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  22.10.2010 | 15:08
roald dahl - tutti i racconti
 
 

C’è tutta una umanità da mettere alla berlina nelle pagine di questo libro. Una umanità gravida di bassezze, grossolane vendette, raggiri, ripicche, deliranti scommesse (una delle quali molto cara nientemeno che a Hitchcock prima e a Tarantino poi). Una umanità ignorante, avida, meschina, piccola.
Noialtri, insomma.
Nessuna redenzione, laica o cristiana. Nessun disegno cosmico, nessuna traccia di divinità. L’universo è una beffa infinita, e i racconti di Dahl altro non sono che microistantanee.

Il libro unisce le quattro antologie di racconti di Dahl, assieme a una manciata di inediti.
Kiss kiss raccoglie le storie a mio parere meglio riuscite e più dahliane. Racconti frizzanti e tutti squisitamente perfidi (due su tutti – ma sicuro che faccio un torto agli altri – Il diletto del pastore e Pappa reale). Struggenti (eppure bellissimi) i racconti di guerra raccolti in Over to you, altalenanti quelli (blandamente) erotici di Switch bitch (ma il finale de Lo scambio è grandioso). Un po’ acerbi invece alcune delle storie di Someone like you. E’ proprio da uno dei racconti meno riusciti che ho preso l’estratto qui sotto. Dahl era una di quelle persone che devono sempre prendere tutti per il culo tutti. L’avreste mai detto?
L’estratto proviene da Lo scrittore automatico.

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"Ascolti, Mr. Bohlen. Chi al mondo vorrà più comprare dei racconti artigianali quando può avere quelli dell’altro tipo a metà prezzo? E’ una teoria ragionevole, non le sembra?”
“E come intende venderli? Chi dirà che li ha scritti?”
“Fonderemo una nostra agenzia letteraria, attraverso la quale li distribuiremo. E per gli scrittori, ci inventeremo tutti i nomi che vogliamo”.
“Non mi piace, Knipe. Per me puzza d’imbroglio, non le sembra?”
“C’è un’altra cosa, Mr. Bohlen. Una volta iniziato, c’è la possibilità di un sostanzioso indotto. Prenda la pubblicità, per esempio. I fabbricanti di birra e altra gente del genere saranno felici di pagare denaro sonante se dei famosi scrittori presteranno il nome ai loro prodotti. Santo cielo, Mr. Bohlen! Non stiamo parlando di un gioco da bambini. E’ un affare colossale”.
“Adesso non sia troppo ambizioso, figliolo”.
“E’ c’è ancora una cosa, Mr. Bohlen. Non c’è ragione per non firmare alcuni dei migliori racconti con il suo nome, se lo desiderasse”.
“Oddio, Knipe. E perché dovrei desiderarlo?”
“Non saprei, signore, a parte il fatto che alcuni scrittori in questo paese vengono tenuti in grande considerazione… come Mr. Erle Gardner o Kathleen Norris, per esempio. Ci servono dei nomi, e pensavo di usare sicuramente il mio perlomeno all’inizio, per un racconto o due”.
“Diventerei uno scrittore, eh?” disse pensosamente Mr. Bohlen.
“Be’, di sicuro quelli del mio club resteranno di sasso leggendo il mio nome sulle riviste… sulle riviste importanti poi”.
“Senza dubbio, Mr. Bohlen”.
Per un momento negli occhi di Mr. Bohlen brillò uno sguardo remoto e sognante. Sorrise. Poi si riscosse e cominciò a sfogliare i progetti aperti davanti a lui.
“C’è una cosa che proprio non capisco, Knipe. Da dove uscirebbero le trame? Una macchina non può inventarle”.
“Gliele forniremo noi, signore. Nessun problema. Ce ne sono tre o quattrocento scritte nella cartelletta alla sua sinistra. Le collochiamo dritte nella sezione ‘memoria trame’ della macchina”.
“Continui”.
“Sono previste anche molte altre piccole raffinatezze. Mr. Bohlen. Le vedrà quando studierà il progetto nei particolari. Per esempio, è previsto un espediente che usano quasi tutti gli scrittori, quello di inserire in ogni racconto almeno una parola lunga e incomprensibile. Questo fa pensare al lettore che l’autore sia molto dotto e intelligente. Perciò la macchina farà automaticamente lo stesso. Avremo un intero stock di parole lunghe memorizzate appositamente per questo scopo”.
“Dove?”
“Nella sezione ‘memoria parole’”, rispose epesegeticamente Knipe.

Autore: ufj | Commenti 1 | Scrivi un commento

  18.10.2010 | 11:37
bibliodays 2010
 
 

Sabato scorso ho avuto il piacere di partecipare a “Bibliodays”, un evento che coinvolge alcune biblioteche della provincia di Reggio Emilia. Nel mio caso, sono stato invitato a leggere nel corso di una maratona di lettura (con aperitivo) che si è svolta nelle sale della biblioteca comunale “Carlo Levi” di di Quattro Castella.
Per la cronaca, ho letto “Tanto per fare” di Guido Casamichiela e “Ho rapinato una banca” di Andrea Cirillo, due racconti di Souvlaki.
A Bibliodays c’era un po’ di tutto. C’erano gli appassionati, c’erano i curiosi, c’erano gli imbucati, interessati principalmente al lauto aperitivo, c’era il gruppo di lettura “Lettrici volontarie”, gli organizzatori e persino l’assessore alla cultura di Quattro Castella.
Personalmente trovo che iniziative come questa siano lodevoli per numerose ragioni. Fare conoscere i libri alla gente, mettere a contatto gli appassionati. E poi portare persone nelle stanze della biblioteca, sempre così vuote e silenziose, inospitali, fredde. Per una sera fregarsene e fare rumore con le sedie, sbriciolare in giro, leggere a voce alta, battere le mani, ridere tutti insieme.
Dicevamo con Sara (a dire il vero, lei lo diceva mentre io annuivo) che è bello il fatto che ancora in certi comuni le iniziative coinvolgano i cittadini, i quali diventano al contempo protagonisti, organizzatori e spettatori. In certi altri comuni non troppo distanti, invece, le iniziative arrivano dall’alto come regie elargizioni, come dire “ecco, divertitevi, poveri sciocchi” e si buttano all’aria vagonate di milioni per autentiche stronzate come questa. O come questa.

Al termine della mia breve esibizione l’assessore alla cultura, la sig.ra (leggo da internet – mi auguro di non fare gaffes) Marinella Cavecchi mi ha stretto la mano e mi ha fatto complimenti per la lettura. Con questo mio umilissimo post desidero ricambiare i complimenti alla signora Cavecchi per la piacevole iniziativa.

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento

  13.10.2010 | 18:46
dimmi la verita'
 
 

Dove sta la verità?
I primi filosofi greci definirono la verità come “ciò che è innegabile”.
D’accordo. Ottima sortita. Bravi.
Ma che cosa possiamo negare con certezza? Ben poco, direi.
Questo significa che nella maggior parte delle circostanze la verità è qualcosa di totalmente sconosciuto.
Serve un piano.
Alla ricerca della verità.
La verità divenne ben presto il centro dell’investigazione scientifica e filosofica. La gnoseologia, il metodo empirico, il positivismo.
Alla ricerca della verità l’umanità ha perpetrato i crimini più feroci.
Andava parecchio di moda, qualche secolo fa, la verità.
Oggigiorno no.
Oggigiorno ci sono il principio di indeterminazione, photoshop e le macchinette per clonare i bancomat.
Tutti i meccanismi di sicurezza informatica mondiale sono congegnati sulla base della congettura di Riemann che, lo dice la parola, non è che una congettura.
E quindi al diavolo.
Al diavolo la verità.
Non è forse meglio galleggiare sospesi in questa gradevole ovattata gnoseonebbia priva di divinità, certezze, crociate e verità Riemaniane?
I primi filosofi greci, d’altronde, non disponevano di Wikipedia.

A proposito di Wikipedia (e verità) vi suggerisco caldamente di dare una sbirciata alla biografia ufficiale di Briatore (qui) e alla medesima pagina di Wikipedia (qui). Perché proprio Briatore? Leggete, leggete pure. E capirete. Ringrazio il Sacco per l’arguta ed esilarante segnalazione.

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  08.10.2010 | 12:37
in vitro
 
 

il 4 ottobre 2010 l'accademia reale svedese delle scienze assegna il premio nobel per la medicina all'ottantacinquenne robert edwards. la motivazione ufficiale è molto chiara e concisa: "per lo sviluppo della fecondazione in vitro".
immediatamente il vaticano insorge: "premio eticamente inaccettabile". il vaticano ribadisce che l'unico metodo di fecondazione ammesso dalla chiesa è quello tradizionale.
forse dimenticano com'è venuto al mondo gesù cristo.

la battuta sfortunatamente non è mia. devo a malincuore riconoscerne la paternità a luca bottura, curatore e speaker di "lateral", una piacevolissima rassegna stampa su radio capital tutti i giorni alle 8:20 del mattino. ve la consiglio.

Autore: ufj | Commenti 1 | Scrivi un commento

  05.10.2010 | 12:07
dott. mag.
 
