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  24.05.2010 | 12:29
niente di altrettanto rock
 
 

Litfiba 17/4/2010 – Firenze, Nelson Mandela Forum

La mia recensione del concerto per Tapirelax è qui. Lo so, lo so, ne ho scritte di migliori.

La foto qui sopra, una volta tanto, è mia.

Setlist
Proibito
Resta
Cangaçeiro
Paname
Bambino
Il volo
Sparami
Lulù e Marlène
Dio
Spirito
Tex
Ferito
Fata Morgana
Animale di zona
A denti stretti
Cuore di vetro
Gioconda
Ritmo #2
Ci sei solo tu
Maudit (encore #1)
Dimmi il nome (encore #1)
El diablo (encore #1)
Lacio drom (encore #2)
Lo spettacolo (encore #2)

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento

  17.05.2010 | 13:12
come cucinare un souvlaki
 
 

Era un mercoledì d’estate di quattro anni fa. Via D’Azeglio pullulava di polpacci e scollature e cosce e caviglie e tatuaggi e parti alte di perizomi. Sembrava di stare al centro di un assedio di carne femminile.
Occhi bassi, camminavo di passo lesto alla volta del Dulcamara. Sudavo per la temperatura e per il nervosismo.
Incrociai Fabio. Mi disse: “Facciamo un libro”.
Gli passai di fianco senza guardarlo in faccia. “Aspetta qui”.
Pochi minuti più tardi gli misi in mano una pinta e feci una lunga sorsata dalla mia. “Dicevi?”
“Facciamo un libro di racconti, ti andrebbe di partecipare?”
Ero lusingato. “Sarebbe la prima volta che un mio racconto compare…”
Mi interruppe: “Veramente non intendevo come autore”.
“Ma chi lo farebbe questo libro?”
“Tapirulan. Cioè, io e te”.
Lo guardai stranito. “Io non ho mai fatto un libro”.
“Be’, nemmeno io”.
“Non saprei neanche da dove cominciare”.
“Oh, questo è semplice: si comincia sempre dall’inizio”.
Ho sempre invidiato a Fabio questa sua intraprendenza.

Tre anni più tardi, sempre al Dulcamara, era in corso una discussione piuttosto simile.
Si doveva partire col terzo libro. Fabio insisteva per trasformare l’antologia in un vero e proprio premio letterario, con una giuria, un presidente, una quota di iscrizione, un premio in denaro e tutto il resto.
Oppostamente, io volevo fare una semplice selezione come gli anni precedenti.
“Dài facciamo il concorso”.
“No”.
“Dài facciamo il concorso”.
“No”.
“Dài facciamo il concorso”.
“No-oo”.
Due giorni più tardi ci incontrammo di nuovo.
“Dài facciamo il concorso”.
“No”.
“Dài facciamo il concorso”.
“No”.
“Dài facciamo il concorso”.
“No”.
“Dài facciamo il concorso”.
“OK”.
“Vedi? Ero sicuro che ti convincevo”.
In realtà io dicevo di no per un motivo tanto semplice quanto difficile da confessare. Me la facevo sotto. Perché un conto è trovarti con quattro amici a selezionare una manciata di racconti che ti piacciono, e chiusa lì. Ben diverso  è venire pagato per farlo. No, non che io abbia intascato qualcosa, ci mancherebbe. Però sentivo una responsabilità nei confronti di coloro che, pagando la quota di iscrizione, mi conferivano fiducia a priori, confidando nella mia (fattivamente mai dimostrata) competenza come redattore ed editor.
Sarei stato all’altezza?
Be’, ora che Souvlaki è realtà è giunto il momento di tirare le somme.
Allora devo ringraziare i miei compagni di viaggio – l’ho già fatto personalmente, ma desidero farlo anche qui, pubblicamente. In particolare devo ringraziare Marco, il presidente di giuria, per averci imposto (uh, volevo dire “proposto”) dei criteri che stimolassero un giudizio per quanto possibile oggettivo. Grazie a lui, oggi, in coscienza, mi sento molto più capace di prima nel giudicare un testo.
Ringrazio Enrico e Robi per le stimolanti chiacchierate in cui sono sempre sfociate le nostre frequenti divergenze. Grazie anche a Carlotta per aver accettato l’incarico con tanto entusiasmo. E’ un vero peccato che abbia dovuto lasciare in corsa. Si sarebbe divertita un sacco, ne sono certo.
Il risultato è che oggi mi sento capace di organizzare un concorso letterario. Non avrei il minimo timore a farlo. E di questo devo ringraziare soprattutto (anzi, esclusivamente) Fabio.
E’ tutto. Perdonate il post melenso, ma mi pareva doveroso.

Di seguito, l’unico testo mio presente su Souvlaki: l’introduzione. L’immagine sopra è la copertina del libro. Che dite, vi piace?
Chi desidera leggere il "backstage" scritto da Robirobi può cliccare qui e qui. Qui, invece, un originale racconto ispirato alla serata di premiazione, scritto nientemeno che dal vincitore del concorso.

