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  30.06.2015 | 17:07
l'altra meta
 
 

WACKY RACE – DICIANNOVESIMA TAPPA
30 maggio 2015, Poggio Piccolo (BO)

Fast forward

30/05/2015. Ore 20.50
“Poggio. Gira di qua. Lo vedi il cartello?”
“Dice Poggio Grande, noi andiamo a Poggio Piccolo”.
WR1 abbraccia con un gesto il borgo consistente di tre case, una chiesa e una trattoria. “Se questo è Poggio Grande… il Piccolo sarà mica lontano” Indica un casale isolato.
“Sai che due tortelli me li farei proprio volentieri?” aggiunge WR2 transitando davanti alla trattoria.

30/05/2015. Ore 21.08
WR1 e WR2 scoprono a loro spese che le due principali caratteristiche di Poggio Piccolo sono quella di essere immenso e quella di essere da tutt’altra parte rispetto a Poggio Grande. WR2 puntualizza che anche un piatto di cappelletti in brodo non farebbe schifo.

30/05/2015. Ore 21.20
Dopo aver definitivamente rinunciato a qualunque velleità di individuare da soli l’ubicazione del campo sportivo di Poggio Piccolo, WR1 e WR2 attendono WR10 nel piazzale antistante il bar “Bar Poggio Piccolo” ormai da molti minuti, fumando sigarette e domandandosi reciprocamente dove cazzo sono capitati. “Ma WR10 non è mica originario di queste parti?” domanda WR1. “Sai, anche due fettine di cotechino con salsa di lenticchie”, risponde WR2.

30/05/2015. Ore 21.55
Un signore con un cane di media taglia al guinzaglio informa WR1, 2 e 10 che il campo sportivo di Poggio Piccolo è situato esattamente davanti a loro. I tre hanno modo di constatare che il campo sportivo di Poggio Piccolo funge da ideale divisione tra la zona industriale di Poggio Piccolo a sinistra del campo sportivo e la zona industriale di Poggio Piccolo a destra del campo sportivo. Non è illuminato e la recinzione sembra una recinzione di mediocre fattura.

30/05/2015. Ore 22.07
WR2 parcheggia la Zerozero nel piazzale del distributore situato sulla SP31 all’ingresso di Castel Guelfo di Bologna. WR2 scrocca a WR1 cinque Euro e li infila nell’apposita feritoia del distributore. Alle sue spalle, qualcuno canta in un microfono la strofa “Il più bello spettacolo dopo il Big Bang siamo io e te” in una inedita versione grindcore, gradevole più o meno quanto una scolopendra in un orecchio.

30/05/2015. Ore 22.09
WR1 cammina su e giù per il piazzale cercando di reprimere un conato di vomito. “Io guido di merda”, si scusa WR2. “Eh, no”, interviene WR10. “Io, Guido di merda”, puntualizza, riferendosi verosimilmente all’iniziativa nella quale ha coinvolto gli altri due.

30/05/2015. Ore 22.32
Nella circonvallazione di Castel Guelfo di Bologna tre attempate signore si dicono pronte a giurare sulle teste bacate dei loro mariti che al campo sportivo di Castel Guelfo di Bologna non sta succedendo proprio niente. I tre cominciano a prendere in considerazione l’eventualità di cambiare programma.

30/05/2015. Ore 22.58
WR10 scende dall’auto, guarda i due amici e allarga le braccia. “Eppure sono sicuro che il pub era qui”, mormora. “Ma tu non eri mica di queste parti?” domanda WR1. “Un hamburger. Ecco. Ci vorrebbe un bell’hamburger fatto come cazzo si deve” aggiunge WR2.

30/05/2015. Ore 23.19
WR1, WR2 e WR10 percorrono a passo molto sostenuto Viale Terme a Castel San Pietro Terme all’inseguimento di un canto soave e lontano. Il canto si interrompe all’altezza della gelateria La Terrazza. WR10 ferma due passanti e chiede informazioni sull’origine del canto. I due passanti hanno grosso modo l’età di Scilla e Cariddi.

30/05/2015. Ore 23.39
Il pub O’Malley risulta essere chiuso. “Non vedo il sangue scorrere da sotto la porta”, commenta WR2, ma per apprezzare la battuta di spirito occorre conoscere il testo della canzone “O’Malley’s bar” di Nick Cave. WR10 nota un cartello che specifica la nuova, temporanea ubicazione del bar.

Play

30/05/2015. Ore 23.55
La festa della birra dell’O’Malley’s bar è gioviale almeno quanto il testo della canzone “O’Malley’s bar” di Nick Cave e la temperatura è quella di una pozzanghera di sangue sul pavimento di un pub. La birra no, quella è appena tiepidina. Dall’altra parte del campo sportivo c’è un palco. Sul palco una manciata di uomini coi capelli lunghi sta smontando gli strumenti. Dietro al mixer, uno di quei fonici un po' sordi e molto teste di cazzo, di quelli che a una certa ora la musica la conoscono solo loro. WR1 domanda se qualcuno per caso ha voglia di patatine fritte.
“Stavo pensando a come cazzo si gioca a rugby”. Chiede WR1
“20 o 30 persone intelligenti da una parte e altrettante dall'altra, si menano per un pallone che non sembra, neanche per il cazzo un pallone”. Dice WR2.
“Non proprio 20 o 30”. Puntualizza WR10: “Saranno anche 50 o 60, guarda non scherzo, saranno poco meno degli abitanti di Poggio piccolo”.
“Zio valser! Così tanti” fa WR1:”Mica pensavo ci stesse tutta sta gente in un campo di rugby”.
“Possono persino aumentare. Presente i Gremlins?” dice WR10.
“E’ un casino quando incominciano a sudare: si bagnano... e si moltiplicano, neanche fossero patriarchi biblici” fa WR2.
WR 10: “Capitato una volta nel '83-84 credo...”. Lo corregge WR2: “Era l’85, l’anno di Heartbreakers dei Tangerine Dream”.
“Yeah, Desire, che pezzo... comunque dicevo”, rivolto a WR1, “in una città del Sud Africa i giocatori delle due squadre hanno sudato così tanto che hanno allagato lo stadio. La gente (che ce n'era) l'han dovuta evacuare tanta era la preoccupazione degli organizzatori. Tanti del pubblico invece non volevano sentire ragioni e sono rimasti, gli han messo il boccaglio e la maschera, a loro. Alcuni c’avevano quella di Zorro. Dicevano che faceva fico.
“Mi ricordo bene. I giocatori nel campo con tutta quell'acqua erano diventati 120-130 per parte, non si capiva più un cazzo”, puntualizza WR2.
WR10: “Ooh, mica che il rugby sia proprio così comprensibile, però”
WR2: “Valà che è vero, ma quella volta la buttarono in vacca. L'arbitro, un idraulico di Pretoria, propose di giocare comunque a una sorta di rugby sincronizzato col kayak!
WR1 e 10:” Ooooh, zio beel!”
WR10: “Ah niente, gli atleti si sono messi la ciambella di Nonna papera e con quelle cosce che si ritrovano al posto delle braccia hanno incominciato a remare per portare la palla ovale alla meta...”
WR1:” Ecco, parliamo di meta. Ma quante cazzo ce ne vogliono in un campo?”.
WR2:”Due”
WR1:” E perché in questo campo, che gli venga niente al fonico di merda, ce n’è solo una?”
WR10:” E' mica una meta quella. Quella è una fionda. La fionda per il tiro al somaro, qua usano così, però sono più bravi a Poggio grande, è una tradizione dicono. Ooh lanciano i somari a una velocità... incredibile! Più del rugby sincronizzato col kayak”.
WR1:”Sia, ho idea credo che ci siamo persi proprio un grande evento”.
WR10” intendi la famigerata partita di rugby del 1985?”
WR1:”No, intendo il concerto di stasera a Poggio grande”
WR2:” Poggio piccolo, diovalser. Era Poggio piccolo”.
WR:”Forse...”.


Rewind

31/05/2015. Ore 3.07
WR10, dopo aver controllato l’angolo posteriore sinistro della sua autovettura, sale le scale di casa sua.

31/05/2015. Ore 2.41
WR10 scarta sulla destra fino a posizionarsi con due ruote in corsia d’emergenza e due ruote in prima corsia mentre un’auto bianca tipo Opel Corsa colpisce non forte l’angolo posteriore sinistro della sua autovettura.

31/05/2015. Ore 2.40
WR10, mentre si trova sulla prima corsia dell’A14 tra Castel San Pietro Terme e San Lazzaro di Savena, nota nello specchietto retrovisore un’auto bianca tipo Opel Corsa che giunge alla velocità approssimativa di 190 km/h. L’auto viaggia con due ruote nella prima e due ruote nella seconda corsia.

31/05/2015. Ore 2.32
WR10 inserisce una banconota da 20 euro nell’apposita feritoia presso il distributore Agip posto circa 300 metri dopo il grande incrocio che taglia la via Emilia all’altezza di Castel San Pietro Terme. Sgancia la pistola erogatrice e riempie parzialmente il serbatoio della sua autovettura.

31/05/2015. Ore 2.29
WR10 sgancia la pistola erogatrice del distributore Agip posto circa 400 metri prima del grande incrocio che taglia la via Emilia all’altezza di Castel San Pietro Terme, inserisce la pistola erogatrice nell’apposito foro della sua autovettura e dopo venti secondi di tentativi toglie la pistola erogatrice dall’apposito foro della sua autovettura senza aver riempito il serbatoio della sua autovettura.

31/05/2015. Ore 2.28
WR10 inserisce una banconota da 20 euro nell’apposita feritoia presso il distributore Agip posto circa 400 metri prima del grande incrocio che taglia la via Emilia all’altezza di Castel San Pietro Terme, schiaccia il pulsante corrispondente alla pompa 3, si accorge che il pulsante corrispondente alla pompa 3  è spento e legge l’avvertenza “si raccomanda di schiacciare solamente i pulsanti accesi in quanto i pulsanti spenti corrispondono a pompe vuote”.


Ghost track

31/05/2015. Ore 10.22
WR10 legge sulla pagina facebook dei Dhamm che il concerto che la sera prima avrebbe dovuto svolgersi al campo sportivo di Poggio Piccolo si era in realtà svolto al bar Renzo di Imola. Nota anche che questo cambiamento su facebook piace a 3 persone e si chiede se quelle 3 persone sono lui, WR1 e WR2.

