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  30.07.2009 | 13:26
shane mcgowan mi deve sette pinte
 
 

Quando l'ho saputo mi sono incazzato un casino. I Faith no more, no dico, i FAITH NO MORE, unica data, in una latrina del genere? Maledetti. No, fanculo. Non ci vado. Andrò poi a Parigi a vederli, al Rock en seine. Sissignore. E i Pogues? Tira e molla tira e molla alla fine non ho resistito. La mia recensione per Tapirelax ha generato qualche polemica. Ne sono lusingato.
Ah, la foto è di... beh, c'è scritto bello grande.

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento

  23.07.2009 | 18:20
la mia fidanzata sorride con un uccello in mano
 
 

i comici non mi fanno ridere. niente, nada, niet. neanche uno.
qualcuno mi ha detto che sono un fottuto snob. qualcun altro che non sono abbastanza intelligente per capire certe finezze.
avessi la facoltà di decidere dove sta la realtà, sceglierei la seconda senza esitare.

due o tre cose a caso tra quelle che recentemente mi hanno fatto ridere.
mi ha fatto ridere la mail che ho ricevuto qualche giorno fa da uno dei miei spacciatori di stronzate. s'intitolava "grande maiala tutta bagnata si fa prendere da due uomini". aprii immediatamente l'allegato. trascorsi il resto della giornata a lacrimare. la foto in questione si trova facilmente digitando in google il titolo summenzionato. per esempio, si può trovare qui.
mi ha fatto ridere la strofa "gli italiani son felici / quando fanno i sacrifici / gli italiani son contenti / quando pagan gli alimenti". mi ha fatto ridere freak antoni l'altro giorno al mu, quando ha osservato che tra scatologia e escatologia c'è una sola lettera di differenza. freak antoni non è un comico.
mi ha fatto ridere anche bergonzoni, l'altra sera, a velleia. neanche bergonzoni è un comico.
mi ha fatto ridere gualandri quando gli ho domandato come mai i friulani smadonnano tanto e lui mi ha risposto "secondo te qual è l'anagramma di codroipo?"
ma più di tutti mi fa ridere sara. sempre, in ogni momento che trascorro con lei. soprattutto quando le rinfaccio che prima di conoscermi non aveva mai sentito parlare dei tool e dei dire straits. s'incazza in un modo! diventa tutta rossa, come un peperone. dovreste vederla. uno spasso.
dedico a lei questo post. naturalmente, con stima e affetto infiniti.

Autore: ufj | Commenti 2 | Scrivi un commento

  20.07.2009 | 10:48
l'amico di laura
 
 

