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  14.06.2010 | 12:58
autori vari - l'irlanda nel cuore
 
 

Tema libero.
Il terrore dei liceali.
Io no, io ci godevo col tema libero. Mi mettevo lì e cominciavo, e scrivevo, e scrivevo, e scrivevo quel cazzo che mi pareva per due ore. Che libidine. Neanche il caso di ricopiare in bella. Non c’era tempo. Poi prendevo cinque, sì. Ma restava il fatto che avevo scritto quel cazzo che mi pareva per due ore.
Ci stiamo pensando, a Tapirulan, di introdurre un tema per il prossimo concorso. Chissà, forse rende le cose più facili agli autori, forse rende le cose più facili a noi che dobbiamo giudicare.
Forse no.
Beh, alla fine non ho altro da dire.
Perché allora mi sono ficcato in questo discorso?
Ah, sì, l’Irlanda.
“L’Irlanda nel cuore”, l’antologia pubblicata dall’associazione culturale Cooltura, è il risultato di un concorso letterario a tema. Il tema: l’Irlanda.
Non date mai come tema un luogo, anche metafisico. Datemi retta. Non vi arriveranno racconti, ma solo qualche centinaio di resoconti di viaggio. Ciò che è capitato in questo concorso. Forse era proprio ciò che volevano gli organizzatori, forse no. Ma tant’è.
Ho comperato l’antologia e me la sono letta.
Non sarò io a giudicare il lavoro di una redazione che non conosco. Lascerò parlare i racconti. Proprio così. Ecco gli incipit di alcuni dei racconti inclusi nell’antologia. Si dividono in due categorie ben distinte: i becpekers e i bodlèrs. Vai!

I becpekers
1) Apro la porta e scopro che sta piovendo. Appena venti minuti fa il sole faceva capolino tra qualche nuvola dall’aria innocua e mi era salita la voglia di un giro in centro nel mio tempo libero.
2) Mi chiede, con un velo di preoccupazione nella voce: “Ma sei sicura che siamo giuste?” La voce e la preoccupazione appartengono a Matilde, la mia compagna di viaggio. E’ lei alla guida. La guida alla rovescia. A lei spetta il compito di cambiare le marce e girare il volante di una macchina noleggiata a Dublino e che ora sta viaggiando, apparentemente da sola e a caso, lungo una strada a corsia unica.
3) Seduta per terra, appoggiata al muro della casa, lo zaino da un lato e il cane dall’altro, guardavo il sole spegnersi all’orizzonte sull’oceano e mi chiedevo chi me l’aveva fatto fare di venire in questo angolo sperduto dell’Irlanda, Inis Mor.
4) Tanto per restare in tema la sveglia suona in stile Irish, alle otto e venti in una tiepida mattina d’estate a Dublino guardo fuori della piccola finestra su Lord Edward street, un’occhiata alla Christ Church Cathedral prima di svegliare anche Jacopo. Colazione, zaino in spalla con le poche cose per la giornata. Non manca mai il mio impermeabile blu.

E i bodlèrs
5) La Ka mangiava la strada sterrata e solitaria. Dai finestrini entrava odore di prato e leggende, le stesse che avevo ascoltato ogni sera negli ultimi dieci giorni.
6) Sogno carezzato dal vento, perso nella nebbia del tempo, effimero come bruma celtica e solido come una lapide posata sopra il tempo passato.
7) La bruma marina si dirada lasciando passare le prime deboli luci dell’alba. Lente le onde sospingono a riva alghe dorate. Un raggio di sole scivola soffice sui tuoi capelli attraverso il vetro della finestra. Dormi ancora, raggomitolata sotto il piumone, mentre io ascolto il vento accarezzare l’erba verde  dal sapore salmastro che cresce rigogliosa attorno al rifugio che hai affittato per noi.
8) Il sentiero s’inerpicava leggermente.

Non ve lo nascondo: l’8 è il mio preferito.

Come dite? Cattivo? Sono stato cattivo? Un po’ cattivello sì, lo ammetto. E volete sapere perché? Perché ho partecipato pure io, al concorso “L’Irlanda nel cuore” e non mi hanno selezionato, ecco perché.
La dico con Max Collini degli Offlaga disco pax.
Brutta bestia l’invidia.