 

Dopo otto e passa anni di tentennamenti decisi che era venuto il momento.
Il primo passo fu il più difficile. Quando mi presentai in segreteria per verificare se i miei esami erano ancora tutti validi mi tremavano le gambe e sentivo il tum-tun del cuore tuonare nella testa. Mi dissero che sì, i miei esami erano ancora tutti validi, ma ancora per poco. Aggiunsero che la tesi era ancora registrata – perché non avrebbe dovuto esserlo? – e che il relatore era ancora in forze nell’organico dell’università di Parma.
Espletai un po’ di burocrazia e pagai una quota d’iscrizione che prosciugò le mie finanze, ma alla fine ero nuovamente uno studente dell’Università degli studi di Parma.
Andai dal professore.
Bussai.
“Avanti”, disse.
Quando entrai mi studiò per qualche secondo. Si portò una mano al mento e guardò all’ insù, come a chiedere un aiutino al cervello.
Agitai la mano nell’aria. “Eh, tanti tanti anni fa”, dissi.
“Ah, ecco, mi pareva”, e mi fece accomodare. “Mi rinfreschi la memoria”.
Gli raccontai della tesi iniziata dieci anni prima e mai terminata. “Era sugli algoritmi di compressione mp3”, aggiunsi.
“Mmmh, mp3, quindi”.
“Sì, mp3”.
“Ma lei lo sa che è uscito da un po’ l’mp4?”
Sorrisi. Sì, lo sapevo.
Il professore fu molto comprensivo e accettò di permettermi di terminare il lavoro iniziato a suo tempo.
Portai a termine il grosso della tesi nel corso dell’estate del 2009. Poi, in inverno, feci gli ultimi ritocchi nei ritagli di tempo.
Ad aprile di quest’anno il lavoro era terminato e giudicato positivamente dal professore. Fissammo la data: il sette luglio. Sessione estiva.

Quel giorno mi svegliai alle cinque in punto. Ero fresco come se avessi dormito dieci ore e il discorso nella mia testa filava diritto e sicuro come un’autostrada appena asfaltata. Arrivai in università con largo anticipo rispetto alla convocazione. Consultai l’elenco dei laureandi. Ero dodicesimo o tredicesimo. Il penultimo prima di pranzo. Sarebbe stata una lunga mattinata, pensai.
Non fu così: con mio sommo stupore più della metà dei candidati previsti prima di me non si presentarono affatto. Erano neanche le dieci e trenta quando toccò a me. I miei amici dovevano ancora tutti arrivare. M’incamminai alla postazione. Nei primi banchi i membri della commissione sfogliavano pigramente il mio lavoro, qualcuno – suppongo Sara – scattava foto in continuazione. Mia madre in fondo all’aula stemperava la tensione camminando avanti e indietro senza sosta.
Io ero tranquillo.
Semplicemente andai là, feci il mio discorso, ascoltai la domanda del professore, risposi qualcos’altro e mi congedai con una stretta di mano.
Andò tutto liscio, insomma.
Poi gli amici, la proclamazione, le foto, le parole di congratulazioni, l’aperitivo e tutto il resto. Avvenne tutto molto in fretta.
Poi mi crollò addosso tutta la stanchezza di quei tre giorni di tensione.
Ritornai a casa e dormii tutto il pomeriggio.
Alla sera Sara mi aveva organizzato una festa a sorpresa con tutti miei amici.
Fu una serata bellissima.
Il giorno dopo ero di nuovo in ufficio, nello stesso cubicolo che occupo oramai da otto anni e mezzo, davanti allo stesso pc, a parlare nello stesso telefono con le stesse persone delle stesse inutili cose.
Nella mia vita non era cambiato assolutamente nulla. A parte che avevo addosso un bel Dott. Ing. Malditesta.

Le tesi sono tutte noiose, specialmente quelle in ingegneria, specialmente quelle scritte da quasi-quarantenni ravveduti e troppo vecchi e stanchi persino per potersi considerare dei fuoricorso di lusso. Se qualcuno la pensa diversamente, se qualcuno davvero intende leggersi la mia tesi per qualche ragione a me oscura, ebbene, allora cliccate qui per scaricarla.
A quel qualcuno mi permetto di consigliare la lettura – se non degli altri – almeno del primo capitolo. Ci troverà una manciata di curiosità stuzzicanti, quali per esempio la storia del post-it, o il titolo della prima canzone convertita in mp3, oppure la spiegazione perché si dice floppy disk con la K ma compact disc con la C.
Che roba, eh?
Del fatto che la mia tesi, dopotutto, contenga alcuni elementi di immotivato interesse è inequivocabile testimonianza la foto qui sopra, scattata da qualcuno con la mia digitale.
Ringrazio Fabio, tra le altre cose, per aver accettato di ospitare questo pretestuoso file sull’affollatissimo server di Tapirulan.

Autore: ufj | Commenti 2 | Scrivi un commento