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  20.10.2011 | 13:14
si sta come d'autunno
 
 

Campi elettromagnetici era il più insulso dei ventinove insulsi esami che ho sostenuto all’università. Per non deprimermi troppo avevo deciso di fare una full immersion. Mi ero dato tre settimane per prepararlo, non un giorno di più. E poi via. Quello che prendevo prendevo. Il problema è che ogni ora di studio durava più o meno diciotto mesi.
Per stare lontano dalle distrazioni decisi di andare a studiare a casa dei miei amici. Là non c’erano TV, computer, fumetti, film.
Un pomeriggio sono lì che smadonno da tre ore su questo stramaledetto sesto teorema di chissacheccazzo e intanto fumo continuamente delle Gauloises.
Entra Emanuele: “Che cosa studi?”
“Che cosa vuoi che studi? Campi”.
“Ah, campi?”
“Sì, campi. Sono diciannove giorni che non faccio altro che studiare campi”.
“Ah, è vero. Senti, vuoi che ti presti i miei appunti?”
“No, grazie, ormai ho studiato sul libro”.
“Ma i miei appunti sono scritti bene”.
“Sì, lo so che i tuoi appunti sono scritti bene, ma io ormai ho studiato tutto sul libro”.
“Però magari se dai un’occhiata puoi integrare coi miei appunti”.
“Lele, per favore, non ho tempo, dai. Fra due giorni ci ho sto stramaledetto esame e non ho intenzione di integrare un bel niente. L’unica cosa che farò da qui a due giorni sarà riversare nel mio cervello il maggior numero possibile di pagine di questo stramaledetto libro coll’unico scopo di strappare un diciotto e dimenticare il tutto non più tardi della sera stessa. Sono stato chiaro? Adesso lasciami studiare che già non ne ho voglia”.
“Però se ti do i miei appunti magari…”
“ECCHEPPALLE!” Sbuffai. “Va bene, se prendo i tuoi appunti poi mi lasci in pace?”
“Hai la mia parola”.
Chiusi il libro e spensi la sigaretta. Emanuele mi condusse in camera sua.
Si fermò al centro della stanza. Mi fermai anch’io lì vicino. Ci guardammo.
“E quindi?”
“Sono lì”. E indicò un’anta dell’armadio.
“E quindi?”
“E quindi prendili”.
“Li prendo io?”
“Li prendi tu”.
Afferrai la maniglia e aprii l’anta. Dentro l’armadio c’era il Dede nudo che sventolava l’uccello.
I due si misero a ridere fino alle lacrime.
Questi sono gli amici a casa dei quali andavo a studiare per stare lontano dalle distrazioni.

Sono anche gli amici senza i quali non avrei mai terminato l’università.

Qualche giorno fa uno di loro mi manda una mail intitolata "poesia". Mi scrive che vuole proprio vedere se la metto su Tapirulan.
Lo accontento subito. La poesia dice:
Si sta come d’autunno
Tra le chiappe un riccio di castagna
Sono le parole con le quali mi va quest'oggi di salutare Emanuele, Sandro e il Dede.
Che l'autunno sia con voi.

Nella foto sotto, del 2011 ci siamo tutti e quattro. In quella sopra, del 1998, solo due su quattro. Ma chi? Uno dei due è facile da riconoscere. L’altro un po’ meno…

Autore: ufj | Commenti 1 | Scrivi un commento

  18.10.2011 | 12:02
matteo bosi - note di viaggio
 
 