(agli osservatori più attenti non sarà sfuggito che l'illutrazione stavolta non è stata realizzata da WR1 come di consueto ma da un suo talentuosissimo epigono)

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento

  25.11.2014 | 09:49
mecenate 109
 
 

WACKY RACE – DICIOTTESIMA TAPPA
Billy Idol, 23 novembre 2014, Fabrique, Milano

“Quindi?”
“Oh, io goderli li godo. Però li avrei visti anche l’anno scorso”.
“C’erano tutti e due?”
“Sì certo”.
“E com’è stato?”
“Quei due insieme spaccano il culo”.
“Allora?”
”Allora fanculo. Si fa. Ti passo a pigliare domani alle 19”

“Senti ma tu li hai seguiti ultimamente?”
“So che hanno fatto qualcosa. Credo fosse il 2008 o giù di lì”
“Insieme?”
“Sì”.
“Bello?”
“Altroché. Da trenta”.
“Con lode?”
“Mmmh. No, direi senza”.
“Però va’ che bella città”.
“Rock and roll!”.
“Guarda che cielo”.
“Uno spettacolo. C’è neanche una nuvola”.
“E che luna”.
“E le strade. Va’ che palazzi stupendi”.
“Milan l’e semper Milan, dicono mica così gli autoctoni?”
“Mi sa che c'han ragione loro”.
“Senti ma tu hai capito dove siamo?”
[rumore di alzacristalli elettrico]
“Senta, SENTAAAA. Sa mica dov’è via Mecenate? Il 109. Aha. Sì? OK, grazie”.

“Ostia quanta gente”.
“Chi l’avrebbe detto?”
“Riesci a vedere qualcosa?”
“Niente di niente. Troppa ressa. No, aspetta. C’è un cartello attaccato al muro. C’è scritto sold out”.
“Sold out? Ma che significa?”
“Significa che i posti sono esauriti. Significa che possiamo solo starcene qua in fondo e sperare di intravederli attraverso la vetrina”.
“Quindi che facciamo?”
“Te l’ho detto. Speriamo”.
“Speriamo e basta?”
“Hai altre idee?”

“Quanta gente, eh Gual?”
“Dionimèl”
“Senti ma a te non ti da un po’ fastidio?”
“Fastidio no, Kalo. Diciamo che non mi sono ancora abituato”.
“In effetti un po’ è strano”.
“Anche secondo me”.
“No, dico, saranno almeno in duemila”.
“Anche tremila”.
“Tutti lì al freddo dietro la vetrina”.
“A guardare noi due”.
“Chissà perché, poi”.
“Senti ma quello là…”
“Quale?”
“Là in fondo. Quello che sembra la sindone di Alice Cooper”.
“Sì”.
“E’ mica Steve Stevens?”
“Altroché. E quello di fianco dev’essere Billy Idol”.
“Sì sì, è proprio Billy Idol”.
“Allora sono venuti anche loro”.
“Che gentili”.
“Han fatto della bella strada”.
“Tutto per vederci mangiare un kebab”.
“Attraverso la vetrina del Mecenate 109”.
“Valli a capire”.
“Valli a capire, già”.
“Carini, però”.
“Sì, sì. Carini son stati carini”.
“Anche secondo me”.
“Già”.
“Veh!”
“Eh?”
“Vuoi un sorso di Coca?”
“No, grazie. Birra?”
“Nah, lo sai che non la bevo”.
“Già”.
“Mmmh”.
“Sì, sì”.
“Già”.
“Senti, ma tu c’hai ancora fame? Ci mangiamo qualcos’altro?”
“Non saprei. Tu dici che è il caso di concedere il bis?”

Autore: ufj | Commenti 2 | Scrivi un commento

  04.10.2014 | 15:53
stasera z. si e' sparato trentatre cicchetti
 
 

WACKY MADHOUSE - PARTE 6
Lì dove abita WR2

Da quando ho perso il bilocale di Carignano in una mano di morra cinese con Marco Baldini vivo nel Froggie Beaver. Ho legato l’amaca da un lato al birillo centrale del biliardo e dall’altro al pomello della spina della birra. La birra del Froggie Beaver farebbe schifo a un tombino ma al Froggie Beaver non esiste acqua corrente e quindi la uso principalmente per lavarmi i denti quando vedo entrare una signora. John Troia, il barista del Froggie Beaver, dice a tutti che nel settantatre cantava nella più grande rock band di Omaha ma io sono convinto che non si sia mai mosso da San Polo. Indossa esclusivamente pantaloni a scacchi verdi e ha il terrore di tutti gli oggetti più lunghi dei suoi baffi. All’estremità del bancone c’è un vecchio idraulico negro avvinazzato di nome Gimmi. Dal nome dev’essere anche lui di San Polo, ma giura che una volta era il chitarrista più bravo del mondo e nel sessantanove aveva fatto un disco doppio con una copertina con un sacco di donne nude attorno a lui. Troia allora dice “sì, certo, come no” e gli dice se può dare un giro di bullone alla spina della birra. Allora Gimmi estrae la chiave inglese, esclama “la mia Stratocaster!” e poi spacca tutto il bancone. Mentre Troia lo sbatte fuori dal bar esegue l’inno nazionale americano coi rutti. Di fianco a lui c’è un tale che si chiama Gim anche lui. E’ di Barco ma viene a San Polo tutti i giorni col Bibbiano-Ciano delle sette e ventidue. Sa tutte le formazioni della Reggiana dal diciannove a oggi e conosce a memoria tutte le dodicimila puntate di General Hospital. Dice che quando faceva l’albergatore in California al Morrison Hotel faceva sesso con tutte le clienti femmine dai tredici anni ai centotrenta. Se gli domandi come c’è andato fin là in California ti risponde “con Bibbiano-Ciano, come sennò?” Nel tavolo vicino al videopoker c’è sempre seduto un tale di Grassano che si fa chiamare Zappa. Lui fa sempre delle battute contro gli omosessuali ma viene al bar con due Yorkshire e un Pechinese. Gli Yorkshire somigliano a due grosse scolopendre e si chiamano Birba e Batuffolo. Il Pechinese invece si chiama Onkong. Zappa ha il terrore degli accenti e quindi si esprime solo con parole piane o sdrucciole e per precauzione evita i monosillabi. Poiché non riesce a pronunciarne il nome, in genere quando se ne va dimentica Onkong nel bar, così John Troia lo utilizza per pulire i vetri. Zappa dice che una volta in concerto ha suonato con la sua Gibson talmente tante semibiscrome che si è incendiato il Marshall. Quella sera, se guardavi il lago di Ginevra dall’alto, vedevi dappertutto fumo sull’acqua e fiamme nel cielo. Gion invece ha un’invalidità al cento per cento per una rara e perniciosissima forma di dislessia che lo costringere a esprimersi usando esclusivamente la parola trentatre. Si è fatto costruire due dita indice artificiali con le quali gioca diciotto ore consecutive a flipper. Negli anni sessanta faceva parte di una famosissima band chiamata gli Scarafaggi e si diceva che le canzoni più belle fossero quelle che scriveva lui ma poi è saltato fuori che gliele scriveva tutte la sua morosina giapponese. Nella sua personale cosmogonia sostiene che dio ha creato l’universo giocando a flipper e che esistono più di centoventicinquemila specie diverse di scarafaggi, e che una di esse diventerà specie dominante entro il 31 dicembre di quest’anno. Si ritiene il massimo esperto mondiale di Curling femminile. Nessuno al Froggie Beaver ha il coraggio di intavolare una discussione sul curling femminile per ragioni molto facili da indovinare. L'altro giorno mi ha chiamato Marco Baldini per sapere se facevamo la rivincita ma io gli ho detto di andare affanculo che io qua al Froggie Beaver ci sto da dio.

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  28.08.2014 | 17:19
occhi splendenti e antipatiche soubrettes
 
 

WACKY RACE - DICIASSETTESIMA TAPPA

Ex-CCCP, 4 maggio 2014, Spazio Gerra, Reggio Emilia

Arrivano insieme, salutano un paio di amiche, sorridono, un leggero imbarazzo. Salgono sul palco​, si abbracciano, foto di rito. Si siedono, al centro una sedia vuota. Ferretti ha gli occhi splendenti, è padrone di casa. Zamboni si rilassa, è ospite d'onore. Arrivano gli altri: Fatur, Antonella, Valdessalici. il pubblico è quello delle grandi occasioni, silenzioso, attento, in attesa. Di una confessione. Di una domanda impertinente. Di un segno che non arriva. WR3 fatica a trattenere l'emozione.
1984. 4 maggio. Reggio Emilia, Berlino, il punk.
2014. 4 maggio. Fedeli alla linea, la linea non c'è. Fedeli alla linea, la linea non c'è.

In chiusura Valdessalici annuncia di aver conservato alcune cartoline stampate per celebrare una tournè dei CCCP che mai avvenne. Lancia le cartoline sul pubblico. Il primo lancio si esaurisce nelle prime file. Nei successivi lo psichiatra si sbraccia per raggiungere gli ultimi. WR6, naso all'insù, guarda le cartoline piovigginare fra le persone. Impossibile che una arrivi fino là. Poi una corrente ascensionale improvvisa, la cartolina si alza e volteggia sopra alle mani tese, sembra incespicare poi riprende il suo volo elicoidale fino a toccare terra proprio a metà strada fra lei e un tizio che indossa occhiali da l'hipster. Ciò che deve accadere accade, ma in una frazione di secondo: WR6 scarta sulla sinistra e in tuffo cerca di afferrare la cartolina, che però ha già toccato terra. La copre con la mano: “è mia!”, grida, memore di una magra carriera da pallavolista alle scuole medie. Il tizio hipster si getta sulla destra e gliela sfila da sotto il palmo. Sarà stata l'emozione del momento, la scarica di adrenalina per lo sforzo fisico improvviso, ma la parola “Bastardo!” esce istintivamente, istantaneamente e anche un po' ironicamente dalle labbra di WR6. L'hipster fa una faccia uguale ai suoi occhiali e restituisce la cartolina a WR6, che quindi si avvicina ad Annarella per chiedere un autografo e magari scattare una foto ricordo ma...

