blog.tapirulan.it
 
  25.08.2009 | 11:34
preghiera
 
 

Siamo spighe mature. Siamo insetti sul muro. Inseguiamo un destino volteggiando con ali di cera.
Esistono agonie che ti fanno gridare. Alzare gli occhi e gridare “Qualcuno mi deve delle spiegazioni”.
Talvolta sono terrorizzato al punto che vorrei nascondermi sotto il letto, gli occhi strizzati fino a fare uscire le lacrime, i pugni serrati, le nocche bianche.
Ora Ti penso. E’ tardi, lo so.
Ora Ti penso, e prego che Tu abbia finalmente abbracciato la pace, dovunque essa si trovi.

Fai buon viaggio, se c'è un viaggio.

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento

  14.08.2009 | 10:56
stieg larsson - la ragazza... + la regina...
 
 

Stieg Larsson - La ragazza che giocava con il fuoco + La regina dei castelli di carta

Non è l’indolenza estiva – perlomeno non soltanto quella – a farmi scrivere una sola recensione per due libri. Il fatto è che i due tomi sono in realtà un unico interminabile polpettone da milleseicento e passa pagine. Ricordo che al termine de La ragazza che giocava con il fuoco pensai “Embè? Sarà mica un finale, questo?” e buttai un occhio che per caso non m’avessero rifilato una copia difettosa. Con quello che costano. Poi cominciai La regina dei castelli di carta (che titoli scemi, nevvero?) e pensai “Ah, ecco”.
Il terzo romanzo della trilogia comincia esattamente dove (non) finisce il secondo.
E se Uomini che odiano le donne ha la classica struttura circolare del giallo, quel delitto + enigma tanto amato da Doyle o Christie, per dirne un paio, o da Hitchcock, l’intreccio (non troppo intrecciato, in verità) de La ragazza che giocava con i castelli di carta si sviluppa invece in linea retta, nei modi, per esempio, di uno sceneggiato americano. Poliziesco, prima, poi spy-story, infine legal thriller. Il tutto condito con una spruzzatina di hard-boiled che non stenterei a definire disneyana (chi si sbronza poi si ravvede subito; chi fuma sta cercando di smettere; i poliziotti corrotti ci sono, sì, ma agiscono al di fuori dell’Integerrima Istituzione).
Chi si aspettava una scialba scopiazzatura del primo volume, magari con un castello al posto dell’isola, un ponte levatoio invece del viadotto, che so, un fantasma che agita le catene, resterà (piacevolmente?) sorpreso. Ciò che qui resta (invero amplificato) è quel senso incombente (e alla lunga nauseante) di trionfo annunciato del bene che, a confronto, farebbe apparire problematica una puntata di Star trek. I buoni, qui, sono dappertutto (dal medico del pronto soccorso, ai poliziotti, su, su fino al primo ministro) e hanno le tasche piene di prove schiaccianti. Chi fa il doppio gioco viene subito beccato e cacciato fuori dal romanzo a calci in culo (perché rivelare subito al lettore il doppio gioco del tizio della Milton che lavora con la polizia?). I cattivoni moriranno, sì, ma non prima di aver sofferto un casino. Di aver pagato per per ogni malefatta, per ogni singola scoreggina puzzolente prodotta furtivamente nell’ascensore.
Alcune radure narrative e qualche leggerezza. Un esempio: per l’intero sviluppo di La ragazza che giocava con il fuoco la polizia non riesce a rintracciare la pluriomicida Lisbeth. Niente da fare. Inafferrabile. Dove sarà finita? Beh, ve lo dico io. Lisbeth abita a Stoccolma nel suo nuovo appartamento di quattrocento metri quadri appena acquistato (Lisbeth ha comperato anche un’automobile, di cui la polizia è a conoscenza. E non ha certo pagato in contanti. Perché nessuno indaga in questo senso?), se ne va in giro placida per la città, fa la spesa nel supermercato lì vicino con una vistosa parrucca bionda calcata sulla testa e due belle tette nuove. Già, le tette. Quale sarà la funzione narrativa di questo strano episodio, in realtà così in contrasto con la personalità della ragazza? Me lo sono domandato a lungo, sì. Per tutto lo sviluppo del bi-romanzo.
E che c’entrano, si può sapere?, quelle cento pagine iniziali sull’uragano ai Caraibi?
Lisbeth, la protagonista femminile, in realtà non è niente di nuovo ma risulta comunque un personaggio intrigante. E poi Mikael, il protagonista maschile. Il buono, il bello, il simpaticone, l’intelligentone. Va d’accordo con chiunque e finisce per scoparsi tutte le donne che gli passano sotto il naso. Tut-te. Detestabile.
I dialoghi sono spesso convincenti. Fanno eccezione quelli a sfondo sentimentale. L’estratto (impietoso) qui sotto proviene in realtà da Uomini che odiano le donne, pag. 580. Un gioco carino potrebbe consistere nel cercare di contare le tutte banalità che contiene.

