR1.

----------------------

"Passeggiando tra le particelle dei nostri atomi" - Clamori
"Ascoltavamo ieri sera un cantante, uno dei tanti, e avevamo gli occhi gonfi di stupore" – Strani giorni
"Che ci condusse in fretta alle porte di Sirio" – Via lattea
"Ciuffi d’isotopi in mano" – Clamori
"Le trombe del giudizio suoneranno per tutti quelli che credono in quello che fanno" – La torre
"Moltitudine, moltitudine, mamma mia che festa" – L’esodo
"Intessendo i suoi pezzi più struggenti come trame di un canto" – La cura
"Suburbani e amminoacidi" – Shock in my town
"Non sopporta i cori russi, la musica finto-rock, la new-wave italiana e il free jazz-punk inglese" – Centro di gravità permanente
"Sulle spine dorsali come dervisci tourneurs" – Voglio vederti danzare
"E per un istante a WR2 ritorna la voglia di vivere a un’altra velocità" – I treni di Tozeur
"Provinciali dell’Orsa minore vestiti di grigio chiaro (per non disperdersi)" – Via lattea
"La musica contemporanea li butta giù" – Up patriots to arms
"Sul palco sventola bandiera bianca" – Bandiera bianca
"Corriamo nei campi del Tennessee alla ricerca dell’automezzo, sospinti da correnti gravitazionali" – La cura
"Seguono certe rotte in diagonale" – Via lattea
"Traiettorie impercettibili codici di geometria esistenziale" – Gli uccelli
"I viaggiatori anomali in questi territori mistici" – No time no space
"Shock addizionale shock addizionale" – Shock in my town
"Sogni che attraversano il mare" – La cura

----------------------

Una piccola delegazione di WR parte alla volta del concerto di Battiato in provincia di Padova.
La pur ridotta delegazione è attraversata da correnti dissidenti e malumori intestini, tanto che due WR su 4 sono stati sottoposti a svariate torture e minacce di privazioni inenarrabili prima di essere caricati a forza sulla vettura in partenza per la pittoresca Piazzola sul Brenta.
Mai ritrosia fu più premonitrice di quella di WR1, preoccupato dalla presenza contemporanea della sua persona e di quella del cantautore catanese nella terra che dette i natali a Flavio Tosi e Sant'Antonio.
Quando poi il primo paese che incontri fuori dall'autostrada si chiama Mancamento non ti puoi poprio aspettare nulla di buono.
Lo spettacolo del mitico Francone si svolge in un'atmosfera irreale, i suoni sono caldi, suadenti, evocano luoghi assolati e solitari, fuori o dentro di noi. Accompagnato dall'orchestra Arturo Toscanini, vanto tutto Emiliano, si esibisce nei suoi pezzi più struggenti per la prima ora di concerto. Poi, galvanizzato dal liquido azzurro che sorseggia nelle pause (forse un angelo azzurro, forse un gatorade gusto puffo) si lancia nelle hit da grande pubblico, Shoking my town, La Cura, Tra sesso e castità, Up patriots, per poi attirare verso il palco fiotte di spettatori estasiati che travolgendo transenne, sedie, buttafuori, idolatrano un Battiato animale-da-palcoscenico mentre le note di Voglio vederti danzare accendono balli scatenati.
Qui dobbiamo dire di aver notato le prime avvisaglie della perdita di WR1, che spiazzato dal sorprendente scatto felino di WR2, non riesce a seguirlo e rimane indietro per godersi il concerto da una posizione più defilata, scambiando guardi d'intesa col buttafuori.
Il finale è un turbinio di grandi classici e di pezzi scritti l'altro ieri (come dite? Povera patria è del 1991? Inneres Auge è del 2009?) per finire con Cuccurucucù, dopo aver liquidato l'orchestra che per loro era troppo tardi e stavano già cominciando a distrarsi fotografando il pubblico con l'ipad.
Torniamo al parcheggio tutti sudati e felici, anche i dissidenti, che già s'immaginavano di correre felici nei campi del Tennessee trasportati da correnti gravitazionali, e riprendiamo la volta di casa.
Se questo blog fosse davvero multimediale in questo momento dovremmo sentire le tipiche note da film horror: due coppie in macchina lungo le stradine di una campagna buia e tenebrosa, lampioni fiochi se non inesistenti, paesi fantasma, benzinai col superego...e ad un tratto, dopo aver percorso 10 km, si ritrovano al punto di partenza, come se una forza oscura li trattenesse in questa terra tanto artistica quanto stronza. E qui, invece di trovare il Mancamento-paese trovano il mancamento-di-WR1. Panico. Non è previsto dal regolamento che un WR possa svenire sul ciglio della strada. Infatti i WR rimasti cercano di accordarsi sul rituale del primo soccorso, dividendosi fra alzatori di gambe e sollevatori di testa, poi per fortuna WR1 si riprende da solo e il viaggio può proseguire. Solo una sosta ad un autogrill di scambisti, del quale non riveleremo l'ubicazione perchè ce lo vogliamo tenere tutto per noi, e poi via verso casa, come idrogeni nel mare.