Inziativa culturale popolare.
Annarella Giudici. Antipatica soubrette.
Esposizione fotografica in un festival fotografico.
Vietato fare foto.
Un libro di fotografie.
Acquistate il nuovo gioiello di Annarella.
Propoaganda consumista.
Vaffanculo te e il tuo gioiello.

Nelle foto sopra, con Ferretti e Zamboni, WR3 e (all'interno) WRzero.

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  19.08.2014 | 17:05
un giorno io k. minogue me la trombo sulle scale
 
 

WACKY MADHOUSE - PARTE 5
Lì dove abita WR16

Immagina un giardino immenso con alberi immensi e al centro di quel giardino immenso con un viale immenso c’è un minuscolo Pupo che fa il nano da giardino. Quando passi dici “ciao Pùpolo” e quello fa dondolare il cappuccio e suonare il campanellino. Davanti al cancello una colonna dorica in cartapesta alta circa un metro sorregge il faccione di Eros Ramazzotti. Quando passi gli molli uno scapaccione da farlo girare di un angolo giro. Quando il faccione di Eros Ramazzotti ritornerà al posto di prima tu ti sentirai decisamente meglio. In fondo al viale ci sono i cassonetti della differenziata dove Nek in posizione d'affondo sorregge il sacco dell'umido. Prima dell'entrata ci sono tre gradini in pietra e sul pianerottolo davanti alla porta c'è l'ultimo modello di lingua pulisci-scarpe J-Ax.
In portineria è facile trovare Beyoncé che divide alacremente la posta indossando solamente due francobolli. Se passi al mattino presto e sei fortunato ti chiederà di leccarli e attaccarglieli addosso. Devi essere molto fortunato perché di solito che molta ressa, al mattino in portineria. Sulla tromba delle scale è facile incrociare Kylie Minogue prona che passa lo straccio mentre i Daft Punk aggiustano la ringhiera o Bon Jovi cambia una lampadina. Per i lavori pesanti di solito viene Gianna Nannini. Quando c’è lei piuttosto che incontrarla sulla scala mi calo dalla finestra con una corda di fazzoletti.
Alla ragazza della porta accanto le chiedo sempre lo zucchero. Tutte le volte che apre la porta io mi presento mica perché sono rincoglionito ma perché mi piace il modo in cui dice “Amanda Lear”. Sotto di me ci abitano Vasco, Ligabue, Jovanotti e Rihanna ed è per questo che indosso gli zoccoli persino quando dormo. Il giardiniere è Gigi d'Alessio che per contratto falcia il prato con le unghie e estirpa le ortiche a mani nude. L’orinatoio comune si chiama Sugar Fornaciari e sta sempre inginocchiato con le mani dietro la schiena. Nel vano caldaia c'è Claudio Baglioni che alimenta il condominio strofinando la testa contro il muro. In mensa – perché abbiamo persino una mensa – Orietta Berti avvolta in un succinto grembiulino sexy da cameriera cucina meravigliose reggianità culinarie. Adoro i suoi cappelletti ma soprattutto il ballonzolare ritmico delle sue chiappe.

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  06.06.2014 | 17:59
ma nada e' uguale spiaccicata a o. osbourne
 
 

WACKY MADHOUSE - PARTE 4
Lì dove abita WR1

Io avevo sentito che quella di fronte era una tizia famosa allora ho guardato su Internet e ho scoperto che è una cantante attempata di origine spagnola che si chiama Niente. Poi però ho notato che tutte le volte che scende a portare il rusco si tocca i maroni e poi fa le corna. Allora ho scritto dentro google “personaggio famoso che somiglia a Niente in spagnolo però si tocca i maroni e poi fa le corna” e ho scoperto che il mio vicino è un uomo, inglese, di nome John Michael. Negli anni settanta questo tizio cantava in una band di satanisti e a metà concerto staccava la testa ai pipistrelli morti con un morso. Poi una volta ha fatto un misturotto esplosivo di bacilli di leptospirosi, benzodiazepine e alcool e ora è convinto di essere il figlio di Satana in persona. Tutte le settimane mi suona il campanello, io faccio “Chi è” e lui “Sono il fottuto principe delle tenebre, fottuto fottimadre. Mi presteresti il pennarello nero?”. Io glielo do e poi gli dico “Non dici grazie?” e lui risponde “Il fottuto principe delle tenebre non deve dire grazie a nessun futtoto fottimadre”. Ormai li compero a scatole da dodici. Vorrei tanto sapere cosa diavolo ci fa con tutti quei pennarelli neri. Anche quello di sotto non è ben chiaro di che sesso sia perché sul campanello c’è scritto Vincent Furnier ma tutti lo chiamano Alice. Dice che era il nome di una sua trisavola che di professione faceva la strega nel millesettecento. Però il mio vicino che dice di essere il principe delle tenebre dice che all’inferno questa Alice qui non la conoscono e che secondo lui la trisavola di Vincent Furnier nel settecento era famosa per i pompini. E’ uno appassionato di bio-edilizia e tutte le volte che mi incrocia nell’ascensore me ne parla. I pomodori del suo orto verticale però sono buonissimi e visto che il mio balcone è sopra il suo glieli frego agganciandoli con l’appendiabiti. Dice che vuole entrare in politica e diventare ministro dell’istruzione. Il suo motto è “School’s out for summer, shool’s our for ever”. Di fronte a lui abita un certo James Newell Osterberg Jr. ma tutti lo chiamano l’Iguana perché in effetti somiglia a un’iguana. E’ ossessionato dalle camicie bianche. Ne possiede interi armadi. Le ripone con cura, perfettamente stirate, le custodisce gelosamente e tutte le volte che vai a trovarlo insiste per mostrarti la sua collezione. Dice che le camicie bianche sono l’unico indumento tollerato dalla sua bella pelle sensibile, però non le indossa mai perché dice che non sopporterebbe l’idea di stropicciarle. E’ appassionato di urbanistica e sostiene che il piano regolatore di Detroit del 1960 ha influito più di qualunque altro piano regolatore nella storia della musica soul. Oltre alle camicie bianche colleziona bottiglie di chinotto di annate differenti imbottigliate dal suo coinquilino Giovanni Paolo Giovanni. Lui, Giovanni Paolo Giovanni, faceva il macchinista sullo Zeppelin però una volta è finito contro un traliccio e da allora il suoi ragionamenti non li seguo tanto bene, ma è un gran lavoratore, sempre chiuso nella sua stanza imbottita di cartoni di uova di struzzo dotata di synth, di basso, due bonsai e un bersagio per darts con attaccata la faccia di Sting. All’ingresso c’è un certo Bill Byford che cantava in una band chiamata i Sassoni (in italiano) oppure i Giaroni (in Bibbianese). Fa il portinaio e non esce mai dal suo loculo perché è ricercato in tutto il mondo tranne che nel nostro condominio. Appeso nel suo abituro c’è un cartello con le facce di Billy Joel e Davide Van De Sfroos dentro a un cartello tipo divieto di sosta. Byford passa intere giornate a masticare chewing gum e sputarli contro quel cartello. Lui sì che fa una vita da vera rockstar.

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento

  22.05.2014 | 17:30
sai che f. guccini ha dei buffi peli sulla pancia?
 
 

WACKY MADHOUSE - PARTE 3
Lì dove abita WR6

Io vivo con Jim Morrison, il cantante delle Porte perché che non è mica vero che è morto anzi è vivo e sta benissimo e viviamo insieme in un bungalow su un'isola tropicale e lui sta tutto il giorno in spiaggia a bersi dei gran Mojito e io invece vivo sempre nello stesso bungalow sulla stessa isola tropicale però sto tutto il giorno in spiaggia a bermi dei gran Margarita perché il Mojito mi fa venire troppa voglia di pisciare. Nell’altro bungalow ci vive un altro che non è morto per niente che si chiama Kurt Cobain e anche se Kurt Cobain ha delle camicie inguardabili da boscaiolo, i capelli un po’ unti e gli puzza l’alito è comunque un buon amico perché è uno che sa come si sega in due un tronco e poi ha sempre le tasche piene di roba da sballo. L’orsacchiotto attempato che sta nell’altro bungalow è uno che parla sempre di come andavano meglio le cose ai suoi tempi e scrive canzoni nostalgiche e libri nostalgici che parlano di come andavano meglio le cose ai suoi tempi. Quel tipo lì è diventato famoso perché ha fatto un disco che si intitola come il posto dove abitava scrivendoci proprio la via e il numero civico, il quarantatré, e la cosa strana è che anche l’ultimo disco che ha fatto si chiama come l’isola in cui viviamo adesso tutti insieme vale a dire L’ultima Thule.
Un po’ più lontano c’è un tizio che si chiama Nicola Caverna vestito sempre di nero coi baffetti e i capelli neri e bisunti anche lui che suonava in una band chiamata I Semi Cattivi e la cosa mi fa un po’ ridere perché in Italia i Semi cattivi vuol dire che sono un po’ meno cattivi dei Completamente Cattivi e invece a Bibbiano i Semi cattivi è come dire I Coglioni Cattivi che non è niente male come nome di una band. Lui si crede un sex symbol solo perché quando fuma una paglia al tramonto rannicchiato su uno scoglio mentre si parla di quanto triste eppure meravigliosa sia questa vita mi viene sempre un po’ voglia di dargliela ma poi quando il sole scompare dietro la barriera corallina lui finisce il Tequila, fa una scoreggia, si mette a ridere e poi di solito cerca di toccarmi il culo però a quel punto io ho già deciso che non gliela do più e me ne vado.
L'amministratore del villaggio è uno che viene dalla Sicilia e dice sempre che lui detesta i direttori artistici e gli addetti alla cultura poi però nella vita ha fatto sia il direttore artistico che l’addetto alla cultura. Ma poi si è fiaccato ed è andato nel Tennesse a vedere se nei campi del Tennesse ci cresce l’erba medica. Non mi ha mai rivelato cos’ha scoperto.

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  10.05.2014 | 11:26
identikit dei black kalzamaglia
 
 

Una rarissima foto di repertorio dei Black kalzamaglia un istante prima che venissero subissati da un vero e proprio tsunami di reggiseni. Lo scatto è di WR6. Chi invece desidera ammirare meglio l'ineffabile illustrazione di WR1 può cliccare questo link.
Tra l'altro vi informo che WRzero, principale autrice della parte finale della sedicesima tappa, nascerà a brevissimo. E quando dico a brevissimo intendo proprio a brevissimo a brevissimo.

