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  19.11.2008 | 12:58
metallo non metallo
 
 

la recensione di sara del concerto degli anathema, già pubblicata su tapirelax e su yastaradio.
la signorina finge di non ricordare che mentre i system of a down tiravano giù il filaforum con l'ultima data del loro toxicity tour, quello stesso fottutissimo giorno io ero all'alcatraz a vedere quei frocetti degli strokes, in quel momento la band più indie-emo-stronz-alternative dei miei spiaccicatissimi coglioni.
la foto l'ho rubata agli amici di yastaradio. ascoltateli!

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Milano, Rolling stone, 25/10/2008 - concerto Anathema

Alle 6 di un giovedì qualsiasi uscite dal lavoro e invece di una corroborante birra vi bevete 2 ore di coda in tangenziale e, ciò che è peggio, Symphony X e Dream Theater in sequenza stretta al Filaforum?
Già. Capitato anche a me.
Il più caldo week-end di giugno coincide sempre con il vostro ciclo e la due-giorni all’Arena Parco Nord all’insegna del metallo pesante? Naturale. Mai visto un Gods of metal sotto i 40°.
Credevate di farvi un narghilè alla mela in un localino del reggiano e vi trovate davanti il testone pelato e sudato di Paul Di’Anno special guest al Vampyria? Ho visto più di una coppia sciogliersi quel giorno.

Ma avere un fidanzato metallaro ha anche i suoi lati positivi. Non ci credete?
Beh...
Se amate la birra e i jeans schiariti con candeggina potrete farne largo uso. 
Soprattutto, se la vostra chioma è lunga e pettinata allo sfibramento lui diverrà un pupazzo (di carne) nelle vostre mani.

Io per me amo la birra e il reggae che mi fa portare i capelli arruffati. Amo anche, ahimè, un metallaro sfigato. Per questo mi sono lasciata convincere. Per questo mi trovo al Rolling Stone in mezzo a capelloni con giubbetto di pelle a spalle larghe e donzelle strizzate in corsetti di pizzo nero. Sono numerosi. Se si accorgono che non mi frega un cazzo degli Anathema sono finita.
Entriamo e il gruppo di spalla ha già suonato. Ohh, che sfiga. Grazie Dio.
Giro magliette, birra, bagno e qualche chiacchiera. Gli Anathema escono puntuali. Bueno, così ci leviamo dalle palle alla svelta.
Il primo impatto è quasi positivo. Salgono sul palco tranquilli, sottofondo una bella voce femminile campionata, intro, scopro, di uno degli ultimi album [A natural disaster, album di svolta del 2003]. Niente corna, inni o altre amene stronzate. Sono vestiti come una qualsiasi band alternative dei nostri tempi, giacca nera e camicia bianca. Cazzo, tre su cinque hanno pure i capelli corti.
Iniziano a suonare e rimango letteralmente a bocca aperta. Il cantante, voce limpida e al contempo profonda, una faccia a metà tra Robert Smith e Ugo Cattabiani, tiene bene palco e pubblico. Le canzoni, molto più new wave di quanto avessi mai osato sperare, mi fanno ondeggiare assieme ai capelloni e ai corsetti di cui sopra. Poco spazio al metal becero e grande attenzione alle derive dark di un suono che, tocca dirlo, ricalca a tratti i Pink Floyd fine ’70. Pezzi vecchi e nuovi, riconoscibili dal maggiore o minore impeto nei cori. Pezzi strumentali e incursioni elettroniche. Pezzi tirati da togliere il fiato e pezzi sussurrati da volare via. Tutti godibili anche per orecchie pop come le mie.
Per quanto mi riguarda, la forma perfetta di canzone è racchiusa nei pochi minuti di Everything is ending here; quando i Pavement componevano piccole gemme per farci guardare la punta dei piedi, sognando. Eppure gli Anathema mi fanno ondeggiare. Sta a vedere che mi piace il metal e neanche lo sapevo.

Da una settimana non ascolto altro; mi son pure scaricata la scaletta di Milano. Una ventina di canzoni in due ore e passa molto intense. A natural disaster rivisto quasi per intero. Con variazioni sul tema tanto per far capire che nessuno sta facendo i compitini. Deep e Closer aprono splendidamente, qualche traccia dolente da The silent enigma, aperture in punta di plettro con furenti esplosioni da Judgement e Alternative 4 (Anyone, anywhere sopra tutte), canzoni nuove che, debolmente per carità, richiamano perfino i primi Motorpsycho; la sola chitarra sul palco per una Are you there acustica e intimista; i cavalli di battaglia, con qualche stacco un po’ tamarro per i seguaci della prima ora: Angelica, A dying wish e Fragile dreams. Delirio. Saluti, grazie Milano, niente bis. Tutto molto naturale. E molto bello.

