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Robirobi
  14.09.2014 | 22:51
la consapevolezza del carciofo
 

Dovette essere per un eccesso di vitamine, o per il cambio di marca del concime che il nuovo agente aveva rifilato con uno sconto del cinquanta per cento, che nella carciofaia dei fratelli Savioli il terzultimo carciofo della penultima fila acquistò una consapevolezza tale da fargli capire che l'appiattimento della linea dell'orizzonte terrestre era proporzionale alle dimensioni della sfera. Non che proprio avesse espresso il concetto in questi termini, ma gli bastò guardare una goccia brillante di rugiada che correndo sopra la sua corazza a scaglie, simile a una gonna vedovile, era andata a perdersi fra le crepe del terriccio.

Gli altri carciofi, terrei e mesti, si stavano nutrendo e crescevano per diventare cibo. “Questo no!” protestò il carciofo, ma i fratelli Savioli vedevano in quel fazzoletto popolato di cappelli puntuti la prossima rata da pagare alla banca.

Sono buoni da tirare su” disse il grasso Savioli, asciugandosi le gocce di caffè sul pizzo bianco.

Ma come lo prendi il caffè, tu, al volo?” disse il magro Savioli, asciugando un'altra goccia sul sopracciglio del fratello. Poi, dopo una pausa trascorsa a osservare le unghie: “Sai, ho fatto un sogno”.

Che sogno hai fatto?” disse il grasso, avvicinando il bisturi alla vita del primo carciofo.

Ho sognato che volevo scopare tua moglie”.

Il grasso Savioli avvicinò il bisturi al collo del fratello, che lo prese come un gioco. “Mica c'è stata, lei, mi ha detto che ero troppo brutto, e così mi sono svegliato”.

I sogni sono desideri, dicono”.

Io non desidero tua moglie, non è colpa mia se la sogno, se mai è colpa sua, che mi viene in sogno”.

Le dirò di stare più attenta” disse Savioli grasso, perpetrando il genocidio.

Il magro si avvicinò al carciofo consapevole. L'aveva appena sfiorato col guanto, che lanciò un urlo. “Che hai?” disse il fratello. Il magro si coprì il volto e corse in bagno. Il grasso, contrariato, sospese la decapitazione e raggiunse il fratello. “Che ti prende?”.

Savioli magro gemendo si scoprì il volto. Le foglie puntute, conficcate nella pelle, gli avevano creato una barba curiosa, verde e folta come un cespuglio. Il fratello non poté fare a meno di ridacchiare.

Non c'è niente da ridere, lo so che adesso ti diverti, ma un sogno è un sogno”.

Lo so che sei un brav'uomo”, disse Savioli grasso, che al contrario del fratello con la cognata non si era solo limitato alle visite in sogno. “Aspetta che ti aiuto a levare questa roba”. Ma il ferito già correva alla penultima fila a esigere la testa del terzultimo carciofo. Di esso però, nessuna traccia, solo un piccolo cratere e impronte di radici che si allontanavano verso una direzione indefinita.

Il carciofo vide che il mondo, fuori dalla carciofaia, era vario, meno geometrico, forse più imprevedibile. La città aveva un ritmo in cui morte e vita non erano più così definiti. Il carciofo si guardò nella vetrina e fece schifo a se stesso, era come quegli ortaggi inerti che giacevano nelle bare di legno scoperchiate davanti agli ingressi dei fruttivendoli.

I manichini delle vetrine d'abbigliamento ammiccavano, e il carciofo capì che la prima cosa da fare per stare al mondo era un vestito. “Ho visto il sole, ho visto l'erba” disse al commesso di una boutique. “E' così che voglio vestire”.

Un vestito che le faccia risaltare le spalle” disse il commesso, con un dito poggiato al labbro. “Cravatta verde come l'erba, vestito giallo canarino. Solo così sarà carino, un buon esempio di cittadino”.

Il carciofo pagò con la carta di credito presa in prestito senza permesso ai fratelli Savioli. Era il minimo che potessero fare per lui.

Quando uscì dal negozio tutti si giravano a guardarlo. “Che fico, il carciofo”, dicevano.

Il carciofo si trovava a proprio agio nel mondo, solo aveva un po' sete. Entrò in un posto dove vedeva gente alle prese con liquidi colorati, e ordinò acqua con molto azoto e doppio potassio. Guardò compiaciuto il barman e disse: “Lo so che sei un brav'uomo”.

Offre la casa” disse il barman e lo guardò uscire, con il passo incerto di chi non sa che strada prendere. Il carciofo vide degli strani cartelloni, giganteschi, riempiti di facce sorridenti, una di fianco all'altra, che promettevano un mondo migliore. “Forse è quello che voglio” disse fa sé. Un taxi si fermò di fianco a lui. “Ha bisogno, dottore?”.

Voglio un mondo migliore” disse il carciofo, indicando una delle facce, che aveva uno sguardo estatico, quasi che il mondo migliore non fosse sulla terra.

L'ho capito subito, che lei è un onorevole, disse l'autista, destreggiandosi nel traffico. “Con quella cravatta, con quel vestito”.