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento

  05.05.2014 | 11:55
the nightmare of the black kalzamaglia
 
 

WACKY RACE - SEDICESIMA TAPPA

Black sabbath, 7 dicembre 2013, O2 Arena, Praga

Dopo quasi due decadi di attesa è finalmente giunto il momento. Il Wacky Race fa tappa in quel di Praga, città gotica per eccellenza, per assistere al concerto dei Black sabbath. Inizia così: le formalità sul bagaglio sono appunto delle formalità, costose, ma pur sempre delle formalità. Cinque Wacky Racers, inguainati nelle loro calzamaglie nere, salgono a bordo dell'aereo senza grosse difficoltà, accolti da due inquietanti hostess attempate vestite anch'esse di nero e dotate di un setoso eccesso di peluria sotto al naso. Una di loro indossa una collana con un ciondolo a forma di croce rovesciata. L'altra invece sfoggia uno scintillante dito d'oro. Le due donne sono invero cortesi e molto professionali. Si accomodano nei posti assegnati, WR3 e WR6 si cimentano nella loro attività preferita a bordo degli aviogetti: sfogliare cataloghi di valige mentre WR1 approfondisce il suo rapporto simbiotico col sacchettino di carta e WR2 si rilassa elaborando matrici complesse su un foglio bisunto. Io mi guardo intorno pensieroso, domandandomi cosa potrebbe mettermi definitivamente a mio agio. A un certo punto alzo la mano e chiamo lo steward. L'uomo arriva canticchiando "I told you once about your friends and neighbours. They were always seeking but they'll never find it" così mi guardo in giro come in preda a una vertigine. WR2, WR6, WR3, WR1. Sono tutti scomparsi. L'uomo mi posa una mano sulla spalla. "It's alright", mi sorride, "yes it's alright", ripete. Stappa una bottiglia di birra e me la mette in mano. Inchioda i suoi occhi nei miei. "E ricorda bene che io non faccio parte di questo cazzo di equipaggio", dice prima di andarsene fischiettando un motivetto allego. Ora l'aereo decolla. Subito risuona una sirena tipo sirena antiaereo e il comandante annuncia con voce impastata: "Are you crazy?... come ooooon... Are you fucking craaaaaaaazy?"
Tempo pochi minuti: l'aereo finisce nel mezzo di una tempesta e prende a sobbalzare, WR3 e WR6 sono di nuovo lì, fagocitate da una montagna di bagagli a mano, WR1 è stato risucchiato dal sacchetto di carta e ora spuntano solo i piedi. Picchio sulla spalla di WR2 e gli domando secondo lui cosa diavolo stava canticchiando lo stewart. "Quale stewart?" risponde lui. "Quello che mi ha portato la birra canticchiando un motivetto allegro". "Quale birra?". Guardo in basso. In mano non stringo niente. Qualcosa mi spinge ad alzare la tendina del finestrino ed eccolo là, lo stewart di prima, seduto sull'ala che traffica col motore canticchiando quel motivetto allegro che dice "Va tutto bene, sì, va tutto meravigliosamente bene".
E così mi sveglio di soprassalto madido di sudore. Tutto è tornato alla normalità, tranne questo assurda calzamaglia nera che non riesco a levarmi di dosso.

Sono all'interno di una metropolitana molto affollata, una metropolitana che ha più l'aspetto della cabina di un aereo. Il conducente accende gli altoparlanti e urla "Are you fucking craaaaaaaazy?". Le hostess, se sono hostess, corrono avanti e indietro freneticamente. Le mani cariche di boccali di birra nera e schiumosa e gridano “Cerveza, cerveza!”. Ad ogni fermata si aprono le porte ed entra un folata di aria gelida e carica di neve. Il nevischio si posa sulle giacche e sui capelli dei passeggeri come forfora sui chiodi dei metallari. WR5, WR1, WR3, WR2 indossando calzamaglie nere. WR5 si esibisce in plièe e relevèe languidamente appoggiato al palo del vagone. Sento l'ansia crescere dentro di me. Un presentimento tanto vago quanto fastidioso. So di aver dimenticato qualcosa, ma anche spremendomi le meningi non riesco proprio a ricordare cosa. una cosa banale, di una banalità devastante, come quando parti per un viaggio e arrivato in aeroporto ti accorgi di aver lasciata a casa il passaporto. Allora infìilo la mano in tasca ed estraggo il passaporto. Al posto della foto c'è la sagoma di un viso avvolto in un passamontagna nero.
Le porte si aprono all'improvviso. WR5 balza fuori con una piroetta. Gli altri lo seguono affannosamente. La stazione è in realtà una piazza con un albero di natale luminoso e un gigantesco brezel piazzato al posto della stella cadente. Poco lontano uno strambo orologio astronomico diffonde una musichetta satanica a ogni scoccare dell'ora che fa più o meno: “Where can you run to? What more can you do? No more tomorrow, life is killing you. Dreams turn to nightmares, heaven turns to hell. Words of confusion, nothing more to tell”. La piazza è gremita di gente, ma WR1 mi tiene per mano e la gente che ci guarda inorridita si apre in un lungo corridoio davanti a noi. Improvvisamente un uomo ci si para di fronte con aria di sfida. Una specie di Wolverine con addosso il cappotto del Corvo. Al posto degli artigli estrae una spilletta di Garfield e dice una sola parola: Tiket. All'improvviso mi torna in mente cosa avevo dimenticato. Il biglietto. Sento una forza incontrollabile pervadermi mentre il mio corpo muta in qualcos'altro. Sono più alto, sempre più alto, e ora posso schiacciare un uomo con un piede. Possiedo molte braccia. Con una mano stringo il Wolverine, con l'altra gli stacco la testa mentre con la terza mi accendo una paglia e con la quarta schiocco le dita al tempo della musichetta satanica. Nella quinta stringo ora non più la mano di WR1 ma tutta la sua figura mentre la sesta... "La sesta dorme dentro di me", mi tranquillizza con un sorriso WR6, comodamente seduta nel palmo della mia sesta mano.
Sobbalzo urlando "Shamalà! Shamalà! Shamalà!". Mi siedo sul letto e mi guardo intorno. I vinili sono tutti al loro posto, la pila di biglietti dei miei 357 concerti pure. Ma questa calzamaglia nera?

Qui non c'è il solito caldino, anzi, qui c'è un freddo fottuto. E che cibo di merda. Quella roba gassata sembra anche buona ma ne arrivano solo delle pisciatine sottilissime. Diverso dalle montagne di popcorn a cui sono abituata da un po' a questa parte. Intravedo le sagome di quattro persone. Uno dice sempre delle frasi che cominciano con dio e che mi fanno molto ridere anche se non le capisco, l'altro invece decide sempre i posti dove andare e nessuno le mette mai in discussione perché quando sceglie un posto va sempre a finire che quel posto è bellissimo. La terza secondo me è una femmina, come me, ed è sempre dolce e a volte un po' sarcastica, soprattutto con quello che fa tremare i vetri coi rutti, che mi pare sia sempre lo stesso che dice quelle cose divertenti che iniziano con dio. L'ultimo è quello che dà sempre un bacino al mio culo prima di addormenarsi e mi chiama Trinity, è quello che dice sempre “andiamo” e allora improvvisamente stiamo tutti andando da qualche parte, neanche fosse lui il leader. C'è una quinta persona ma non riesco a vederla eppure deve essere molto vicina. Quando parla o quando fa quei rumori col sedere la sento dappertutto, come se fosse tutt'intorno a me. Però ora scusatemi, mi sento improvvisamente stanca. Sapete, tutto questo sballonzolio concilia. Credo che mi farò un pisolino. Quando mi sveglio intravedo tre sagome che parlano della discografia dei Rainbow mentre la quarta sta parlando di mercatini assieme a quella che ho intorno. Poi all'improvviso ci sono delle luci fortissime, e dei fischi, e delle urla e tutti che spingono e sgomitano. Da qui non vedo bene ma sembrano centinaia di mani alzate che fanno le corna. Vorrei proprio sapere dove diavolo sono capitata. Quello che sento è un tizio che sbraita come una gallina e ogni volta che dice "are you fu kong craaaaaaaazy" tutti impazziscono e fanno un gran casino. Gallina farfuglia frasi senza senso sul diavolo. Secondo me quello si fa la pipì addosso come me. Ora c'è un suono che mi fa traballare e il cordone a cui sono attaccata daang daaang vibra che sembra la corda di un contrabbasso. Mentre Gallina farfuglia la sagoma che mi circonda canta nananà nananà nananà forse perché non vuole sentirlo o forse perché vuole canticchiare le stesse cose che dice Gallina ma non ricorda le parole.
Oh, ma questa mi sembra di conoscerla! E anche questa! E senti che bel suono. E vai con questo riffone. Bella faccenda. Uno dei tre che prima parlavano dei Rainbow ora è dietro di me che grida ghegheghé. Poi però a un certo punto i rumori sono forti, troppo forti, come un rullo di tamburi, sì, sono proprio tamburi e sono più forti sempre più forti e il rumore è dappertutto è accecante è assordante e il cordone vibra forte troppo forte e mi sbatte di qua e di là, sopra e sotto e di lato e allora urlo...
"Bastaaaaaa!". Mi sveglio di soprassalto. Ma che razza di incubo. D'istinto poso le mani sul mio prominente ventre, stranamente avvolto in una confortevole calzamaglia tutta nera.

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L'ineffabile illustrazione qui sopra raffigura i Black Kalzamaglia in concerto. Concordo con voi che vederla alla risoluzione consentita da questo blog rappresenta un crimine nei confronti in primo luogo di WR1, in secondo luogo dell'umanità intera. Vedremo come risolvere il problema. Nel frattempo potete cimentarvi a individuare nel testo la frase nascosta, la frase della Bestia. La frase del triplo 6.

