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Robirobi
  23.06.2010 | 22:14
nata per salvare il mondo
 


Una ragazza mi ha mandato questo racconto, che volentieri pubblico, come si suol dire, un po' perchè avrei voluto scrivere io così a sedici anni, un po' perchè credo veramente nelle sue doti salvifiche. Si chiama Alessia



Correvo, il cuore mi batteva forte. La vidi, vidi la porta che mi avevano tanto descritto, entrai senza fare rumore. Ero talmente agitata, che per un momento non ricordavo nemmeno il motivo per cui ero lì... Certo era qualcosa di molto importante. Misi a soqquadro l'intera stanza, ma nulla da fare, perché era tutto così in regola!

Tornata a casa mi sdraiai sul divano con la testa che mi scoppiava. Una miriade di pensieri girovagavano nella mia mente senza alcuna destinazione. Il mio compito era difficile, ma io ero nata per superarlo al meglio.

Incominciò tutto da una semplice lettera che mi aveva spedito il Ministero della Sapienza. In quel momento mi pentivo di averla letta, in alto a caratteri cubitali c'era scritto: "PER COLEI CHE SOLA PUO’ SALVARE IL MONDO". La mia prima reazione: scoppiai a ridere come una pazza, la mia seconda: una lacrima d'ansia mista a stupore mi rigò la guancia sinistra. La lettera mi rivelava che io avevo dei poteri soprannaturali e che ero la loro unica speranza di vita. Diceva inoltre che al mondo esistevano solo dieci maghi, due di loro erano già morti, mentre sette avevano formato il Consiglio della Magia Nera contro il quale si opponeva il Ministero della Sapienza, entrambe associazioni segrete. Il Ministero da poco aveva scoperto che l'ultima strega era nata esattamente quindici anni fa: quella strega ero proprio io! L'avevano capito attraverso indagini riguardanti i miei genitori naturali, poiché ero stata adottata. Io non sapevo quasi niente di loro, ogni volta che chiedevo ai miei genitori adottivi qualcosa sui miei genitori naturali, diventavano nervosi e, in un modo o nell'altro, tendevano sempre a cambiare argomento. Ed ecco che, all’improvviso, ero venuta a sapere tramite degli sconosciuti, che non solo avevo dei poteri, ma anche una missione segreta da compiere dove potevo rischiare la vita. Era troppo! Basta! Ripensai a come ero felice e spensierata prima di ricevere quella stramaledetta lettera, invece in quel momento mi sentivo un minuscolo pallino nell'universo, che poteva distruggere quest'ultimo da un momento all'altro. Alla fine della lettera, scritta in grassetto, c'era la missione che dovevo compiere: uccidere le sette streghe che componevano il Consiglio della Magia Nera. Queste, da quanto avevo capito, stavano cercando il metodo per eliminare l'intera umanità, diventando così padrone del mondo, ed io, io, ragazza di quindici anni dovevo ammazzarle tutte! Al sol pensiero mi venivano i brividi! Ma non era finita qui...le streghe mi stavano dando la caccia per uccidermi! Per paura che potessi farlo io prima di loro...

Troppe notizie scioccanti tutte in una volta! Non le reggevo!

Quella mattina mi aveva chiamata il Ministero per compiere il mio primo passo: intrufolarmi nella sala riunioni della residenza delle streghe e cercare qualche agenda, qualche foglio sul quale potevano avere annotato qualche loro mossa imminente, ma c'erano solo tanti libri riguardanti un antico potere. Avevo incominciato bene la mia missione!

Erano le cinque del pomeriggio, mi trovavo in cucina e stavo preparando una tisana rilassante, in attesa che i membri del Ministero mi chiamassero per aggiornarmi sul da farsi. Non facevo altro che pensare a quello che mi era accaduto nelle ultime quarantotto ore. Mi davo pizzicotti, speranzosa che fosse solo un incubo, ma più passava il tempo e più mi rendevo conto che non era così. Le parole di Linda Watton, numero uno del Ministero della Speranza, mi rimbombavano nella testa: "Alessia, tu hai dei poteri, non te ne sei mai accorta perché non hai ancora avuto l'occasione di usarli, vedrai che quando ti serviranno nasceranno dentro di te come una fiamma indomabile".