Giallo come il sole, verde come l'erba” sottolineò il carciofo.

I colori della libertà” disse il tassista inspirando forte, come se potesse inalarli. “A che ora prende la parola?”.

Cos'è l'ora? E soprattutto, cos'è davvero un mondo migliore?”.

L'autista sorrise, guardandolo nello specchietto. “Ci siamo” disse, inchiodando. “In bocca al lupo. Questa corsa la offro io”.

La piazza era gremita, le bandiere infilavano il vento come serpenti, bisbigliando di speranza. Gli aliti e il sudore non erano più così cattivi e le pelli appiccicose si toccavano e si cercavano come se copulando in modo epidermico potesse nascere un nuovo soggetto, diverso da quello universalmente riconosciuto dall'analisi logica. Acqua e birra scorrevano a fiumi e quando l'onorevole Armando Sissi si avvicinò al microfono, con il suo vestito dozzinale seppure firmato, il carciofo pensò che si apprestasse a sgozzare il popolo. E invece Sissi fece un mestiere sopraffino, li uccise tutti senza sangue e anzi la folla applaudiva e ringraziava. “Sarebbe un passo avanti per l'umanità se anche gli ortaggi fossero pronti ad immolarsi con un grazie - pensò – e io posso essere il portavoce. Uomini, bestie, insalate e larve fino ai sistemi di vita più elementari. Cosa c'è di meglio che morire ringraziando?”.

Così, prima che i funzionari delle segreterie di partito se ne rendessero conto, al termine del primo intervento, quando gli applausi erano ancora caldi, il carciofo balzò davanti al microfono, che un tecnico inconsapevole e premuroso si premurò di abbassare al suo livello.

Sulla folla scese il silenzio. Il carciofo si rese conto dell'effetto che aveva procurato la sua apparizione e si godette quella manciata di secondi sospesi, molto più confortanti delle urla silenziose dei suoi fratelli trucidati nella carciofaia.

Ho fatto un sogno” esordì. I politici navigati saltarono sulle sedie. “Chi vuole imitare, Elvis Presley?” sussurravano. “Il mago Houdini?”.

Il carciofo puntò una foglia su uno di loro in prima fila. “Ho sognato che volevo scopare tua moglie”.

Un boato di ilarità si sollevò nella piazza, fece tremare i vetri del municipio, fece vibrare di fremente attesa i pesci rossi nella fontana del prozio di Nettuno. Un bimbo scoppiò inseme a un palloncino e la madre fece gonfiare di elio un nuovo bambino, senza staccare gli occhi dall'oratore.

Ma lei mi rispondeva che ero troppo brutto” proseguì il carciofo, con aria desolata, sotto uno scroscio di risa, mentre il tipo in questione, politico sulla cesta dell'onda da un trentennio, riprese il suo colorito ed anzi batté le mani come un bambino. “Bravo!” gli scappò da dire.

Lo so che sei un brav'uomo - disse carciofo - e tu e tu” puntando gli aculei a caso sulla folla. “Bravi uomini con le mogli perse nei sogni e le idee dimenticate negli ideali della giovinezza. Siete mai stati irrigati nella vostra infanzia? Concimati, accuditi, per poi morire?”. La folla, invasa dalla nube nera evocata dalle parole, si fece triste e mugolò di disappunto. Il carciofo levò un aculeo per chiedere più silenzio. Pensò a qualche parola illuminante dei fratelli Savioli. “Ma come lo prendi il caffè, uomo della folla, al volo? Conosco le tue mattine veloci, occorre che dopo il caffè ti dia la sveglia uno come me, che non pensa solo al tuo mattino, ma al tuo domani”.

E questo da dove esce?” chiese l'onorevole Sissi, ma ormai bastava una parola qualsiasi, come pioggia, eiaculazione, tiritera, abbecedario, passami uno stuzzicadenti, per fare del carciofo un profeta del Nuovo Domani, nuovo con la maiuscola per distinguerlo dal vecchio, domani con la maiuscola per distinguerlo da quello uguale all'oggi.

Tutti si spellarono le mani dagli applausi e quando salì sul palco il terzo oratore la folla sazia si disperse per tornare a casa. “Anch'io avevo in serbo un domani migliore” si disperò quegli, guardando un vecchio che si stava tagliano le unghie dei piedi in prima fila.

Il domani è quel carciofo, pare” commentò il vecchio.

Colpi bassi” disse l'oratore. “Io non ho mai utilizzato i cavoli del mio orto per la mia campagna politica”.

Il mondo cambia in fretta, signore” disse il vecchio, infilò in tasca il tronchesino e fece un cenno di saluto al carciofo che si godeva la piazza deserta e le sedie vuote.

Sei un brav'uomo, ho sognato che volevo scopare tua moglie” disse la pianta, a corto di idee e di sali minerali.

Troppo vecchia per entrambi” replicò il vecchio. Accese una sigaretta, si fermò davanti a un bar, fece ancora un tiro, buttò il mozzicone e sparì dentro.

 

 

 

 


Autore: robirobi

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