Pensavo ieri sera prima di addormentarmi.
E’ noto che tutte le cellule dell’essere umano si rigenerano, ad eccezione di quelle cerebrali. I neuroni, insomma. Suppongo che la ragione sia che l’essere umano, nella maggioranza dei casi, i neuroni non li usa affatto. O li usa a modo suo.
Ho un collega che lavora nella logistica. Lavora sodo, si applica ed è pure un tizio simpatico, davanti a una birra. Ma è discalculiaco. Non distingue una spedizione di 186 pezzi da una di 816. il nove luglio e il sette settembre per lui sono lo stesso giorno. Lavorarci insieme, credete, richiede pazienza e determinazione.
La moglie di un mio caro amico parla correntemente quattro lingue, tra cui il giapponese. Eravamo in birreria e a un certo punto, a fine serata, s’è alzata in piedi, ha sventolato il portafogli e ha detto: “Non ho contanti, pago tutto io col ventilatore”. Proprio così. Ha detto: “Col ventilatore”. Lei è fatta così: parla perfettamente quattro lingue quattro, ma di tanto in tanto le capita di aprire il cassetto sbagliato.
Ammetto che io non sono da meno.
Mi capita sempre più spesso di incontrare gente che non riconosco. Non mi è del tutto chiara la causa: forse conosco più gente di prima perché sono diventato molto più simpatico? Oppure sono solo un poco più rincoglionito?
In ogni caso, ho sviluppato uno stratagemma tutto mio.
Di solito il tizio si avvicina, mi tende la mano: “Ciao Alberto, che piacere. Come stai?”
Farfuglio un “bene” atono e gli agito la mano come se fosse l’estremità di una fune.
Mi guarda perplesso. Capisce. “Ti ricordi, vero, di me?”
Ecco il mio stratagemma. Rispondo: “Certamente. Tu sei l’amico di Laura”.
Voglio dire: chi non ha un’amica di nome Laura?
Mentre quello riflette, ché gli sembra parecchio strano avermi conosciuto proprio tramite Laura, aggiungo lesto: “Solo non mi ricordo il tuo nome. Posso offrirti una birra?”
A quel punto la faccenda si fa seria. C’è in ballo una birra. Il tizio difficilmente risponderà qualcosa come “Emerita testa di cazzo, guarda che ci siamo conosciuti sabato scorso al Gatto azzurro”; più facilmente accetterà la birra e vi ripeterà il suo nome.
In linea di massima funziona.
La settimana scorsa, però, è successo un piccolo imprevisto.
Ritorno con la birra e la consegno al tizio. La afferra e ringrazia. Alza il bicchiere e brindiamo alla nostra.
C’è molto caldo e facciamo tutti e due una bella golata lunga.
“Sai com’è andata poi quella faccenda dell’affitto?” domanda poi il tizio.
“Che cosa?”
“Laura. Quel problema col contratto d’affitto. Sai come s’è risolta?”
Penso un po’.
“Affitto? Laura? Ma chi cazzo è ‘sta Laura?”, gli faccio infine.

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento

  16.07.2009 | 10:24
a occhi chiusi
 
 

Patti Smith 7/7/2009 - Parma, cortile della Pilotta

Non mi ascoltate, eh, stavolta. Non mi state a sentire.
Perché sono inviperito.
Dico, faccio la coda in quel cazzo di chiosco strabordante fighettine abbronzate e, sapete?, la birra viene sei Euro la bottiglietta.
Sei Euro? Valà.
“Evabene – tiro fuori un biglietto dal venti e intanto sbircio nella scollatura della cassiera – che birre ci sono? Ce l’hai la Moretti?”, faccio.
“No, c’è solo la Tourtel”.
“Cosa?”
“La Tourtel” e mi agita davanti la bottiglietta.
La Tourtel? Dico, ma siamo matti? SOLO LA TOURTEL? Sei Euro una boccetta da trentatre di piscio gassato perdipiù analcolico?
Inaudito.
Ricordo che l’unica altra volta che m’era successa una roba del genere ero al palasport di Modena, nel quale precauzionalmente non ho più messo piede, in occasione del concerto degli Skunk anansie. Ma quella volta posso anche capire: erano praticamente tutti minorenni.
Ritorno al mio posto con le pive nel sacco e una certa secchezza delle fauci.
Poco più tardi inizia il concerto.
Il primo a venir fuori, chitarra al braccio, è Lenny Kaye, il compagno di merende di P.S. da una vita. Ma che tipo. Lo guardo stranito. Mai visto nulla del genere. Immaginatevi uno scopettone in giacca e camicia che dondola come un’alga nel mare per tutto il tempo del concerto. Ostenta una checcaggine tale che a confronto Jon Anderson pare un grezzo metallaro omofobo e birromane. In quanto alla chioma, qualcuno che dovrebbe farsi un po’ di più i cazzi suoi spergiura che è pettinato proprio tale quale me. A me non sembra proprio, veh.
Contemporaneamente esce lei, la poetessa maledetta del rock, stivali, jeans, una t-shirt impadellata e una giacca nera sfilacciata che ha la forma (e probabilmente l’odore) di una tovaglia della festa dell’Unità.
Due o tre pezzi che non riconosco, poi esce Jesse Smith, la figlia di Patti, e si siede al piano. Capelli graziosamente raccolti, un’ombra di trucco sul viso, golfino carino sulle spalle, un vestitino verde un po’ scollato, mica tanto. Una tipica fighettina parmigiana da aperitivo del giovedì sera, al barino. Uguale uguale. Lancia fulminee occhiatacce alla madre a ogni suo gesto sguaiato, palesando un evidente complesso adolescenziale ancora lontano dal risolversi. Post-adolescenziale, direi, giacché la graziosa vira ormai per i trenta.
Il quarto e ultimo viene fuori soltanto verso la fine. Faccio un’ovazione interiore. Direttamente da Sacramento, California, ecco a voi Frangia, il nono figlio della famiglia Bradford.
Li guardo strimpellare per un po’.
Non ho mai visto una band così scalcinata.
Forse i Supertramp nel 2001.
No, no. Questi son peggio.
A ogni canzone Patti fa ciao con la manina come una vecchia babbiona all’ora del tè, di quelle che popolano i libri di Foster o i film di Ivory; inciampa nei fili, le casca il microfono, scende tra il pubblico e perde la strada, di tanto in tanto scatarra sul palco, si scorda i testi e pure gli accordi. Una presenza scenica paragonabile a quella di Ozzy Osborne, col quale evidenzia pure una sinistra somiglianza somatica.
Insomma: un spettacolo desolante.
Sono spiacente di annunciarvi che la poetessa maledetta del rock è entrata in menopausa. E’ così, signore e signori. Rassegnatevi. Dopotutto doveva succedere, prima o poi.