Setlist
01- Deep
02- Closer
03- Far away
04- Angels walk among us
05- A simple mistake
06- Anyone, anywhere
07- Empty
08- Judgement / Panic (medley)
09- Shroud of false
10- Lost control
11- Regret
12- Hope
13- Temporary peace
14- Flying
15- Are you there?
16- One fast goodbye
17- Angelica
18- A dying wish
19- Sleepless
20- Hindsight
21- Fragile dreams

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento

  10.11.2008 | 12:10
la lanterna di born
 
 

'la lanterna di born' è una delle numerose riviste culturali piene di idee che operano sottoterra, senza soldi, senza visibilità e con un piccolo pubblico di accaniti lettori faticosamente conquistato col passaparola. la rivista è oggi distribuita via e-mail tramite mailing list anche se, assicura orgoglioso il suo fondatore matteo fontana, saranno presto su web con un sito dedicato.
li ho conosciuti tramite un amico comune. matteo ha sfogliato un po' il mio blog, mi ha inviato gli arretrati della sua rivista e mi ha proposto una pubblicazione. ho accettato e ho inviato tre racconti.
'come ti senti, amico fragile?' è la riscrittura di 'arrestate uosdwis 'f jewoh' pubblicata su 'bufanda' e, in versione leggermente diversa, su questo blog. quando la redazione di 'bufanda' decise di pubblicare 'arrestate...' io ritenni il racconto troppo autoreferenziale e lo limai. la redazione preferì l'originale e si tenne quella. io invece considero questa versione un po' più 'racconto' e meno 'divertissement'.
'la rosa nera' fu pubblicata sulla rivista letteraria 'la luna di traverso' un annetto fa.
'il colpo' è inedita. si tratta, a mio umile modo di vedere, di una delle mie storie migliori e ringrazio la 'lanterna' per avere avuto il coraggio di sostenermi, pubblicandola integralmente. beh, sì, in effetti i contenuti sono un po'... un po' molto...
mi farebbe molto piacere che questo post raccogliesse i commenti dei lettori della rivista.
chiunque desideri ricevere la rivista gratuitamente o entrare in contatto con la redazione per qualunque ragione può scrivere a lanternadiborn@libero.it.
alla 'lanterna di born' inoltro da qui la mia gratitudine e un grande in bocca al lupo per il futuro.

sotto, la presentazione dei miei racconti scritta da matteo fontana.

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Tra Bukowski e ‘Pulp fiction’

Quello che vi presentiamo su questo quarto fascicolo della ‘Lanterna di Born’ è uno scrittore davvero interessante, la cui figura introduciamo con una divertente intervista che troverete nelle prossime pagine. Prima di gettarvi nella lettura dei tre racconti che abbiamo scelto di sottoporvi, il consiglio (se un consiglio possiamo permetterci di darvi) è proprio quello di dedicare qualche minuto all’intervista, per entrare in contatto con l’Autore, che molto gentilmente si è prestato alle nostre pignole domande. Cosa dire di Alberto Calorosi? Io direi solo: leggere per credere! La sua figura, poliedrica e auto-ironica, sfuggente, è, come lui stesso ammette, ben ‘nascosta’ nelle pieghe del mondo contemporaneo e, al contempo, capace di spiccare per arguzia e per ‘spiritaccio’, come forse avrebbe detto Carducci.

A questo punto, mostro sacro per mostro sacro, scomodiamo anche Foscolo, e diciamo: c’è uno ‘spirito guerrier’ che rugge dentro Alberto Calorosi! Uno spirito che si incanala nei racconti e nei generi più diversi, e proprio questo abbiamo voluto fare con questa piccola antologia, proporvi tre testi molto diversi, pervasi a volte da un’ironia graffiante che induce al sorriso e all’immedesimazione coi personaggi, altre volte da un’atmosfera di dolce ricordo, di indugio nel bozzetto d’una volta e, infine, da una virulenza davvero ‘eccessiva’, tanto eccessiva da risultare, forse, puramente stilizzata, al di là dei clichés di genere e degli autocompiacimenti (come dice lo stesso Autore nell’intervista).

In ogni caso, cari lettori, come al solito il giudizio ora passa a voi. Noi siamo sempre alla ricerca di si scrittori e personaggi interessanti, e Alberto Calorosi lo è di sicuro: il suo lavoro induce a riflessioni sulle meccaniche della vita d’oggi, a considerazioni dolci-amare (nel senso di: mai del tutto dolci, mai del tutto amare!) su temi complessi come la solitudine, la violenza, il sesso, il nichilismo, il ricordo… Ma il suo lavoro è anche, sempre, una riflessione sui generi che esso attraversa e percorre con passione, anche col coraggio di portarli alle estreme conseguenze (è il caso de ‘Il colpo’). Una riflessione, dunque, ampia e variegata che, chissà, magari in futuro, su queste stesse pagine, si arricchirà di ulteriori capitoli…

Autore: ufj | Commenti 8 | Scrivi un commento