Matteo è un tipo strano.
Di lui so che da ragazzo ascoltava musica classica. Poi ha scoperto l’heavy metal. Immagino che questa cosa abbia generato nel suo cervello adolescente ancora più confusione di quella che normalmente risiede all’interno di un normale cervello adolescente.
In realtà – ma questa è una divagazione – tra metal e musica classica le similitudini sono parecchie. A cominciare dalla devozione degli appassionati. Pensate all’ultimo movimento del Nuovo mondo di Dvorak e confrontatelo con Stargazer dei Rainbow. Sì, posso già sentire i vostri commenti: “Solo l’ignoranza più abissale unita a ottusa incompetenza può portare a definire Dvorak un compositore classico” e “Porco*io fratello Stargazer non è metal proprio per un cazzo”.
Ma torniamo al Nostro.
L’epifania avviene con Legendary tales. Le orchestrazioni dei Rhapsody e il chitarrismo luminescente di Luca Turilli annodano finalmente tutti i fili scoperti all’interno del cervello di Matteo.
E mi ricordo quella volta al Dulcamara, quando un amico di poco tatto gli disse “Ma dài, i Rhapsody sono degli zappatori”. Ricordo che Matteo non disse nulla. Si limitò a impallidire.
Tutto questo accadeva tempo addietro, e i gusti musicali di Matteo, per ciò che posso interpretare dalla musica che compone, sono cambiati parecchio. I furori sovente pacchiani del metal epico hanno lasciato il posto a un interesse per la musica a trecentosessanta gradi, e si sente.
Ammassati nei venticinque minuti dell’album, i grandi chitarristi ci sono tutti. A cominciare dalla devozione per John Petrucci (l’intro, ma anche il resto di Aspettando le stelle) per terminare giocherellando col blues di Eric Clapton e soci (il finale di Sotto la neve). L’approccio compositivo (ma non le sonorità, beninteso) di ispirazione progressive proviene dall’ascolto attento di nomi come Steve Hackett e Steve Howe (ma, direi, non Robert Fripp né Greg Lake. Mi sbaglio?) e da una forse eccessiva indulgenza nei confronti di gente come Mike Oldfield (tutta 20 agosto).
Pregevole l’artwork (brava Costanza) ma perché usare quel font tremendo per i titoli dei brani?
Tre stelline su cinque. Le stesse che darei a A dramatic turn of events, se solo avessi voglia e tempo di recensirlo.

Se vi interessa, questo è il suo sito. E qui c'è l'album.

Autore: ufj | Commenti 1 | Scrivi un commento

  09.10.2011 | 12:19
parliamo di tette
 
 