----------------------

(...)
“Lisbeth, mi puoi dare una definizione della parola ‘amicizia’?”
“Che qualcuno ci piace.”
“Certo, ma che cos’è che fa sì che qualcuno ci piaccia?”
Lei alzò le spalle.
“L’amicizia – definizione mia – si fonda su due cose” disse lui d’improvviso. “Rispetto e fiducia. Entrambi i fattori devono essere presenti. E deve esserci reciprocità. Si può avere rispetto per qualcuno, ma se non c’è la fiducia, la confidenza, l’amicizia si guasta.”
Lei continuava a tacere.
“Ho capito che non vuoi parlarmi di te. Ma un giorno o l’altro dovrai decidere se ti fidi di me oppure no. Io voglio che siamo amici, ma non posso esserlo in maniera unilaterale.”
“A me piace fare sesso con te.”
“Il sesso non ha niente a che fare con l’amicizia. E’ vero che gli amici possono fare sesso, ma Lisbeth, se devo scegliere fra sesso e amicizia quando si tratta di te, non ho dubbi su cosa sceglierei.”
“Non capisco. Vuoi fare sesso con me oppure no?”
Mikael si morse il labbro. Alla fine sospirò.
“Non si dovrebbe fare sesso con gente con cui si lavora” borbottò. “Porta solo complicazioni.”
“Mi sono persa qualcosa o tu ed Erika Berger finite a letto non appena ne avete l’occasione? E lei inoltre è sposata.”
Mikael rimase un momento in silenzio.
“Io ed Erika... abbiamo una storia iniziata molto tempo prima che cominciassimo a lavorare insieme. Il fatto che sia sposata non ti riguarda”
“Ah, ecco. Tutto d’un tratto sei tu che non vuoi parlare di te. L’amicizia non era una questione di fiducia e confidenza?”
“Sì, ma ciò che voglio dire è che non discuto di una persona amica alle sue spalle. Perché allora tradirei la sua fiducia. Non discuterei nemmeno di te con Erika alle sue spalle.” Lisbeth Salander riflettè sulle sue parole. Era diventata una conversazione un po’ complicata. E a lei le conversazioni complicate non piacevano.
“A me piace fare sesso con te”, ripetè.
“Come a me con te... ma sono comunque abbastanza vecchio da essere tuo padre.”
“Me ne infischio della tua età.”
“Non puoi infischiartene della nostra differenza di età. Non è una buona premessa per un rapporto duraturo.”
“E chi ha parlato di durata?” disse Libeth. “Abbiamo appena portato a termine un caso dove uomini dalla sessualità orrendamente perversa hanno giocato un ruolo primario. Se dipendesse da me, uomini del genere andrebbero sterminati, tutti quanti.”
“In ogni caso non scendi a compromessi.”
“No”, disse lei, producendosi nel suo non-sorriso storto. “Ma tu in effetti non sei uno di loro”.
Si alzò.
“Ora vado a farmi una doccia e poi ho intenzione di stendermi nuda nel tuo letto. Se pensi di essere troppo vecchio puoi andare a coricarti nella branda da campeggio.”
(...)

Autore: ufj | Commenti 2 | Scrivi un commento

  07.08.2009 | 13:06
stieg larsson - uomini che odiano le donne
 
 

Essendo che non ho mai letto nulla di Crichton Brown Follett Grisham e compagnia bella non ho termini di paragone per quanto riguarda il genere poliziesco-avvincente-da-autogrill.
Sta di fatto che ‘Uomini che odiano le donne’ l’ho davvero comperato in autogrill e, sì, è un giallo indubbiamente avvincente.
E’ dato di fatto che questo romanzo sia stato letto praticamente da chiunque. Quei pochi che fanno eccezione farebbero bene ad astenersi dal prosieguo di questa chiacchierata poiché rivelerò alcuni passaggi-chiave della storia, finale compreso.