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Cyclette, la prima antologia di Tapirulan, vide la luce nella primavera del 2007: dodici racconti illustrati da altrettanti artisti selezionati tra coloro che popolano la vetrina virtuale del sito dell’Associazione. Il riscontro fu incoraggiante, così che l’anno successivo, con analoga formula, nacque il secondogenito, Bufanda.
Nel 2009 l’Associazione bandisce il primo concorso letterario in prosa, sulla falsariga dei più consolidati bandi relativi a illustrazione e poesia. Partecipano circa centottanta autori con quasi quattrocento racconti. L’arduo compito della giuria è stato selezionare i “magnifici quattordici” da inserire in Souvlaki, il terzogenito. Ma non è tutto. A ciascun racconto la Redazione abbina un illustratore scelto tra una rosa di candidati proposta dall’autore stesso. L’illustratore interpreta il racconto, talvolta reinventandolo.
Ecco, dunque, nelle vostre mani Souvlaki, la terza antologia di racconti illustrati di Tapirulan o, se preferite, il terzo catalogo di illustrazioni raccontate di Tapirulan. Leggetelo, sfogliatelo, guardatelo, annusatelo, gustatelo. Porta con sé l’odore pungente della carne abbrustolita e l’aroma salmastro del mare. Riuscite a sentire lo sciabordio delle onde in lontananza?
Provate ad accostate Souvlaki all’orecchio...

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento

  11.05.2010 | 15:20
digiunus in citta'
 
 

Sono le 12.45 e il cielo ha il colore minaccioso dell’antracite. Il grande forno al centro dello stand è spento e un signore coi capelli bianchi e l'aria piuttosto soddisfatta sta passando lo straccio su un tavolone. Gli domando quando pensa che inizieranno. Mi risponde che hanno già finito. Iniziato alle 9 e finito verso le 12. “Comunque ce l’abbiamo fatta, il gnocco più grande del mondo è nostro!”, aggiunge strizzandomi l'occhio.
Inizio ore nove? Ma che pirla che sono. Gli sorrido e tiro fuori di tasca il programma ufficiale del Cibus in città.
Ecco, mi sembrava: l’ora non c’è scritta.
Vabe’. L’attrazione principale è senz’altro la kermesse street-food di via Verdi. E’ proprio grazie a quella che sono riuscito a smuovere una decina di amici parmigiani e no. “Venite in centro in bici”, gli ho detto “chissà quanta ressa”. Io sono in anticipo e gironzolo tra vicoli e piazze semideserte. Il cielo ha un colore più chiaro, ma sempre piuttosto minaccioso.
Ore 12.50. In via Verdi non c’è niente di niente.
Mi guardo intorno perplesso. Una vocina tremula fa: “Guardi che il mercato bio è mica qui. L’hanno spostato in Pilotta”.
Guardo la vecchina: “No signora, sto cercando lo street food. Nel sito del Comune dicevano che…”
Allunga il dito adunco: “Guardi che il mercato bio è mica qui. Vada là, in Pilotta”.
“Va bene, va bene”. E mi congedo.
Ritorno in piazza Garibaldi. Ci sono una decina di persone in più di prima. Sono i miei amici, che nel frattempo si sono radunati e scrutano il cielo con aria perplessa.
Bancarella Eisman. I tre tizi dietro il banchetto continuano a chiacchierare ignorandomi. Stessa scena alla Plose. Gustosa la focaccia, ma al secondo pezzo che chiedo mi guardano in tralice. Da Rosi, i pochi astanti degustano cibo mentre l'oste si sfrega le mani degustandosi gli euro che gli sfilerà di tasca.
E così via.
Devo mandar giù la focaccia. Niente di meglio di un buon bicchier d'acqua (del rubinetto) targato Enia, dico bene? Tranne che manca il bicchiere. Eee vabe'. Userò le mani.
Alle 13.25 molliamo la spugna. Il cielo è ancora un po’ più chiaro, ma continuo a credere che pioverà.
Qualcuno brontola che ha una fame dell’ostia.
A qualcun altro brontola lo stomaco perché anche lui ha una fame dell’ostia.
Impietosito dai nostri discorsi, il ragazzo della Loacker ci allunga un assaggino. Lo sgranocchiamo mentre raggiungiamo Frank Focaccia. Le prime gocce scendono pasciute dal cielo.
Ora siamo lì, in dieci e passa, assiepati sotto il gazebo di Frank a strafogarci di focaccia e birra alla spina e il pomeriggio scorre via volentieri, tra le inevitabili prese per il culo nei confronti di certo modo di amministrare la città.
I miei sinceri complimenti, quindi, all'amministrazione per la coinvolgente iniziativa. Sarei proprio curioso di sapere quanto hanno speso per questa genialata.
Allora? Quanto? Sù, non siate timidi.
Volete che cominci io? Io da Frank ho speso Dieci Euro e quaranta per due panini e una media.
E voi?
Dài, sparate...

La foto sopra proviene da Repubblica online. Potete valutare voi stessi l'impatto mediatico dell’impresa da Guinness. Qui c’è l’entusiatico articolo della Gazzetta online (noterete che uno dei commenti somiglia molto a questo testo) e qui il PDF del programma. Qui, infine, uno dei numerosi link che ancora parlano della kermesse street food (ma nel sito del Comune, più nulla). Qui, invece...
Ringrazio Luca per le segnalazioni.

Autore: ufj | Commenti 6 | Scrivi un commento