In fondo, un po', l'idea dell'eroina magica mi affascinava, ma molto in fondo!

A prendere il sopravvento erano la paura e l'ansia che, pian piano, mi divoravano come predatori affamati. Le lacrime calde scorrevano lungo il viso come un fiume in piena, il suono del microonde mi ricordò che una tazza di tè bollente mi aspettava... magari mi avrebbe tirato un po' su di morale. Sorseggiavo soddisfatta la bevanda bollente sentendomi rinascere.

Guardai fuori dalla finestra e vidi due macchine parcheggiate davanti a casa mia, una nera dietro ad un'altra grigia. Strano, una mi sembrava la macchina della mia nonna paterna, ma l'altra... l'altra non la collegavo a nessuno che conoscevo. Sentii uno sparo, quindi mi fiondai fuori di corsa a vedere cos'era successo. Un urlo stridulo, un groppo in gola, il cuore a mille, gli occhi sbarrati, corsi in casa, mi chiusi a chiave, salii le scale e sprofondai nel mio letto. Dentro di me c'era una voce che urlava disperata, stavo per esplodere! L'immagine di mia nonna morta, con la testa che giaceva inerme sul volante ricoperto di sangue, mi aveva pietrificata. Udii il motore dell'auto scoppiettare e allontanarsi. La rabbia in quel momento superava la paura. Non so come, nè per quale strana magia, il mio corpo si trovava sollevato da terra, fluttuavo leggiadra nel silenzio. Mi vennero subito in mente le parole di Linda e, compiaciuta, volai alla caccia dell'assassino. Vidi la macchina grigia ribaltarsi in un fosso e la raggiunsi. L'assassino uscì dalla vettura impolverato, mi lanciò uno sguardo di sfida, poi incominciò a correre lungo le distese di campi coltivati. Atterrai pesantemente sul terreno, non sapevo bene nemmeno io ciò che dovevo fare, mi lasciai trasportare dall'onda di potere che mi avvolgeva. Provai una sensazione piacevolissima, mi sentivo bene e carica di energia. Strappai senza fatica il metallo che avvolgeva la parte anteriore della macchina grigia e mi volsi nella direzione del malavitoso. Senza pensarci, colpii la sua testa con l'aggeggio più e più volte, ma quegli non cedeva. Rimaneva immobile a guardarmi, come se fosse immune ai colpi, eppure il pezzo di metallo aveva ormai preso la forma della sua testa!

Vidi in lontananza un'immagine sfocata: era il fantasma di mia nonna! Scoppiai a piangere disperata e imploravo chissà quale divinità di lasciarmi stare. Urlavo, rossa in faccia e l'adrenalina scorreva veloce nel mio corpo. La sagoma si avvicinava sempre di più, finché non mi raggiunse. Lo spirito di mia nonna disse con voce fioca: "Ciao nani! Non piangere tesoro! Sono qui per darti dei consigli su come dovrai affrontare la vita... vedo che non te la stai cavando molto bene. Innanzitutto devi sapere che agli spiriti buoni è concesso di salutare una persona a loro scelta, prima di raggiungere l'aldilà. Beh... come vedi io ho scelto te, perché ti voglio bene e ti voglio aiutare. Ah già dimenticavo... non noti qualcosa di strano nel mio look, giuggiola?"