‘Uomini che odiano le donne’ è il classico intrigo – parole dello autore stesso – da stanza chiusa a chiave: un’isola, un ponte d’accesso interrotto, una giovane che scompare e un certo numero di sospettati.
Nonostante alcune evidenti facilonerie (vedi sotto), la trama si sviluppa in modo ingegnoso e al contempo facile per il lettore. Mica come quel canchero di Ellroy che ogni volta dovevo andare indietro di tre capitoli, accidenti a lui. L’escamotage narrativo per, diciamo, venire incontro al lettore, è semplice ed efficace: il protagonista, Mikael, deve periodicamente rendicontare a un certo numero di committenti sullo stato dell’indagine. Essendo che i committenti sono un pochetto anziani, Mikael deve scandire bene, parlare lentamente, e a voce alta.
Ma l’aspetto che più di altri contribuisce a rendere accattivante questo romanzo-da-autogrill è la plateale suddivisione in buoni e cattivi, anzi, in buonissimi e cattivissimi, accompagnata da questo senso incombente di ‘arrivano i nostri’ che ti fa voltare pagina ancora prima di aver finito di leggerla; e che si chiude in un finale non lieto ma trionfante: chi era infamato si riscatta, chi era povero diventa ricco, chi era malato guarisce, chi aveva voglia di figa scopa, chi era morto ritorna vivo. Allez allez!

Ma c’è qualcosa non mi torna. Qualche esempio:
- C’è una ragazza (invero molto sveglia) dichiarata incapace di intendere dal fottuto governo svedese. Il suo tutore è un brillante avvocato ricco e perbene, il quale però la costringe a umilianti prestazioni sessuali in cambio di favori. Ebbene, al secondo incontro la ragazza inchioda il brillante avvocato con una banale telecamera piazzata nel suo zainetto. Un po’ disattento, il ragazzo. O forse era semplicemente troppo ingrifato?
- C’è un serial killer talmente astuto che per oltre trentacinque anni ha seviziato e ucciso decine di donne in una stanza insonorizzata all’interno della propria villa, in fondo a una strada abitata. Come adescava le sue vittime? Come si liberava dei cadaveri? Il serial killer è talmente astuto che i vicini non si erano mai accorti di nulla e la polizia non ha mai neanche sospettato che gli omicidi fossero opera, appunto, di un serial killer. Questi viene naturalmente scoperto da Mikael. A questo punto decide di torturare e uccidere Mikael in quella medesima stanza. Beh, che avreste fatto voi? Ma c’è un ma: l’astutissimo serial killer è in realtà un po’ sbadato e stavolta si scorda, pensa, di chiudere la porta della stanza degli orrori, cosicché la ragazzina sveglia di cui sopra arriva proprio al momento giusto e gli spacca una mazza da golf sulla testa. Chissà come, mi sovviene un certo Masellus Wallace e un certo Butch con una mazza da baseball...
- C’è un tostissimo e fetentissimo mafioso internazionale (droga, armi, riciclaggio) che tutti – polizia, governo, giornalisti – vorrebbero inchiodare al muro da anni. Niente da fare. Inafferrabile. Ci riesce naturalmente la ragazzina sveglia. Come? Si intrufola nel PC del fetentissimo e in pochi minuti si copia tutto quello che c’è dentro. A questo punto l’autore usa una tecnica narrativa ben nota che prende il nome di ‘digestivo per stronzate’. Gioca d’anticipo. Ti scrive in qualche modo qualcosa che suona come “Caro lettore, ti avviso: stai per berti una colossale stronzata. Ma non ci crederai: nella storia che ti sto raccontando le cose andarono esattamente così”. Nella fattispecie, pag. 611, il giornalista dice: “Non capisco come [il fetentissimo] possa essere così idiota da radunare tutto il materiale circa i suoi affari sporchi su un hard disk”! Là, questione risolta in due righe due.

Sulla copertina del sequel, intitolato ‘La ragazza che giocava con il fuoco’, sta scritto: “Entrate nel mondo di Stieg Larsson e non vorrete più uscirne!”. Vero. Sono già a metà del secondo volume. Anzi, sapete che faccio? Ora torno di là e leggo un altro po’.

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento