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  21.06.2011 | 11:44
autoironia
 
 

Succede di rado, troppo di rado. Ma qualche volta per fortuna succede.
Eppoi Mario è un ospite speciale per una serie di ragioni talmente lunga che richiederebbe un blog dedicato. Una su tutte: ho scritto proprio insieme a lui, a quattro mani, la mia prima (e ad oggi unica) pubblicazione. Tiratura molto, molto limitata. Direi limitatissima. Quindici copie, se non ricordo male. Una per ciascuno dei nostri amici.
Parliamo di dodici, tredici anni addietro.
Erano giorni che di tempo ce n’era, ah se ce n’era. Scrivere, ricopiare, correggere, rivedere. Tra i tanti, ricordo un intero pomeriggio infrasettimanle in un bar di Modena, fuori un caldo di canicola, dentro un tavolino largo così con sopra una pila di fotocopie che non ci vedevamo in faccia, cento boccali di birra e un’insaltiera stracolma di mozziconi. Si poteva fumare, allora, nei bar di Modena.
Oggi sia Mario che io siamo un po’ più indaffarati di allora, e forse un giorno faremmo bene a domandarci se sia un bene oppure no. Sta di fatto che, indaffarato o meno, Mario ha trovato il tempo e la voglia, uno, di andare a un concerto e, due, di scrivere una recensione. La pubblico qui sotto con onore e gratitudine.
Impietosa la foto, proveniente dal sito ufficiale della manifestazione.

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Gran pregio l'ironia!
La vera autoironia poi (non quella palesemente fasulla, simulata per accattivarsi il prossimo) l'ho sempre ammirata.
Se dovessi sintetizzare con una parola il gruppo dei Ridillo, ascoltati l'altra sera in concerto al Lesy in festa di Lesignana (MO), li definirei proprio autoironici.
Per un gruppo che nella seconda metà degli anni novanta ha sfiorato il successo nazionale non dev'esser facile ritrovarsi dopo 15 anni (e ben 20 di carriera!) alla festa di Lesignana (detto con tutto il rispetto per un'iniziativa onestamente organizzata molto bene) a suonare e cantare (BENE) davanti a poche decine di persone, con le bambine che ballano e i grandi che, almeno inizialmente, si tengono a debita distanza. Il frontman Bengi invece ci invita subito a non essere timidi e ad avvicinarci al palco, cosa che peraltro facciamo. Presenta alcuni pezzi del loro nuovo disco (Playboys, 2011) e li alterna ai successi radiofonici tra il '96 e il '98 (Mondo Nuovo, Festa in Due, Figli di una Buona Stella, Mangio Amore) e a cover dei Bee Gees (How deep is your love), Mina (Cartoline) e Tom Jones (It's not unusual). In mezzo a tutto questo, finge di battibeccare con il tecnico audio, scherza con gli irriducibili fan (pochi anch'essi ma con maglietta) informandosi su quante copie del loro nuovo cd in vendita poco più in là sono state vendute e riprendendoli se si sono allontanati un momento mentre lui ha appena inziato l'attacco di una delle hit! Tra una canzone e l'altra c'è anche il tempo di fermarsi tutti e guardare in su per cercare di intravedere tra gli alberi l'eclissi lunare. Le canzoni, cover a parte, sono tutte simili ma ugualmente orecchiabili e con testi semplici eppure divertenti che non sentono mai il bisogno di sconfinare nella volgarità. Più o meno come i Ridillo medesimi.
Fedeli a loro stessi, al genere di musica che amano fare e che continuano imperterriti a presentare a distanza di vent'anni.
Chiusura con il bis Sempre il Solito, prima traccia del nuovo album, una cover di Supermarket, già presente nell'album Hello! e Arrivano i nostri (Sarà quel che sarà) che, dice Bengi dopo aver ricevuto un bigliettino dal pubblico, devono suonare per forza se no la fan Giorgia gli toglie l'amicizia su Facebook.
Ragazzi simpatici i Ridillo.... e soprattutto autoironici.

Autore: ufj | Commenti 2 | Scrivi un commento