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  02.12.2008 | 10:32
Passeggiata al Parco Ducale
 
 

Olio su tela cm. 70x100


  IL FASCINO DI PARMA

  Raccontato da Stefano Magnani

 

A Parma c’è un pittore che lavora proprio nel cuore dell’Oltretorrente, tra la piazza dell’antica Rocchetta e le volute circolari dell’Annunziata;

ormai si potrebbe definire “di mezza età”, anche se sembra un ragazzino.

Ma è l’età migliore in pittura per abbinare cultura e abilità manuale, equilibrio e amore per i propri luoghi.

Si chiama Stefano Magnani e ama raccontare la città con un impegno e un affetto difficilmente riscontrabili in altri autori.

Si potrebbe definire iper-realista,  (come del resto era anche Proferio Grossi) ma la riproduzione perfetta del paesaggio o degli oggetti non è mai fredda o impersonale: Magnani – e basti vedere come interpreta il Parco Ducale – ha acquisito una morbidezza e una dolcezza di terre e vegetazioni che fanno di ogni dipinto un piccolo gioiello.

Fin da bambino – racconta Stefano – avevo la passione per il disegno e in seguito decisi di frequentare l’Istituto d’arte Paolo Toschi; dopo un inizio di impostazione grafica e una breve parentesi di surrealismo, ho cominciato ad apprezzare sempre di più la natura che ci circonda, fino a diventarne un osservatore attento ed innamorato.

Ma perché nei dipinti non compare mai la figura ?

L’uomo nei miei paesaggi – risponde Magnani – anche se di solito non è espressamente definito è un elemento fondamentale: è lo spettatore e il filtro di tutte le sensazioni che la natura può suscitare.

Da qui la scelta di rappresentare luoghi conosciuti o comunque vissuti.

Oggi l’artista si è orientato su questi temi famigliari: la città,  ponte Verdi, il lungoparma, il Parco Ducale,  la Pilotta , scandendo le stagioni o i momenti diversi della giornata, come alba, tramonti e notturni.

In tutti gli scorci esiste una raffinata ricerca di atmosfere, di solitudini, a un passo dalla metafisica, come quella che Stefano Magnani ha espresso per anni nei “ balloni di paglia o di fieno” che hanno caratterizzato una pittura non soltanto di riproduzione ma anche di pensiero, di cervello, di cultura rapportata al privato.

E’ vero – l’artista si confessa – questi balloni o rotoballe, sono per me una seconda firma.

La loro geometria essenziale, ma nello stesso tempo primordiale (la ruota) li rende una scultura naturale inserita nel paesaggio identificandone  il periodo storico.

Le luci e le ombre che i balloni creano con le loro bizzarre prospettive conferiscono al paesaggio ritmo e profondità.

Simbolo del lavoro dell’uomo, ne rappresentano anche il benessere e la prosperità: elemento di paragone per le generazioni future.

Oggi il tema narrativo dei balloni  non è più cosi intenso e ripetuto come qualche tempo fa, ma la loro atmosfera metafisica è rimasta nelle sensazioni figurative e cromatiche di Magnani, adattandosi ad altri soggetti, ma mantenendo un che di mistero e di inquietudine che rende palpitanti anche una finestra immaginaria aperta sul parco o una stradina di campagna.

Da tempo Stefano si è messo ad insegnare a ragazzi più o meno giovani, cosi che tanti altri impareranno la tecnica, ma anche la vita che c’è dietro.

 

                                                                                     Tiziano Marcheselli.


Autore: stefanomagnani | Commenti 0 | Scrivi un commento