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  28.04.2014 | 17:15
j. spencer mi lancia delle occhiate strappamutande
 
 

WACKY MADHOUSE - PARTE 2
Lì dove abita WR3

Io invece di fianco c’ho un tizio fighissimo che si chiama Jon Spencer che non parla mai con nessuno però una volta mi ha detto che avevo degli occhiali molto carini e appena lo ha detto mi si sono inumidite le mutandine e dopo due settimane ho scoperto di essere incinta e da quando sono incinta mi si sono gonfiate le caviglie ma lui non se n’è mai accorto perché mi si sono gonfiate anche le tette e mi viene comodo perché così io vado a casa sua con una maglietta scollata e attingo alla sua sterminata collezione di bellbottoms per coprire le caviglie.
Noi ci vediamo spesso a giocare a bigliardino in quattro, io, Jon Spencer, la moglie di Jon Spencer che è una tipa molto figa e il cazzone magro col taglio alla Vincent Vega del piano di sopra che fa il cantante in una band chiamata Le Teste che Parlano. Quando giochiamo a biliardino Jon Spencer non fa altro che guardarmi le tette e anche se la sua moglie è una molto figa è pur sempre una molto figa senza tette e così mentre lui guarda le tette io gli faccio dei goal da coglione, allora la moglie molto figa di Jon Spencer si arrabbia perché Jon Spencer ha preso un goal da coglione e visto che non ha tette ma ha gli occhi molto belli fa gli occhioni al cazzone magro col taglio alla Vincent Vega che gioca in squadra con me e va a finire che anche lui, il cazzone magro, prende dei goal da coglione perché a lui, al cazzone magro, gli piacciono sia le tette grandi sia gli occhi belli. Di sotto c’è uno che si chiama Enrico Rollins. E’ un tipaccio tutto tatuato col collo grosso come il tronco di un abete e ha sempre la faccia cattiva. E’ uno di quelli che stappano le birre coi denti e si accendono i fiammiferi nella barba. Si nutre esclusivamente di tofu e racconta un sacco di balle. Dice che è un attore affermato, che scrive romanzi acclamati dalla critica, poesie geniali e che suona in una delle più rivoluzionarie rock band del millennio ma io invece so che fa il buttafuori al Titties and beer, lo strip bar più malfamato dell’isolato. Di fronte a lui c’è un tipo che suonava la chitarra nei CCCP che poi in realtà è cirillico e si dovrebbe di esse esse esse erre ma lui preferisce dire ci ci ci pì perché ha la erre moscia e la esse sìfula. Lui è molto gentile e mi da sempre le ortiche che gli crescono sul balcome per fare la frittata. Il suo amico invece bestemmia sempre. E’ gentile anche lui, ma bestemmia sempre. E beve. Bestemmia sempre e beve sempre. Io penso che bestemmi perché non gli piace la roba che beve così un giorno gli ho comperato una bottiglia di rum invecchiato e gliel’ho data. Ha detto *orcodio, poi l’ha stappata e ha fatto una bella golata.

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  18.04.2014 | 09:24
digli a l. reed se gli avanza dello zucchero
 
 

Voi non sapete chi sono, ma loro vi racconteranno dove abitano.

WACKY MADHOUSE - PARTE 1
Lì dove abita WR12

Dove abito io, proprio sullo stesso pianerottolo, ci abita un vecchio tossicone che tiene gli occhiali scuri anche in casa e che somiglia un po’ a Umberto Bossi. E’ uno che attacca delle pezze micidiali e ha sempre la casa fornita e ti presta sempra tutto e non chiede mai niente indietro. Secondo me perché si scorda. A tutti quelli che incontra gli scrocca una paglia ma io sono al sicuro perché non fumo. Però lo stesso se non sto attento mi incula gli accendini sulla stufa. Dice che conosce i Metallica e hanno pure fatto un disco insieme. Il titolo del disco è il nome della badante che poi io so che non è il suo vero nome ma è il nome d’arte che aveva negli anni novanta quando girava film porno amatoriali in Germania. Dall’altra parte del pianerottolo ci abita un tale che suonava la chitarra in una band chiamata Gli Scarafaggi. Lui in casa non ha mai niente e infatti è sempre dietro chiedere roba al vecchio tossicone che somiglia a Umberto Bossi. Mangia un casino di verdura, ma non la compera mai. La va a scroccare a quello di sotto.
Quello di sotto è uno molto strano che mi inquieta un po’. E’ uno che odia i gatti e se gliene capita in casa uno lo butta dalla finestra. Dicono che una volta s’è sbagliato e ha buttato un’altra cosa ma io non ci credo. Anche lui suona la chitarra, ma meno bene degli altri. Suonava in una band chiamata Il Pollame e una volta ha fregato la morosa al mio vicino, quello che mangia la verdura e suonava negli Scarafaggi. Questa morosa qui era un pochino zoccola e per un po’ di tempo è stata con tutti e due, poi però il chitarrista che abita sotto ci ha scritto una canzone d’amore, a quella tipa lì, e l’ha chiamata Layla, come la tipa, senza neanche cambiare il nome, così che il chitarrista degli Scarafaggi anche se non è proprio un fulmine quando ha sentito la canzone alla radio s’è incazzato un casino e gli ha spaccato in testa una Fender, al tizio del Pollame, ma non ha smesso di scroccargli la verdura. Lui, quello che suonava negli Scarafaggi, abita esattamente sopra a quello che suonava nel Pollame e un po’ per incuria, un po’ perché ancora si ricorda quella faccenda della morosa un po’ zoccola, lui annaffia sempre le piante facendogli cadere l'acqua sporca sui suoi panni stesi e in più scuote le briciole della tovaglia sul suo balcone così i piccioni ci vanno a scagazzare.
Al piano terra c’è un tizio mezzo sordo che suonava pure lui la chitarra. Quello lì oltre che mezzo sordo è anche mezzo scemo e infatti tutte le volte che gli chiedo in che banda suonava lui mi chiede “Chi?”. Allora io gli ripeto: “Tu. Ti sto chiedendo in che banda suonavi tu!” E lui “Chi?” E io di nuovo glielo torno a chiedere e andiamo avanti così finché non mi stufo. Quel tizio lì è uno molto noioso e ha sempre da dire se passi coi piedi sporchi di fango. Io di solito porto pazienza ma una volta sono passato coi piedi sporchi di merda invece che di fango e gli ho pure attaccato lo scotch sul campanello. A dire la verità non l’ho fatto perché ero veramente arrabbiato ma l’ho fatto per fare il galletto agli occhi della nuova vicina che mi fa sempre dei sorrisi. Si fa chiamare La Bionda ma secondo me è tinta e mi piacerebbe tanto vedere che colore ha là sotto per essere sicuro. Sì, mi piacerebbe proprio tanto vedere che colore ha là sotto.

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  30.03.2014 | 12:23
intervista al frontman dei criogenia
 
 

WACKY RACE - QUINDICESIMA TAPPA (prima parte)

Criogenia, 29 marzo 2014, Bar dei Giardini, Imola

Dopo il concerto di addio dei Criogenia ho intervistato il frontman della band. Poi ho perso il foglietto delle domande.