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento

  17.09.2012 | 19:03
tutti matti per colorno 2012
 
 

anche quest'anno sono andato a colorno al festival del circo di strada. daisy mi ha chiesto una recensione della prima serata, da pubblicare da qualche parte online. volevo linkarla, ma online non la trovo. forse non è piaciuta alla redazione. è piaciuta invece a david dimitri, ciò che mi rende oltremodo orgoglioso. la foto, di daisy, raffigura david nella parte finale del suo show.

----------------------

La quinta edizione della Festa Internazionale di Circo e Teatro di Strada Tutti Matti per Colorno organizzata dall’associazione Teatro necessario in collaborazione con il Comune di Colorno si apre sotto auspici metereologici incerti. Sono le ultime ore del pomeriggio di venerdì 31 agosto, e una pioggerella leggera spazza via gli ultimi scampoli di estate e, al contempo, scoraggia gli spettatori più timorosi. E’ il momento dei Giullari del diavolo, indiavolata congrega di saltimbanchi medievali, della compagnia Ca’ luogo d’arte, che quest’anno triplica la proposta artistica mettendo in scena tre spettacoli differenti. Risuonano nell’aria le note eccentriche e molto british del quartetto Classycool.
“La performance in strada è la più diretta tra le forme di espressione artistica”, spiega un’organizzatrice. “Niente palcoscenico, niente platea, nessuna transenna. L’artista e il suo pubblico sono allo stesso livello e condividono il medesimo palco; si studiano, interagiscono fino a diventare un’unica entità”.
Scende la sera. Il pubblico si raduna nello Spazio circo, da due anni il vero e proprio cuore pulsante della manifestazione. C’è il ristorante, che stasera propone un menù tematico dal fantasioso nome Tutti matti per il mare (ma domani e domenica sarà la volta, rispettivamente, di Spiedone lo sbirro e Pasta e basta). C’è il bar, aperto fino a ora tarda; c’è l’installazione Subtropicana degli olandesi De stijle vant, un’esperienza sensoriale davvero sorprendente; c’è il cinema più piccolo del mondo, allestito, pensate, all’interno di un’auto d’epoca marca Alfa Romeo. Ma soprattutto c’è lo chapiteau, quello che ospiterà David Dimitri, l’attrazione principale del festival.
Con il suo nuovo spettacolo, L’homme cirque, David Dimitri ha cambiato una volta per tutte il concetto di circo, proponendo un intero spettacolo circense eseguito da una sola persona: lui medesimo. Dopo aver calcato i più prestigiosi palcoscenici del mondo, come il Cirque du Soleil e Metropolitan Opera di New York, il Signore del filo (la definizione è del New York Times) ha ideato uno spettacolo che allarga l’orizzonte narrativo tradizionale del circo. In scena c’è proprio lui, l’artista, con il suo bagaglio di sogni, di tic, di ossessioni. Ecco quindi la solenne ma esilarante vestizione dell’acrobata. Ecco la frenesia ridanciana del circo, lo spettacolo che deve continuare a tutti i costi, stigmatizzato da un tapis-roulant sempre più veloce e dispettoso. Ed ecco in scena gli animali del circo, rappresentati qui da un unico, donchisciottesco, disobbediente cavallo di legno. Nelle mirabolanti acrobazie funamboliche la fantasia corre nel tempo, indietro, fino alle origini stesse del circo. Si giunge al momento più struggente, quello dell’uomo cannone, l’uomo solo che vola alto nel cielo con l’ambizione di guardare negli occhi Dio, anche solo per un istante. Dimitri racconta l’uomo cannone attraverso la poesia del suo gesto, grazie a una messa in scena surreale che strizza l’occhio a certe invenzioni di Méliès. L’esibizione volge al termine. L’acrobata è solo coi suoi pensieri, lontano dal pubblico, in alto, sempre più in alto, fuori dalla gravità, fuori dal tempo, persino fuori dal tendone, e noi, tutto il pubblico, lì fuori con lui, minuscoli puntolini, il naso all’insù, mentre una sagoma sempre più piccola si staglia contro un cielo che stasera sembra avere lo spessore dell’infinito.
La serata proseguirà fino a notte fonda con la musica e i balli degli scatenati Fiftyniners. Per tutti l’appuntamento si rinnova quest’oggi alle 17.30 con la seconda giornata del Festival Internazionale di Circo e Teatro di Strada Tutti Matti per Colorno.