Seguirono alcuni secondi di pausa durante i quali riuscii a calmarmi e a ragionare. Ero affascinata dall'humour di mia nonna, nonostante fosse morta... non lo aveva nemmeno da viva! Feci un respiro profondo, poi risposi: "Ha! No nonna, che hai fatto?". Ella mi rispose con un sorrisino sotto i baffi: "Ma come, non l'hai notato? Sono andata dalla parrucchiera e mi sono fatta mora!". "Beh... sai com'è... ero troppo impegnata a guardare uno spirito che mi parlava!" le risposi sgarbatamente. Mi guardò dispiaciuta dicendomi: "Oh già, scusa!", tornò seria in volto, poi riprese: "C'è una cosa che non ti ho mai detto, beh... Alessia cara, io so tutto su di te, so tutto sui tuoi poteri, sulla tua magia. Ero stata informata dal Ministero della Sapienza in quanto tua unica parente in vita. Mi avevano ordinato di starti alla larga, per evitare di coinvolgermi nella tua missione pericolosa, ma non c'è l'ho fatta. Volevo venire a trovarti per vedere come stavi, tutte queste novità dovranno averti sconvolta parecchio!". "NO! NO! Non dovevi!" la sgridai. "Sì che dovevo! Non potevo rimanere con le mani in mano, sapendo che la mia nipotina si trovava in pericolo!" sospirò. Continuò: "Ti vedo troppo triste! Mia cara, non vegetare! Vivi la vita! Anche io ero sempre triste, ansiosa e preoccupata, ma ora mi sto pentendo! Ascolta il mio consiglio, affronta la vita con un bel po' di humour e vedrai che ti sentirai meglio". Dette queste parole, mi sfiorò il viso e scomparve nel nulla. Mi ricordai che avevo qualcosina in sospeso, mi voltai, ma non vidi più nessuno. Quel mascalzone mi era sfuggito! Doveva essere stato mandato dal Consiglio per uccidermi, ma visto che non voleva lasciare testimoni, aveva fatto fuori prima la mia povera nonnina!