(…)
Ma no, anzi. Sono io che ti ringrazio per aver esordito con una domanda tanto originale. Si tratta di una sorta di predestinazione. Pensa che i Criogenia si formano lo stesso giorno, dico, lo stesso esatto giorno che i Duran duran pubblicano l'indimenticabile “Violence of summer”. Ora capisci cosa intendo?
(…)
 Questo bisognerebbe chiederlo a loro. In ogni caso ti basti sapere che i Criogenia si sono formati il 23 luglio 1990 in Europa e l'11 agosto negli Stati Uniti. Proprio come “Violence of summer”.
(…)
Più o meno come succede sempre in questi casi. Sei adolescenti che non hanno niente da condividere se non una passione per la musica rock, per il film “The Commitments” e il fatto di essere stati concepiti tutti e sei a Woodstock. Più precisamente durante la versione di “With a little help from my friends” mirabilmente eseguita da Joe Cocker.
(…)
Esattamente. E proprio perché i Beatles sono nel nostro DNA che li proponiamo a ogni nostro concerto. Ti ho già detto che “Happiness is a warm gun” è la mia canzone preferita in assoluto?
(…)
Bene, con questa fa un milione e uno.
(…)
No mai. Suoniamo invece “While my guitar gently weeps”, la traccia precedente.
(…)
La ragione è molto semplice: Alberto, il nostro chitarrista, è uno stronzo.
(…)
Quello che più mi irrita è la superficialità di quelli, e sono tanti, che canticchiano una canzone senza conoscerne il significato. Per esempio tu la conosci “Rewind” di Vasco?
(…)
Bravo, proprio quella. Strafamosa, sì. Bene. Quella canzone parla di un tizio che si fa una sega sul divano guardando un film porno.
(…)
E allora leggiti il testo. Te ne dico un'altra. L'altro giorno salgo sull'autobus e di fianco a me un tizio canticchia “Here come old flat-top, he come grooving up slowly. He got joo-joo eyeball, he one holy roller” e via discorrendo. Gli faccio due domande e quello parte con un treno di idiozie. Personaggi grotteschi che si muovo come burattini, dice, pensa un po'. Poi mi parla di politica, di Timothy Leary. Arriva a sostenere che l'uomo con gli occhi a jojo sarebbe Dr. John. “Tutte scemenze”, dico io. “Come together è una canzone che parla di orgasmi simultanei”. Come together, right now, over me. C'è bisogno di aggiungere altro?
(…)
Esattamente. Proprio durante l'assolo finale di “Come together”. Si trattò di una performance molto all'avanguardia. Ci beccammo una condanna per atti osceni in luogo pubblico e fummo estradati dal paese.
(…)
No una volta sola.
(…)
Credimi, una volta sola è più che sufficiente.
(…)
No le altre quarantasette condanne sono per il reato di pubblicità comparativa. Non hai idea di quanti paesi al mondo puniscano il reato di pubblicità comparativa.
(…)
Bravo, quarantasette.
(…)
Ripetiamo la scena dei tastieristi a ogni evento. Io dico nel microfono che Krishna suona una Roland e nel frattempo lui fa un solo pazzesco. Poi l'altro tastierista prende in mano la sua tastiera, che è una tastiera prodotta nel paese in cui stiamo suonando, la sbatte in terra e la fa in mille pezzi. Qualunque cazzo moscio è capace di spaccare una chitarra sul palco. Ma provaci tu a spaccare una tastiera intera. Questo è fottuto rock and roll, ragazzo.
(…)
Certamente. La Roland ci paga sei milioni di dollari per questo.
(…)
Questo lo dici tu.
(…)
No, non esagero affatto. E quando dico che Krishna riesce a suonare le varizioni Goldberg al contrario non intendo che Krishna suona le variazioni Goldberg leggendo lo spartito da destra a sinistra. Quello sono capaci tutti, basta girare lo spartito. Quando dico che Krishna suona le varizioni Goldberg al contrario intendo con la testa sul pavimento e le gambe sullo sgabello.
(…)
Lo dico e lo ripeto. Massimo è il sex symbol della band.
(…)
Ti basti sapere che quelli che io stesso erroneamente chiamo “baffi” sono in realtà peli pubici femminili.
(…)
Macché. Massimo si lava la faccia ogni mattina come tutti. Tu no?
(…)
Indubiamente “She's waiting for me”. Nel corso della serata la suoniamo sempre in due versioni. La prima versione, “She's waiting for me”, serve per ottenere quell'effetto di tiepida empatia che i Criogenia chiamano ossimoricamente “rompere il ghiaccio”. La seconda versione, “She's waiting for me fatta meglio”, è una sorta di tributo al pubblico rimasto in sala. Come dire: “Questo è l'ultimo concerto dei Criogenia, e sono tutti cazzi vostri, perché se mai ci fosse, e non ci sarà, ma se mai ci fosse un altro concerto dei Criogenia avreste certamente il privilegio di sentire “She's waiting for me fatta ancora meglio”. Ma non sarà così. E, come dicevo, questi sono tutti cazzi vostri”.
(…)
Sbaglio o ti avevo chiesto di non farmi domande sul famigerato “Imola affaire”? Ti basti sapere che il chitarrista dei Kordz mi ha telefonato ieri mattina. Si offriva di sistemare le cose aprendo il nostro concerto di stasera.
(…)
Naturalmente.
(...)
No, perché non so come si dice vaffanculo in libanese.
(…)
No, non dirò nulla neanche sulla Herzigova.
(…)
No, ti assicuro.
(…)
No. Neanche il secondo. E neanche il terzo. Sei probabilmente il milionesimo giornalista che sostiene che somiglio al cantante dei Midnight oil. Bravo. Hai vinto un'intervista gratis.
(…)
I rapporti tra Metafora viva e Criogenia sono custoditi in un X-file presso il Pentagono. Il fascicolo sarà desegretato fra circa quarant'anni. Nel frattempo mettiti comodo e fatti una birra.
(…)
“Ali della deflagrazione”, per esempio. Talvolta invece suoniamo “Stato di censura”. Ma sono poche le nazioni che ancora ci consentono di farlo. 
(…)
Quell'immagine del pesce nella rete è un chiaro riferimento al protocyberpostpunk di Hakim Bey. Conosci le sue teorie sulle zone temporaneamente autonome?
(…)
Jung, naturalmente. Che domanda stupida. Credi forse che la strofa “Esci da me o esci con me” potrebbe mai essere scritta da un paroliere freudiano?
(…)
Sì che me lo hai già chiesto. E ti ho pure risposto.
(...)
Ah, tu intendi proprio l'origine del nome. Criogenia. Molto semplice. E' l'unica parola del dizionario italiano che contiene due iati.
(…)
Ah sì? Se ho detto una scemenza allora trovane un'altra.
(…)
D'accordo, l'unica parola del dizionario italiano che contiene due iati oltre a viavai.
(…)
D'accordo. La lingua italiana ha tantissime parole che contengono due iati. E con questo? 
(…)
Veramente il tempo sarebbe scaduto.
(…)
OK, OK. Ma che sia l'ultima.
(…)
Ma come, dico io! MA COME CAZZO FAI A NON SAPERE CHI E' ALBERTO CALOROSI?!?

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  07.01.2014 | 17:42
trinita'
 
 

WACKY RACE - QUATTORDICESIMA TAPPA

12 ottobre 2013, Osteria dei Granatieri, Cremona

12 ottobre 2013
Una lapide, sotto una testa di cervo di plastica in bianco e nero, ricorda che di lì passò Cesare nella marcia verso il Rubicone.
“Ma allora sicuramente non c'era la trattoria” obietta WR5 alla granatiera, che sta spreparando e preparando lo stesso tavolo vuoto da mezz'ora, per dare l'impressione di un grande viavai.
“Certo che no, però c'era il suolo, e sotto questa trattoria, sepolte nel fango della storia, scavando si potrebbero trovare le impronte del piede di Cesare, un quarantadue”.
“Non sono mica convinto” dice WR8.
“Taci, tu, chi ti ha dato il permesso di parlare?”.
“E lui che ci fa, lì nell'angolo?” chiede la granatiera.
“Punizione” risponde WR7. “Ci ha consigliato di non andare in un posto in cui noi avevamo deciso di andare, e quando ormai era certo che saremmo andati in quel posto lui non è stato abbastanza convincente da farci desistere”.
“Mi sembra giusto” commenta la granatiera, allontanandosi.
“Che cesso” commenta WR6.
“La granatiera o il posto?”.
WR6 si fa trovare impreparato alla domanda e solleva le spalle.
La cameriera rumena porta tortelli, penne all'arrabbiata, lasagne. Tutti i piatti hanno il medesimo aspetto, si possono scambiare senza notare la differenza. Alle obiezioni dei presenti la rumena spiega con convincenti argomentazioni perché i tortelli, pur somigliando alle lasagne, sono tortelli, e viceversa. I presenti sembrano soddisfatti.
“Posso vedere anch'io?” chiede WR8.
“No, tu no”.
“Ve l'avevo detto, io, che non c'era scelta. Hanno un piatto solo e lo chiamano in tre modi diversi, come la Trinità”.
“Il nome che darò a mio figlio” se ne esce WR5 con orgoglio.
“L'hai già prentotato?” chiede WR7, che di prole non si intende granché.
“Potresti chiamarlo Lasagna” dice WR3, serissimo.
“Posso parlare anch'io?” chiede WR8, schiacciato con la faccia contro l'angolo del muro.
“No, tu no”.
“Ehi – esclama WR1 – nei miei tortelli c'è una mosca!”.
WR3 la guarda muovere le zampette. “Sta nuotando a rana”.
“Come fai a saperlo?”.
“Flette le zampe posteriori come le rane”.
Tutti si accalcano intorno al piatto, a guardre la mosca che nuota a rana.
WR8 chiede di poter assistere.
“No, tu no”.
Arriva la rumena. “Si mangia anche con gli occhi, tanto è bello”.
“C'è una mosca che nuota nei tortelli” protesta WR1.
“Lasagne” corregge la rumena.
“Guardi le zampette posteriori – aggiunge WR3. “Sta nuotando a rana”.
“La rumena guarda la mosca. “Che carina!”.
“Il fatto è che forse WR1 vorrebbe che lei le cambiasse il piatto”.
“Davvero?” esclama la rumena. “Non so, per queste cose devo chiedere al cuoco, perché è lui che mette gli ingredienti, è meglio che parliate con lui”.
“Mi sto pisciando addosso” dice WR8.
“No, tu no” risponde il coro, occupato con la mosca.
Arriva il cuoco, un disinto signore in giacca e cravatta, con una ventiquattr'ore.
“C'è una mosca nelle lasagne”.
“Pennette, vorrà dire”.
“A rana, nuota”.
Il cuoco esamina la mosca. “E' vostra? Bisogna aggiungere un coperto”.
“Abbiamo prenotato per otto”.
Il cuoco medita. “Dite che è nostra?”.
Tutti fanno di sì con la testa, fissandolo ostentatamente per metterlo a disagio.
“Volete che vi cambi solo il piatto, o anche quello che c'è dentro?”.
I WR tutti insieme, meno WR8, sollevano un coro di proteste e imprecazioni.
“D'accordo, d'accordo, procediamo al cambio del piatto. Anche se quella mosca io non l'ho mai vista. Io le nostre mosche le conosco e potrei giurare che non è nostra. Ma per rispetto del cliente procediamo. Posso sedermi un attimo?”.
WR1 gli fa segno di sedersi al posto di WR8. Il cuoco sposta con cura piatto posate e tovaglioli, appoggia la valigetta, la apre e sorride. “Sapete cosa c'è dentro, qui, ragazzi, in questa piccola valigia di pelle che si chiama ventiquattr'ore, un giorno, praticamente? Tutti i giorni della vostra vita”.
“E' un gioco di prestigio?” chiede WR7, che di venditori non si intende granché.
“No, anche se non sarebbe sbagliato chiamarlo così. Perché per magia la vita dei vostri cari potrebbe cambiare. Come? Chiedetemelo, forza”.
“Come?” dice la rumena, che conosce il discorso a menadito. Porta via piatto e mosca, fermandosi a guardarla incantata, ancora una volta.
Il cuoco allunga le gambe, incrocia le dita sulla pancia. Guarda i presenti con la faccia di chi ha un grande segreto che non vorrebbe confessare a nessuno. “Poniamo, per puro caso, che le pennette siano avvelenate, che in cucina abbiamo versato per sbaglio un potente veleno”.
“Diolenza!” esclama WR7. “Ma le mie, sono pennette o cosa?”.
“Poniamo, naturalmente, poniamo per pura teoria. Voi siete in procinto di morire, morirete fra un'ora prima che capiscano cosa avete, o comunque uscendo di qui, su questa strada trafficata vi stirano e morite addirittura due volte, ci siete?”.
“Noi avremmo la trinità che si fredda” ricorda WR4, ma il cuoco, immune alle obiezioni, estrae un pacco di polizze vita. “Vegliate, non sapete quando sarà la vostra ora”.
Tutti si toccano i gioielli e chi non ce li ha si tocca ugualmente, sperando che funzioni. Anche WR8 si sta toccando i gioielli, ma per un altro scopo. Un gentile rumore di cascatella montana echeggia fra stime e percentuali che il cuoco sciorina come un menù.
“Ci pensiamo - taglia corto WR2 – ci pensiamo mangiando il primo. Parleremo della nostra vita, dell'inutilità della nostra vita e dell'utilità di una polizza”.
“Bravi ragazzi” esclama il cuoco alzandosi. Chiude la valigia e torna in cucina, mentre la rumena compare con un piatto fumante.
WR1 lo guarda sospettoso. “Avevo chiesto tortelli”.
“Sono tortelli”.
“Tortellina, un bel nome da femmina” esclama entusiasta WR7, poi vede le facce degli altri e decide che per un po' sarà meglio masticare e basta.
WR7 annusa il contenuto. “Che odore di piscio, questa brodaglia”. Tutti di nuovo si accalcano intorno al piatto, per sentire l'odore. Alla fine si accorgono che arriva dall'angolo, dove WR8 è immobile, con aria indifferente, anche se nessuno lo vede, che la sua aria è indifferente, perché, il viso è rivolto al muro e sta seguendo il cammino di un ragno. Chissà come nuota, sta pensando WR8.