Dico una stronzata delle mie e subito mi viene lo scrupolo di controllare su Wikipedia se ho ragione. Vado nel sito. Dapprincipio non capisco. Poi leggo meglio: la Wikipedia italiana è oscurata (qui il comunicato di Wikipedia del 4 ottobre). Il parlamento in questi giorni sta cercando di approvare una legge bavaglio palesemente e smaccatamente contraria ai diritti fondamentali dell’uomo e a qualunque buon senso. Una volta approvata, renderebbe di fatto impossibile la sopravvivenza di qualunque organo di informazione online, e non solo. Do una letta al testo di legge ma non è che si capisca tanto. Due cose mi rimangono impresse: la pena fino a sette anni di reclusione per chi pubblica stralci di intercettazioni telefoniche provenienti da atti processuali (e per questo già pubbliche per definizione) giudicate “irrilevanti”. Sette anni di carcere. E chi giudicherebbe l’irrilevanza? Forse l’imputato? E poi: chiunque si ritenga per qualche ragione diffamato da un organo di informazione ha il diritto chiedere una adeguata rettifica entro 48 ore. Come dire che se io scrivo in questo blog che una tizia secondo me ha una bella scollatura e questa tizia invece ritiene di avere delle tette orribili, allora se io non voglio finire in galera devo rettificare entro quarantott’ore e scrivere che secondo me la tizia ha delle tette orribili. “Adeguata” significa che io devo utilizzare un font che sia almeno delle stesse dimensioni del font che ho usato per scrivere che la tizia ha delle belle tette.
Già. Parliamo di tette, che è meglio.
Vado su Repubblica.it per saperne di più su questa nordcoreanata e trovo in un angolo un rettangolino con una foto di una tizia decisamente in forma. L’articolo dice che la procace Cinthia Fernandez, durante una trasmissione televisiva argentina di sport, ha scandalizzato la nazione con un balletto dai contenuti troppo erotici. Il presentatore, imbarazzatissimo, ha interrotto la performance scusandosi coi telespettatori. Tutto questo in un orario in cui i bambini sono ancora davanti alla tv.
Che vergogna.
Però mi viene voglia di dare un'occhiatina.
Trovo il filmato qui.
Vacca che roba.
Cinque stelline su cinque. Magna cum laude.
Però devo ammettere che vista la circostanza i contenuti erotici sono un po' espliciti.
Faccio una piccola indagine. Scopro che la trasmissione non era una trasmissione sportiva ma uno show musicale. Al termine di ogni puntata c’è un balletto strip dai contenuti più o meno analoghi e tutte le volte il presentatore finge di incazzarsi. In un altro video per esempio lo vedo distruggere la scenografia a calci. E’ stato trasmesso alle 23, con una specie di bollino antibambini.
Morale: la notizia di Repubblica.it era sbagliata perché semplicemente non c’è nessuna notizia.
Allora secondo me se Repubblica.it vuole mostrare due zinne in homepage farebbe meglio a scrivere semplicemente “Cliccate qui e guardate che supertopa” come fanno i siti porno, invece che inventarsi una notizia che non esiste.
Però io credo che questo modo tutto italiano di fare informazione, tra i mille evidenti difetti, abbia un pregio considerevole. Vi ricordate i napoletani con la cintura di sicurezza disegnata sulla t-shirt? Era una bufala, lo so. Ma ciò che conta è che tutti ci hanno creduto perché era verosimile. Perché gli italiani sanno di essere così. Ecco, analogamente io credo che nessuna legge di nessun parlamento potrà mai imbavagliare i giornalisti italiani, perché i giornalisti italiani in ventiquattr’ore esatte troveranno il sistema di aggirarla nello stesso fantasioso modo in cui per convenienza, missione o semplice ottusità sanno aggirare la realtà dei fatti.
Ritorno su Repubblica.it il giorno successivo. La scandalosa legge bavaglio è ancora lì, ma le foto scandalose della procace Cinthia non ci sono più. Un vero peccato.

Il tizio qui sopra è Larry Flynt. Un altro cui da sempre piacciono molto sia la gnocca che la libertà di stampa. Lui, a differenza mia, ha le sue buone ragioni.

Autore: ufj | Commenti 2 | Scrivi un commento

  04.10.2011 | 16:56
mundo paralelo
 
 

I first met Joao in Cremona for the Tapirulan’s exhibition of illustrators. It was around one year ago.
We invited him to come Cremona because he won the first prize in Tapirulan’s contest for illustrators. Myself, I had the honor and pleasure to be the one to inform him of such nice piece of news. Although he lived quite far, Joao was very excited to come to Italy in order to take the prize personally.
When we left, he invited me to come to Portugal.
“I will go”, I said.
Actually I kept my word. During September this year I spent a one week holiday in Portugal with Sara. Joao invited me to his new exhibition in Cascais, close to Lisbon. We made a short detour and joined to the vernissage inaugurating the exhibition.
I believe Joao is an extraordinary artist and I love su much his work (you can take a look at his website here). Each of his illustrations tell a story. Funny, sad, astounding, tragic or comic. Like mankind is. Look at Joao’s little people. They always find themselves in some strange kind of trouble. Half curious, half astonished, but never scared.
“They are like me”, said Joao. “They watch the world with my own eyes”.
I don’t know how many people who read this blog live close to Cascais. I believe very few. But if any of you eventually pass there, don’t miss Joao’s exhibition.
Thanks, Joao, for your kind hospitality.
See you soon.

Autore: ufj | Commenti 1 | Scrivi un commento