Onore al merito, c’è un racconto che a mio parere emerge tra gli altri. Si tratta di “Il precario” di Fabrizio Squillace (qui). Non ha vinto, ma comunque è tra i selezionati. Bravo Fabrizio. Per quel che vale, ti faccio qui i miei complimenti.

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento

  07.06.2010 | 14:26
un pianeta di parole
 
 

Quando Enrico mi propose un’intervista per il settimanale Zerosette (anche online, qui) accettai entusiasta. “Ha detto un’intervista?”, pensai, “proprio a me?”
Gli dissi di mandarmi la lista delle domande via mail, che gli avrei risposto entro ventiquattr’ore.
“No, no – fece lui – facciamo una vera intervista con le domande e il microfono e tutto il resto”.
Ci incontrammo al Dulcamara pochi giorni dopo. Enrico mi disse “Pronto?” e io “Sì, certo”. Allora lui accese il registratore e mi fece la prima domanda. Mi bloccai. Guardavo Enrico che guardava me, guardavo il registratore, guardavo la sala del Dulcamara stranamente semideserta. Mi guardavo tutt’intorno ma non dicevo nulla. Non che non avessi niente da dire, soltanto mi sembrava troppo strano parlare dentro un registratorino. Non so come altro spiegare.
Poi a un certo punto le parole presero ad uscire e in pochi minuti l’intervista si fece da sola.
Martedì 18 maggio è uscito il numero di Zerosette con la mia intervista. A pagina 36 ci sono io. A pagina 44, Rocco Siffredi. Non oso immaginare il cambiamento nella mia vita se l’impaginatore avesse erroneamente invertito le foto.
Qui sotto il testo di Enrico pubblicato dal giornale. Rileggendolo oggi lo trovo un po’ asciutto, come dire, impersonale. Probabilmente ne è causa il limite tassativo delle 2200 battute. Ma le cose ci sono più o meno tutte.
Doveroso qui ringraziare Enrico per la bella opportunità.

Ora che sono famoso siete pregati di cominciare a darmi del lei.

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Responsabile della sezione racconti dell’associazione culturale Tapirulan, Alberto Calorosi scrive da sempre. Nel 2005, la svolta: “Ho provato a leggere i miei vecchi racconti come non fossero miei. Erano orribili. Ho capito quanto fosse diverso scrivere per me o per qualcun altro”. Considera la scrittura un’esperienza ‘gravitazionale’. “Nasce da ciò che mi succede, che ho letto o che mi hanno raccontato. Dopo aver recepito il mio cervello dimentica. Poi, a un certo punto, le ‘particelle’ cominciano ad agglomerarsi. Avviene generalmente nei momenti meno poortuni: metre chiacchiero con amici o durante un’intervista. Nella mia testa si genera un pianeta di parole che sento l’esigenza di esprimere. Appena posso, perché c’è anche la vita contingente, mi metto lì e scrivo”. Il suo blog nasce per scherzo, “ e uno scherzo continua a essere. Volevo mettere online qualcosa che riflettesse la mia persona scritta. Ogni post contiene una sfaccettatura delal mia personalità”. Nel 2008 pubblca il fumetto “30 senza lode”. E’ andata così: “Ho scritto di getto una toria d’amore (e di sesso) tra due giovani studenti del Dams di Bologna e l’ho inviata al mio amico Andrea Gualandri, disegnatore di grande talento. Mi ha subito proposto di trasformarla in immagini. La storia si adattava bene, perché era quasi tutta dialogo. Da profano del fumetto, ho pensato: facile, Andrea disegna e io riempio le nuvolette. Quando poi ho inserito i dialoghi mi sonoa ccorto che la storia era diventata verbosa. Mi sono reso conto a mie spese che il linguaggio del fumetto e quello della narrativa sono molto differenti. Ma dovevamo stampare. Ho dovuto riscrivere tutto il fumetto in 48 ore”. Ora ha in mente un nuovo fumetto, sempre con Gualandri: “Sarà una storia noir, iperrealista e cattivissima”. Però gli piacerebbe anche proporre a un editore una selezione delle sue cose. “Un giorno lo farò. Ma starò alla larga dal solito editore a pagamento che stampa 50 copie in digitale per gli amici. Mi proporrò a una casa editrice vera. Se il libro piace, bene. Se non piace, fa lo stesso. Esistono altri canali per diffondere le mie storie”.

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento