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Robirobi
  10.09.2014 | 22:06
non spegnere
 

 

 

   Un cane abbaiava sotto il grande albero nei pressi del cancello, poi guardingo si spostava sul retro. E così minuto dopo minuto.

Nel letto una donna fumava una sigaretta e piangeva, ma in modo sommesso, a intervalli, non un pianto di disperazione, ma un valvola di sfogo quando la pressione interna era troppo alta.

Te l'ho già detto, che mi dispiace?” disse l'uomo.

Ti credo” disse lei e guardò fuori, nel giardino bianco, dove il cane correva avanti e indietro, dal cancello alla porta, uggiolando.

Mi fai fare un tiro?”

Lo sai che non puoi.”

Sì che posso.”

Non ci riuscirai” disse la donna e gli infilò la sigaretta fra le labbra.

L'uomo aspirò e gli vennero le convulsioni. La donna gli carezzava la guancia, senza scomporsi. Una vecchia in uniforme bianca spalancò la porta e osservò il fumo nell'aria, come se guardasse una giornata nebbiosa sulla porta di casa. Poi, ignorando la donna, fissò l'uomo in un letto troppo piccolo e fece un sorriso di circostanza. Tutto bene, Elio?”

Il respiro dell'uomo tornò regolare. Guardò la vecchia e gli venne da alzare la mano, ma si accorse che non poteva muoverla. “Benone.”

La vecchia bianca scomparve. Elio cercò con la lingua i residui del fumo. La donna gli prese la mano e giocò con il suo anello, ma Elio sentiva solo un formicolio diffuso, che saliva fino all'ascella.

Hai già prenotato per le vacanze?”

La donna accese una seconda sigaretta per non rispondere e si impegnò nell'osservazione del fumo. La stanza era un porto nella nebbia. L'uomo pensò di farle un'altra domanda, ma si accorse che cercava e cercava, e non ne veniva nemmeno una. Allora provò a dire qualcosa, ma anche le cose da dire non erano poi molte. “Vai a casa, ci vediamo domani.” Gli sembrò una buona frase, anche se la ripeteva tutte le notti.

La donna schiacciò la sigaretta nel posacenere e gli disse che forse l'indomani avrebbe tardato.

Non fa niente, ho la vecchia” disse Elio, poi guardò la donna perché gli piacevano i suoi sorrisi e sperava che sorridesse almeno un po'. Invece lei non sorrise e lui dovette chiederglielo, anche se sapeva che non era bello chiedere un sorriso.

Magari domani mi verrà” disse lei. “Tu spara una battuta quando arriverò, sei un maestro.”

Me lo dici in senso ironico?” chiese l'uomo.

Ironico? Far ridere è il tuo mestiere.”

Elio sentiva che non avrebbe retto per molto la conversazione, non solo perché stava diventando noiosa, ma perché era meglio dormire, prima che arrivasse il fantasma. Si mostrava intorno alle due e mezza, tre di notte, prima della medicina, e voleva portarlo via. La sola cosa da fare era prenderlo in giro o raccontargli qualche barzelletta sporca, così se ne andava. Succedeva intorno alle quattro. Poi arrivava un breve sonno e poi la luce del giorno dentro la luce delle lampade. Ma l'alba era un corpo estraneo.

Non faccio più tanto ridere. Quando faccio una battuta la vecchia mi guarda con lo stessa faccia di quando è entrata qui poco fa.”

Questa volta lei sorrise ed Elio, che non ci sperava più, si illuse che quella notte i fantasmi non sarebbero andati a trovarlo.

Quando Carla se ne andò Elio le chiese di non spegnere la luce, perché voleva la stanza ben illuminata. Chiuse subito gli occhi, per ripassare il suo sorriso e per portarlo con sé tutta la notte. Ma poi sentì il cane guaire, come se fosse stato picchiato. A Carla non piacevano i cani. Nemmeno gli umani, ma i cani ancora di più. Sicuramente gli aveva rifilato un calcio, al suo Flok. Si chiamava Flok? Forse sì, forse no. Ma Flik, l'altro cane, era morto, più sì che no. Era rimasto Flok e adesso guaiva di dolore. Al proposito aveva un po' di confusione, perché sapeva che Flok era un vero bastardo, capace di fingere per attirarsi la comprensione del padrone. Senonché Flok, il cane infingardo, fingeva solo nei varietà del sabato sera, lo ricordava bene, Flok il cane infingardo. Ora però non poteva fingere, non era il mondo dei comici. O forse quello non era un guaito, perché Carla non era capace di picchiare, nemmeno per rabbia o per disperazione. Era un bel mistero. Elio tentò di alzarsi, ma non mosse un muscolo. Così chiamò: “Flòk! Floòk!” e il cane rispose e questa cosa lo rassicurò.

Almeno fino all'arrivo del fantasma, che non ispirava fiducia, perché era del genere più insidioso, che muta forma e aspetto a seconda dell'ora. Era un perdono mai chiesto, un'occasione mancata, una coscienza incosciente e irrispettosa che lo derideva. Era il fantasma del tormento, che lo indispettiva con i ricordi e minacciava di portarlo via. Quella volta lo spettro fu più benevolo, semplicemente lo vegliò fino alle prime luci del giorno e allora il cane prese a ululare in modo strano, un cane da cartoni animati e dal portamento anomalo e quasi umano, che cercava di stanare il padrone con sotterfugi e guardava la finestra della sua stanza, sperando che si aprisse.

 

 

 

 

 


 

Autore: robirobi

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