29 marzo 2025
Giornata piovosa. Il quasi undicenne Beastie Boy George Michael Jackson Brown Sugar Ray Charles Aznavour Wackyracerdue, detto affettuosamente Bravo Charlie, si presenta al diabolico padre intento a guardare la duecentodiciottesima replica di "Star Trek DXI generazione postgenerazionale".
"Papà, papà, oggi il compito di cucito virtuale è andato alla grande"
"Alla grande, hai detto? Alla grande? Fammi vedere la scannerizzazione del voto invece di dire "alla grande". Ma non subito che come vedi sono impegnato. Sparisci. Anzi, portami i tuoi biscotti poi sparisci."
"Papà?"
"Cosa c’è ancora Beastie Boy George Michael Jackson Brown Sugar Ray Charles Aznavour?"
"Mi racconti un’altra volta dei granatieri?"
"Hai quasi undici anni. Undici. Sei grande per ascoltare le storie dell’orrore dal papà, non ti pare?  Perché non giochi mai con il neuromasturbatore etero plus che ti abbiamo regalato? Perché sempre sti maledetti granatieri? Doveva per forza assaggiare la birra tua madre, e ora..."
"Dovevi portarla al balletto."
"Non c’era tempo! Quante volte l’ho ripetuto in questi dodici anni!?"
"Nessuna. Ma noi? Noi ci andiamo a vedere un balletto?"
"Maledetta birra del cazzo. Una donna incinta, secondo me, non va in cerca di avventure con bevande strane, per fare la spiritosa con gli amici, una donna incinta pensa al bimbo che ha in grembo cazzo e stracazzo."
"Papà cosa significa stracazzo?"
"Magari se le opzioni fossero state esposte in excel andavamo al Foppone, ma invece…"
"Cosa dici papà?"
"Niente, niente."
"Papà?"
"Cosa, Beastie Boy George Michael Jackson Brown Sugar Ray Charles Aznavour?"
"Chi è quella nana negra trisomica nel polmone d’acciaio?"
"Quella è il nuovo capitano dell’Enterprise, figliolo."

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  27.09.2013 | 10:39
come le lumache che mangiano la mia insalata
 
 

WACKY RACE - TREDICESIMA TAPPA

Neil Young & Crazy Horse, 26 luglio 2013, Ippodromo delle Capannelle, Roma

Era una notte buia e tempestosa e i WR proprio non riuscivano a trovare pace. Ogni sito era stato esplorato, ogni motore di ricerca consultato, ma non c'era traccia di un festival rock che fosse all‘altezza. Bissare la scaletta del Rock im Park 2012 era di fatto impossibile. A un certo punto un urlo terrificante lacerò il silenzio: WR2 saltava sulla sedia gridando "Eureka! L’ho trovato!"
Seguirono lunghi mesi di terrorismo da parte di WR2, sedicente esperto mondiale di Neil Young, a detta sua più di Neil Young medesimo. Pochi timori da parte dei fan più navigati, abituati ai trentacinque minuti di puro feedback di Arc, a due mesi consecutivi di autoradio non stop sulle gracchianti eppure lamentevoli note arrangiate da Lanois, a un anno abbondante di catechesi non richiesta per scalfire la pesante crosta anni '80 dalla superficie di Trans. Se ancora una volta Neil Yong voleva stupirli, i Wacky Racers erano  pronti. WR2 Intanto ghignava e si sfregava le mani: “L’avete sentito Psychedelic pill? No, dico, l’avete sentito sì o no? Eppoi dopo dodici anni ci sono di nuovo i Crazy Horse come backing band. Faranno 3 canzoni in 2 ore. Anzi, meno". I WR più timidi, quelli che avrebbero risentito volentieri Old Man e Harvest Moon, iniziarono a tremare.
Poi venne il giorno.

“L'esibizione dal vivo è una prova del nove, no? Il concerto può trasmettere emozioni e mostrare i lati migliori di un artista, o i peggiori. O anche il nulla cosmico, come sovente accade alle acclamate giovani band, infighettite e impacchettate sul palco come action figures di sé stesse. Sai, io non sono una fan accanita di Neil Young e conosco solo un po’ della sua discografia. Sto imparando ad ascoltarlo ed apprezzarne la sua intensità a 34 anni suonati. Sono curiosa di sentirlo e di vivere sulla mia pelle un suo concerto” sussurra WR13 con un filo di voce.
“Hawr, hawr, hawr!” latra WR2 sfregandosi le mani.
Nel frattempo un enorme agrume semovente affianca la Doppiozero. Ma cos'è? Chi lo ha concepito? Quale forza lo fa muovere? Dove è diretto? Chi lo pilota? Un’occhiata di sfida e i Wacky Racers se lo lasciano alle spalle. O forse no...
WR12, detto Wackyrasta, prende la parola: “Io dico che l'estate ci ha messo un po' ad arrivare ma luglio sembra durare poco più di un attimo e allora pronti, via, Roma, abbiamo fatto bene, e là davanti il grande raccordo anulare il giorno della grande partenza, chilometri di romani pronto per andare a fare aoooooo a Fregene, e dappertutto un caldo pazzesco che poi io è una vita che lo chiamo Nello il Giovane, come se fosse un mio compagno di classe, e poi ascolto un vecchio ellepì con un interno copertina che sbraga, sì, ecchecazzo, se riesci a far sembrare bello un pomo dorato con riflessa la tua immagine allora hai guadagnato tutto il mio rispetto. Ma farà il disco nuovo? Quello con Clementine? O quello pallosissimo pieno di schitarrate dell’anno prima quello... com’è che si chiamava? Oh be’ tanto a me piace il reggae, le canzoni che cominciano con King Selassi-ai, per intenderci, e quindi viva Devendra, viva Banhart e comunque ti assicuro che mangiarsi una gricia perfetta è un motivo sufficiente per venire fino a Roma che poi alla fine la faccenda è un po’ come le lumache che si mangiano la mia insalata...”
“Oh, veh che io t’avevo chiesto solo cosa vuoi fare per pranzo”, bofonchia WR2 mentre si pulisce l’interstizio tra due premolari con l’unghia annerita.

I WR si aggirano accaldati e affamati per le stradine canicolari di un ameno paesello sui colli romani, quando all'improvviso un urlo squarcia la calura: è WR12 che indica tremante la vetrofania di un piccolo ristorante: "Guardate! La chiocciolina! Spartaniiii! Stasera ceneremo all'inferno!"
Due ore di ristoro e poi si riparte. I chilometri scivolano all’indietro serpeggiando tra i colli. Là davanti ora c’è davvero il GRA, il Grande Ritardo Annunciato. E così i Wacky Racers vengono fagocitati dal serpentone di lamiera che abita il GRA. Provano a divincolarsi, a combattere, a dimenarsi. Ma non c'è scampo. Alla fine si rassegnano e lo attraversano a testa bassa per l’intera lunghezza delle viscere fino a uscirne, sfiniti, dall’altra parte.
Arrivano correndo nell’arena e pochi minuti più tardi si spengono le luci? Cazz, è vero. C’eravamo scordati il supporting act. E allora ecco salire sul panco la band dalle mille anime: ecco a voi gli Emperors-Of-The-Boredom, i Dormo-Io-Che-Dormi-Anche-Tu, i Cazzo-Se-Avessimo-Noi-L’Energia-Di-Quel-Cazzo-DI-Ultrasessantenne-Di-Neil-Young. Ecco a voi il temibile Devendra Sonstufo Banhart.
Archiviato con la mossa dello Sbadiglio Atomico, il Giovane-Naturalista-Indie-Rock-Psych-Avant-Folk-E-New-Weird-America lascia la ribalta al Possessore-Di-Tutti-I-Trenini-Elettrici, il celebre Grigliatore-Di-Salsicce-Campagnole, il Collezionista-Ferroviario-Galattico, il Fautore-Del-Motore-Ecologico-Che-Funziona-A-Scoregge. Insomma, Lui.
E fu Magia-Allo-Stato-Puro.
Inizia la tempesta elettrica. I quattro insieme diventano una bobina di Tesla che accumula energia fino ad esplodere all’improvviso dagli strumenti. La scaletta attinge a periodi diversi ma il suono è sempre lo stesso, rock grezzo e grasso irto di feedback e distorsioni. Una scaletta spettacolare, a conti fatti. Il meglio di Psychedelic Pill e una dozzina di canzoni dal passato, più o meno rare, suonate come se ogni singola nota fosse stata composta per te, in quel preciso istante. Le chitarre di Young e Sampedro se le suonano di santa ragione e la sezione ritmica dei Crazy Horse da man forte ora all'uno ora all'altro. Neil Young gira le spalle al pubblico, non ha bisogno di atteggiarsi a rocker. I WRs, tutti i WRs, hanno gli occhi lucidi e lo stomaco in subbuglio. Sentire l'artista è una sensazione indescrivibile. E così WR13 si commuove durante una vibrante Heart of Gold, seguita da una catartica Blowin' in the wind. Alcuni minuti e WR3 riconosce l'attacco di Cortez the killer. Nessuno sa quante volte ha ascoltato quel pezzo nel momento più difficile della sua vita. Nessuno tranne WR12. WR3 incrocia lo sguardo di Neil Young, è un istante. Fa un lungo sospiro. Cortez the killer scorre lentamente nelle vene, per sempre.
“Devendra ah Devendra, sì, io lo godo da dio, sarà per il nome. Sì forse è per il nome. E poi Nello, Nello, le conoscevo tutte, eh, anche Cortez the killer che poi è successa una cosa strana durante Cortez the killer che già il fatto che abbia fatto Cortez the killer è strano dato che Nello non la fa dal vivo almeno dal '34 e poi la gente del pubblico sono tutte brave persone mica quei gosini che c'erano l’altro giorno da Manu Chao e poi le canzoni che durano dieci minuti l’una ma lo stesso le godo bello il tizio là sul palco con la grattugia, bello il pezzo da saloon e vabe’ pure quello unplugged e io che mi immaginavo solo schitarrate ma chi era che diceva che quello fa solo delle schitarrate, eh, chi lo diceva?, e poi c’è la storia della spazzatura che ci ho messo un po’ prima di capirla ma poi dico io come fai a fare una coreografia con la spazzatura che vola in giro, dico io, e veh, alla fine salta fuori pure Cinnamon Girl la mia canzone preferita ma lui, no, lui la tronca lì a metà, dopo un minuto e mezzo quando tutti gli altri pezzi ci volevano tre minuti solo per fare un accordo ma va bene lo stesso va bene così e Bravo Nello anche se non è più tanto giovane o forse proprio perchè non è più tanto giovane lui gli spacca il culo a tutti quei gruppetti punkettini del cazzo che si susseguivano a Bologna al Joe Strummer che poi è la stessa faccenda del mio orto, non so se te ne ho parlato, del mio orto che le lumache...”
“Oh, veh che io t’avevo solo chiesto se t’era piaciuto il concerto”.