Per un po’ mi agito sulla sedia. Delusione? Sete? Non so bene che fare.
Poi mi viene un’idea.
Semplice. Ma come ho fatto a non pensarci prima?
Chiudo gli occhi.
E cogli occhi chiusi dondolo il capo e mi lascio cullare da quella voce misteriosa e potente, inimitabile oggi così come allora. Ecco Ghost dance, allora; ecco Dancing barefoot, ecco People have the power, ecco Because the night. E cogli occhi chiusi finalmente mi commuovo nell’incanto di quel pugno di canzoni – perdonate, non ho altri aggettivi – semplicemente perfette.
Rimane il fatto che servire Tourtel a un concerto rock è un crimine al cospetto di Dio oltre che una violazione della convenzione di Ginevra.

Setlist
Beneath the Southern Cross
Pissing in a river
Grateful
Birdland
My blaken years
Redondo Beach
Kimberly
Ghost dance
Dancing barefoot
People have the power
Because the night
Wing (encore)
Gloria (encore)

La foto è di Sabrina, che ringrazio.

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento

  09.07.2009 | 18:51
convivenza
 
 

tra le varie cose, sarebbe pure emerso che io al mattino faccio dei versi strani.
bah.
non mi risulta.

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Sara si stropiccia gli occhi.
Ha le gambe ingarbugliate nelle lenzuola e i capelli dappertutto.
Strizza gli occhi e arriccia le guance ma attraverso la nebbiolina del sonno non distingue bene.
“Cos’è?” farfuglia.
“E’ per te. Un regalino” fa Alberto agitandole davanti al naso la grossa scatola. Sara sorride e afferra il pacco.
“Posso aprirlo ora?”
“Certamente”.
Sara toglie il coperchio e guarda dentro la scatola. Dall’interno, un fracasso demoniaco le doma la criniera e inonda la stanza facendo tremare i vetri. Le ante dell’armadio scricchiolano e il lampadario tintinna. “BAARAGGHHAAAAHH!!!”
Sara fa un urlo, butta per aria la scatola e si nasconde sotto il cuscino.
Alberto fa un sorriso tutto denti. “Buongiorno amore, io andrei in ufficio, allora” esclama.
Una vocina da sotto il cuscino. “Buon… gio… rno…”
Sara sbircia fuori con un occhio.
Vede una sagoma a forma di Alberto che esce dalla porta.
Pensa a quanto si sente felice.
E pensa che a questa cosa, però, proprio non le riesce di abituarcisi.

Autore: ufj | Commenti 1 | Scrivi un commento