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento

  05.09.2012 | 09:35
io ci sto bene con sara
 
 

ieri sera sono arrivato a casa e sara stava trafficando con l'aspirapolvere. mi ha detto di mettermi lì e non muovermi che ora doveva passare lo straccio. allora mi sono messo lì e mentre le brontolava perché non faccio mai niente per aiutarla io ho scritto questo raccontino senza pretese.

----------------------

Io ci sto bene con Sara.
Ci sto bene sempre, anche quando sto sparecchiando e intanto mi dice che io non sparecchio mai, quando sto lavando i piatti e lei intanto mi dice che io non mi occupo mai dei piatti. Ci sto bene quando mi elenca i suoi problemi e alla fine conclude dicendo che io non la sto mai ad ascoltare e poi mentre ripeto l’elenco dei problemi e annuisco mi dice che io annuisco sempre ma non ascolto mai niente e sono solo capace di annuire e picchiettare sui tasti del computer proprio come sto facendo ora che chissà cosa mai ci sarà da scrivere, ecco.
Ci sto bene quando mi dice che sono pigro e invece dovrei essere più reattivo, ci sto bene quando mi dice che sono troppo agitato e sarebbe il caso di calmarsi un po’, ci sto bene quando mi dice che sono troppo pigro e anche troppo agitato, che dovrei essere un po’ più a metà tra la pigrizia e l’agitazione. Quando dice che vado a letto troppo tardi la sera, quando brontola che la sveglio troppo presto al mattino, quando si arrabbia perché non le piacciono i pelandroni che fanno il pisolino tutti i sabati, quando s’infuria perché la disturbo mentre sta schiacciando il pisolino rituale del sabato.
Ci sto bene quando mi dice che stasera alle faccende di casa ci devo pensare io che lei deve riordinare, e poi comincia ad andare avanti e indietro per la casa spostando degli oggetti da qui a lì, e poi da lì a qui e infine di nuovo da qui a lì e dopo un po’ mentre non la vedo si siede in un angolo del tavolo e si mette a riordinare la sua collezione di bustine di zucchero.
Ci sto bene persino quando mangia la cipolla e poi fa delle scoregge che spaventerebbero un grizzly e poi dice “Insomma, Alberto!” a voce alta così i vicini pensano che ho scoreggiato io invece che lei. Ci sto bene perché poi io racconto questa cosa ai nostri amici e lei si arrabbia e diventa tutta rossa e dice che queste cose non si dicono e io annuisco e intanto penso che un giorno o l’altro la frego e invece di dirla questa cosa la scrivo in un racconto. Ci sto bene perché quando si arrabbia e diventa rossa Sara diventa anche più sexy e io la guardo e immagino delle cose che farò dopo con lei quando torniamo a casa ma poi quando torniamo a casa non faccio mai niente perché le cose che ho pensato lei non le vuole fare quando è arrabbiata.
Ci sto bene con Sara, e il momento che preferisco è d’inverno, la sera, quando rientro dall’ufficio, e mentre faccio il giro dell’isolato con la macchina, in mezzo alla nebbia o sotto la pioggia, a un certo punto sollevo lo sguardo oltre le piante e vedo attraverso la finestra del soggiorno che la luce è accesa e mentre parcheggio la macchina penso adesso parcheggio la macchina e poi salgo le scale apro la porta entro in casa e in casa c’è Sara che mi aspetta e mentre la pioggia mi annaffia e la nebbia mi inzuppa e mentre penso che Sara è là che mi aspetta sento dentro una sensazione che non riesco a descrivere ma è più o meno come se tutto il mondo fosse diventato un cubetto di ghiaccio e lì, dietro la porta, ci fosse un piccolo focherello acceso soltanto per me.

Autore: ufj | Commenti 1 | Scrivi un commento