Epoi?
E poi una birra sempre sul grande raccordo, macchine a destra macchine a sinistra, e poi la festa della birra artigianale di Marino, cui i Wacky Racers arrivano ormai sfiniti e ne escono definitivamente sfiniti. E poi di nuovo l'enorme agrume stradale in piazza a Marino e i Wacky racers sanno, sì, sanno che l'incontro non è casuale e solo la folla schierata impedirà un deflagrante scontro diretto. E poi la ricerca del fresco parco di Scandiano in quei di Tivoli, il suono del carillon, le foto sataniche di gruppo con passante ignaro, la chiocciola "follow me". E poi, canyon, precipizi, e poi giù nelle viscere della terra, profondissime grotte e enormi cascate fino ad arrivare là dove nessun Wacky Racers si era mai spinto prima.
Al cannorama.

Setlist
Love and Only Love
Powderfinger
Psychedelic Pill
Walk Like a Giant
Hole in the Sky
Red Sun
Heart of Gold
Blowin’ in the Wind
Singer Without a Song
Ramada Inn
Sedan Delivery
Surfer Joe and Moe the Sleaze
Rockin’ in the Free World
Cortez the Killer
Cinnamon Girl

Autore: ufj | Commenti 5 | Scrivi un commento

  05.09.2013 | 12:02
sei gradi di separazione
 
 

WACKY RACE - DODICESIMA TAPPA

Giorgio Canali, 8 febbraio 2013, Lokomotiv club, Bologna


“Voglio almeno sei gradi di separazione”, tuona WR1.
“Sei gradi di separazione da cosa?”, domanda WR2. Poi incrocia lo sguardo di WR6 che gli fa l’occhiolino e gli mostra un sacco di iuta. “OK, OK, parliami un po’ di questi sei gradi di separazione”.
“Voglio un minimo di sei gradi di separazione. Non uno di meno”.
“Ma che sei gradi di separazione del piffero! Te ne concediamo due”, replica WR2 prendendo tempo.
“Allora cinque”.
“Tre”.
“Quattro”.
“Tre e mezzo”.
“Tre virgola settantacinque”.
“Andata tre virgola settantacinque”.
In quel momento WR6 con balzo felino incappuccia WR1. Poi lo insaccano come un cotechino e lo caricano nel baule della Doppiozero di WR2.
“Sei gradi di separazione. Pfui”, commenta WR6 mentre la Doppiozero scivola nella notte bolognese.
“Sei gradi di separazione da cosa?”, domanda nuovamente WR2.
“Sei gradi di separazione da Giovanni Lindo Ferretti. Tutti i posti dove va, tutte le persone che incontra devono avere almeno sei gradi di separazione da Giovanni Lindo Ferretti. Altrimenti si rifiuta”.
“Però. Niente male”.
“Niente male, ma piuttosto limitante considerando che abita a Bibbiano, non trovi?”
“E con Giorgio Canali come la mettiamo?”
“E’ per questo che lo abbiamo insaccato”.
“GRZFHTRZZZGRZ” rantola intanto WR1 dal bagagliaio.

L’atmosfera del Lokomotiv è umida come l’afa che si srotola appiccicosa dalla collina. Canali ha finito il soundcheck e ora esce fuori e si accende un paglia. Una manciata di fans gli fa crocchio intorno tanto da spaccargli un po’ i maroni. WR2 passeggia avanti e indietro nervosamente. Ha l’espressione cogitabonda di chi ha dentro qualcosa che deve uscire al più presto. Le note umide di sudore che vengono da dentro il locale sono poco incoraggianti. Musica underground italiana, qualunque cosa significhi. Poi è la volta della band di supporto, i paladini del no hair metal. Gente che farebbe meglio a suonare e basta, sostiene WR2 con voce strozzata. Ma quelli fanno headbanging coi peli del culo, rincara WR1.
Canali guarda l’orologio, si accende una paglia, la spegne, guarda di nuovo l’orologio, si accende un’altra paglia. Canali è uno di quelli che non riescono a star fermI un secondo. Ma stasera neanche WR2, che cammina sempre più nervosamente mentre si tira dei pugni nella pancia. WR6 lo avvicina e con un moto di pietà gli porge un pacchetto di Kleenex.
Canali getta la paglia, la pesta col calcagno e corre dentro. WR2 afferra i Kleenex e corre dentro.
All’unisono, e per qualche minuto, si sentono rumori di feedback provenienti dal palco e dal retro.
Poi si sente sbattere una porta. E’ WR2 che fa un sospiro e grida “Porcodio è finita”.
Poi si sente il tonfo sordo. E’ Canali che tira una testata al microfono e grida “Porcodio di comincia”.
Poi WR6 slega i lacci. WR1 mette la testa fuori dal sacco. “Porcodio che troia d’un chèld”, commenta.

Giorgio Canali suona la chitarra, Giorgio Canali canta, rifila testate al microfono, bestemmia mentre tracanna Bombay Gin poco tonic e il Jack Daniels con molto ghiacchio trasmuta in tè freddo caldo. Giorgio Canali è un nevrotico gentile, Giorgio Canali è uno stronzo malinconico, è un rocchettaro col calzino bucato sul cazzo. Giorgio Canali è nudo, Giorgio Canali suda, Giorgio Canali è incazzato, Giorgio Canali guarda le auto schizzare sulla tangenziale da una stanza di albergo, Giorgio Canali respira i gas di scarico fino a lacrimare, Giorgio Canali scrive una canzone del cazzo, Giorgio Canali ordina un altro drink, Giorgio Canali si accende una paglia con l’altra. Giorgio Canali non è mai stato in Vietnam. Giorgio Canali si è rotto i coglioni. Giorgio Canali è il refuso, la latitanza, la distrazione, la dimenticanza. Giorgio Canali firma gli autografi, Giorgio Canali ama il suo pubblico. Giorgio Canali urla “Che cazzo ci sto a fare qui se cantate voi?” e poi urla anche “Se non la smettete di cantare cazzo mi faccio prete. E ho illustri predecessori”. Giorgio Canali è un misantropo sociale. Giorgio Canali è una testa di cazzo, Giorgio Canali canta finalmente “Lettera del Compagno Lazlo al colonnello Valerio”, Giorgio Canali è contro la memoria condivisa, Giorgio Canali è contro il materiale resistente, Giorgio Canali è contro il pensiero unico. Giorgio Canali sul palco non spacca la chitarra perché spacca tutto il resto.

“Allora?” fa WR2 a WR1
“DIONIMÈL” sbraita WR1 facendo le corna.
“Cosa?”
“Significa che ha gradito”, spiega WR6 mentre estrae silenziosamente il sacco di iuta.

Autore: ufj | Commenti 0 | Scrivi un commento

  04.09.2013 | 11:33
la categoria wacky race
 
 

Se qualcuno si è mai domandato che cosa siano quelle sei frasi sconnesse (ma non erano cinque?) scritte in alto a destra nel riquadro categorie, ebbene, quelle sono le categorie. Quali categorie? Quelle in cui cui è suddiviso questo blog. Suddividere un blog in categorie ha più o meno il medesimo significato che suddividere un maiale in ottave, o una pizza in navate. Però alla lunga diventa vagamente divertente. Ma solo per chi scrive. Chi legge, suppongo, da sempre ignora quel riquadro. Da oggi, però, il riquadro delle categorie può servire a distinguere in questo blog i post scritti dai Wacky Racers, raccolti nell'apposita categoria, da quelli scritti unicamente dal sottoscritto, sparpagliati a caso nelle altre cinque categorie.
Non vi spiegherò chi o cosa sono i Wacky Racers, ma vi dirò che esistono da più di due anni. Ecco i loro articoli apparsi su Tapirelax fino ad ora.
Prima tappa: Wacky Race invades Rho, scritto da WR1.
Seconda tappa: I Wacky Racers vanno al Ruttosound.
Terza tappa: Tolentino arrandom.
Quarta tappa: Nella tana di Mr. Eyeliner.
Quinta tappa: Rockbotica e dentismo.
Sesta tappa: Un giorno nella vita.
Settima tappa: I wacky Racers hanno... (diviso in tre puntate: qui la prima, qui la seconda e qui la terza).
Ottava tappa: Passeggiando tra le particelle dei nostri atomi.
Nona tappa: Che cosa manca?.
Decima tappa: Cinefili mannari a Reggio Emilia.
Undicesima tappa: Burn down Zona Roveri.

Dei Wacky Racers avevo anche parlato, invero senza aggiungere molto, in questi post:
01Set2011, 22Gen2012, 28Set2012, 22Lug2013.

Entro qualche giorno i Wacky racers pubblicheranno su questo blog (e non più su Tapirelax) la recensione della dodicesima tappa.

Sia ben chiaro che i Wacky Racers sono molti di più dei cinque pistoloni ritratti qui sopra.

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