Tornai a casa, la vecchia Alessia si sarebbe abbandonata sul divano a deprimersi, ma in quel momento accesi la radio e mi lasciai cullare dal mondo incantato della musica. Feci uscire gli influssi negativi dal mio corpo e scaricai tutta l'ansia accumulata. Il suono stridulo del campanello stonò con le note melodiose della canzone che stavo ascoltando. Guardai chi era dal videocitofono: un ragazzo aspettava ansioso che qualcuno aprisse. Era alto, magro, indossava dei jeans alla moda e un maglione lungo, portava inoltre un paio di occhialetti da intelligentone. Notai che aveva con sé una valigia. Mi affacciai alla porta e urlai: "Mi dispiace, ma non voglio comprare niente da te!" e gli sbattei la porta in faccia. Suonò di nuovo il campanello, farfugliando qualcosa che centrava con il Ministero della Sapienza. Aprii il cancello e il ragazzo mi sorrise, ringraziandomi con un forte accento inglese. Il silenzio fu interrotto dalle sue parole, mi disse: "Ciao Alessia! Piacere, John! Mi ha mandato il Ministero della Sapienza per aiutarti nella missione KGF segreta. Mi hanno detto che sei in casa da sola questi giorni, così sono venuto a farti compagnia e la tua casa sarà anche la mia!" "Che razza di maleducato!" pensai. In quel momento avrei tanto voluto strangolare lui e tutti i membri del Ministero. Come si erano permessi di mandarmi uno sconosciuto senza la mia autorizzazione! Ricordai le parole di mia nonna, quindi risposi con un sorriso, che anche i ciechi avrebbero visto che era finto: "Ciao! Piacere! Che bella sorpresa! Entra pure! Stavo giusto preparando una tazza di tè...". "Oh grazie mille, gentilissima!". Lo feci accomodare sul divano e dissi: "Quanto pensi di restare qui?". "Beh per il fine settimana, fino a che non arrivano i tuoi genitori". "Ah... e tu ti sei portato una valigia così grande per due giorni?". "He He! Infatti questa valigia non contiene solo i miei vestiti. Beh, vedi... io sono uno scienziato, hai presente Einstein?". "Modesto il ragazzo! E cos'hai nella borsa, la macchina del tempo?". "Spiritosa! Ho inventato uno strumento che, unito alla tua magia, riuscirà a distruggere le sette streghe, non è una ciuttata?". La sua notizia aveva ridestato in me i sentimenti della vecchia Alessia, deglutii cercando di ricacciare indietro le lacrime. Feci un respiro profondo, poi ripresi dicendo: "Fantastico! E quando si dovrebbe fare?". "Anche subito, dato che terranno una riunione importante tra un'oretta, il tempo di spiegarti il piano e andiamo!". "Mma...ma non sono pronta!". "Si che lo sei! Basta crederci!". "Ok...dimmi cosa devo fare". "Dopo complicate ricerche, ho scoperto come risucchiare i poteri alle streghe. Il tuo incarico è quello di piazzare il dispositivo che ho creato, nella sala dove tengono le riunioni e di attivarlo una volta che tutti i membri del Consiglio saranno presenti. Nel momento in cui cominceranno a stare male, dovrai evocare un'Onda Celeste che li ucciderà tutti... sei capace di evocarla, vero?". "Sì, mi ha insegnato Linda, mi aveva già accennato quello che dovevo fare, ma... non credo di esserne capace; voglio dire, ho appena scoperto di essere una strega e non ho mai fatto nessun incantesimo...". "Non ti preoccupare, vedrai che ce la farai, io ti starò vicino". "Grazie John!". "Ora andiamo, prima che sia troppo tardi". Feci un cenno affermativo col capo. Prendemmo i cappotti e ci imbacuccammo per bene, poiché fuori c'erano dieci gradi sotto lo zero. John trascinava rumorosamente la sua valigetta sull'asfalto ghiacciato. In quel momento tutto sembrava immobile, come se fosse appeso all'estremità di un burrone e come se quel tutto dipendesse da me. Salimmo sulla macchina verde smeraldo di John, durante tutto il viaggio regnò il silenzio. Guardavo fuori dal finestrino, i campi congelati, gli alberi spogli, le case buie, i camini spenti; questo era il tutto a cui mi riferivo. Chiusi gli occhi per concentrare il respiro e rilassai i muscoli pensando ad un luogo positivo. Subito apparì l'immagine di mia nonna con i suoi capelli neri appena tinti, le sue parole rimbombavano nella mia testa. Questa volta le seppi collocare al posto giusto: nel mio cuore. Riaprii gli occhi sospirando e vidi che eravamo arrivati. Scendemmo dalla macchina e attraversammo lentamente il viottolo che conduceva alla residenza del Consiglio della Magia Nera. Rimanemmo a fissare l'enorme portone della casa come se, al di là di quello, finisse l'universo. Solo dopo qualche minuto mi resi conto di un problema e dissi: "Scusa John, ma come facciamo ad entrare senza essere visti?". "Beh... io sto aspettando te!". "Me? E cosa dovrei fare?". Mi risposi da sola, dovevo far scaturire il mio antico potere! Chiusi gli occhi, mi concentrai al massimo focalizzando il mio pensiero su quello che volevo. Quando gli riaprii, John era scomparso nel nulla. "John!... John! Dove ti sei cacciato?" urlai. Una voce mi rispose: "Alessia, sta tranquilla, sono qui, accanto a te. Stavi desiderando di entrare qui dentro senza essere vista, ed eccoti accontentata! Ci hai fatto diventare invisibili... ah, una cosa, sappi che ora possiamo oltrepassare i muri della casa senza bisogno di una porta...". I miei poteri non finivano mai di sorprendermi! Chiusi gli occhi e afferrai la mano di John. Quando gli riaprii, apparve davanti a me un enorme salone buio. Avevo paura, continuavo a ripetermi che ero forte e che ce la potevo fare. John mi sussurrò: "Io mi fermo qui, ora tocca a te. Alessia, se hai bisogno di aiuto, premi il pulsante posto sotto l'apparecchio, farà illuminare il mio orologio e saprò che sei in pericolo". "OK, grazie John! Allora vado, ma... sei sicuro che questo aggeggio funzionerà?". "Sicuro come sono sicuro di essere uno scienziato superrr!". "Beh... allora posso stare tranquilla" pensai ironicamente; quando faceva queste uscite non lo sopportavo proprio. Presi la valigetta e mi allontanai dal salone. Conoscevo bene la stanza delle riunioni, poiché già quella mattina le avevo fatto una visitina.

La vidi, vidi la porta che mi avevano tanto descritto, quindi entrai attraverso il muro senza fare rumore. Il cuore mi batteva forte, notai che c'erano solo quattro streghe incappucciate che indossavano una lunga veste viola. Mi sdrai in un angolino della stanza in attesa che arrivassero tutti. Il tempo trascorreva, l'adrenalina aumentava, mi apparvero le immagini delle persone a cui volevo bene, come se dovessi provare questo sentimento per l'ultima volta. A distrarmi da questo stato di trance fu la voce profonda di una delle sette streghe che stabilì l'inizio della riunione. Scattai in piedi e cautamente tirai fuori dalla valigia il dispositivo. La mano mi tremava, così come ogni singola cellula del mio corpo. Sfiorai il pulsante "on", poi una seconda volta un po' più forte e infine mi decisi a premerlo con maggior sicurezza. Una luce accecante, una polvere argentata e tante scintille di mille colori. Rimasi pietrificata nel vedere quello che stava accadendo: le streghe si accasciavano a terra, in una reazione a catena, contorcendosi dal dolore. Non dovevo perdere tempo! Mi concentrai, controllando i respiri e i battiti del cuore. Pensai intensamente a quello che volevo. Una scena orribile apparì ai miei occhi: schizzava sangue da tutte le parti, le streghe, una dopo l'altra, si stavano sciogliendo, trasformandosi in tante gocce d'acqua. Scoppiai a piangere, interrompendo così l'incantesimo. Le due streghe rimaste si voltarono verso di me, si presero per mano e incominciarono a borbottare qualcosa in una lingua sconosciuta. Caddi pesantemente sul pavimento freddo con un forte dolore alla testa, ormai era la fine, avevo fallito anche questa volta. Improvvisamente apparve ancora una volta l'immagine di mia nonna, sorrideva, non mi disse nulla, si limitò a mandarmi un bacio con la mano, poi svanì da dove era apparsa. No! non potevo morire! Non ora! Dovevo vendicarmi della morte di mia nonna! Le lacrime pulivano il mio viso impolverato. Raccolsi tutta la forza che mi era rimasta e mi rimisi in piedi. Chiusi gli occhi per concentrarmi e continuai l'incantesimo. Una volta terminato, gli riaprii lentamente. Le due streghe, che un momento prima mi stavano lanciando un incantesimo per uccidermi, ora non c'erano più. Vidi in lontananza qualcosa che si stava avvicinando con una rapidità incredibile: L'ONDA CELESTE! Ora era veramente la fine! Mi accasciai a terra svenuta.

Aprii prima un occhio, poi l'altro, vedevo tutto sfocato. Poco dopo riuscii a distinguere la figura di John che mi stava sorridendo. Sussurrò: "Ti senti meglio?". Risposi con un verso che faceva intendere di sì. Solo allora capii che mi trovavo seduta sul soffice divano di casa mia, dissi: "Ma cos'è successo? E le streghe? Come faccio ad essere viva?". John mi rispose con voce ferma: "Rilassati, è tutto a posto. Meno male che mi sono preoccupato di andare a vedere cosa stava succedendo, non arrivavi più! Sono giunto giusto in tempo per evitare che l'Onda Celeste ti sommergesse, l'ho bloccata con il mio dispositivo multiuso! A proposito, come mai non hai schiacciato il pulsante? Sarei corso ad aiutarti...". "Non ne avevo le forze... è stato orribile!". "Lo so, e ti faccio i miei complimenti, anche il Ministero della Sapienza te li fa e ti ringrazia di cuore". "Sono nata per salvare il mondo, si o no?" e scoppiamo a ridere fragorosamente.

La sera, mostrai a John il mio giardino, dove solitamente mi ritiravo per meditare. Ci sedemmo su una panchina ad ammirare le stelle che quella sera luccicavano particolarmente. "Sai John... non avrei mai pensato che saremmo diventati amici... voglio dire tu ed io... io e tu... cioè... va beh, lasciamo perdere". "Sì, ho capito cosa volevi dire. Sai, all'inizio ti trovavo davvero insopportabile, ma da quando ti ho conosciuta meglio, credo che dentro di te ci sia una luce grandissima...". Rimanemmo in silenzio ad assaporare il nostro momento di gloria.

Una stella spiccava nel cielo scuro, infinito; emanava un fiotto di luce dorata, e mi fece l’occhiolino. "Grazie di tutto, nonna! – pensai - ti voglio bene".

Autore: robirobi | Commenti 1 | Scrivi un commento

  12.06.2010 | 09:13
la tortora
 

Mi sedetti sulla panchina di plastica, con cautela, per evitare gli escrementi di uccello disseminati dappertutto. "Chi non ha consapevolezza vola, e chi ce l’ha non può volare" dissi.

La tortora sul ramo del pesco secco mi guardò pietosa, poi le sue ali sbatterono con una violenza da strappare le tegole e la portarono via.

Autore: robirobi | Commenti 0 | Scrivi un commento

   
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