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Robirobi
  17.07.2009 | 13:04
cose mai viste
 

Questa mi sembrava una mattina diversa, tenevo la moto sotto i settanta, cose mai viste.

Sarà che sto rileggendo “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta”.

Sarà che – suggestionato dalla lettura – ho tirato la catena della moto.

Sarà che sto rileggendo Platone.

Sarà che ieri sera ho visto il telegiornale – una delle rarissime volte – e mi sembrava di guardare una fiaba dei fratelli Grimm.

Sarà che quesa sera c’è la pizza e sono eccitato come un baldo giovane che ha un appuntamento galante.

Certo, i miei desideri ormai non vanno oltre la pizza, mi sembra un buon traguardo.

Sto cominciando a smontare le scaffalature in rimessa come se dovessi lasciare in ordine per chi verrà.

Gli spiriti mi hanno raccontato che quando ti comporti così o è perchè stai cambiando pelle o perchè ti senti alla fine.

Anche il mattino fresco, fra i campi di grano, sembrava un autunno clandestino.

Ho smesso di assaggiare i superalcolici, sarà per questo? Che quando il corpo si disintossica vedi cose nuove e nude, le ossa, le armature in ferro, i globuli, la malta, i sali minerali?

Aspetto di vedere me stesso di fronte a me, il mio corpo e la mia ombra che si staccano e decidono in autonomia.

E io, finalmente, consapevole come una luna o una margherita socchiusa.           

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  11.07.2009 | 11:41
piccola storia di piccolo paese
 

Alle ultime elezioni quelli hanno sostituito questi.
Come primo atto di buona volontà e di impegno per il bene comune hanno cambiato tutte le serrature degli uffici comunali. Il sindaco è un agricoltore, ma si sa molti sindaci d’oggi hanno i fili appesi alle maniche. Il vero capo è un palazzinaro, il quale riveste la carica di assessore ai lavori pubblici.
Questa mattina, in comune, l’ex sindaco, che ora guida la minoranza, ritira le fotocopie di pubblici atti. “Vado di là” dice. Di là, immagino, ci sarà una stanza, un tavolo, un po’ di quiete.
L’impiegato, desolato: “Mi hanno detto che di là non può più andare”. E già immaginavo una stanza piena di bottoni preziosi per i destini del mondo.
L’ex sindaco fa una quasi impercettibile smorfia di sorpresa e disappunto. “Va bene” dice e manovra per un po’ questi atti pubblici che deve infilare in una busta troppo piccola, su un ripiano di formica largo come un perizoma, fra cittadini che vanno e vengono per carte di identità e stati di famiglia.
Il nostro vorrebbe tacere, ma dopo un po’ riprova: “Datemi almeno un tavolo”.
“L’impiegato, impietosito:  “Vediamo cosa si può fare”.
Di là, fra i corridoi misteriosi - accessi a sagrestie o stanze ovali? - transitavano poliziotti e manganelli.
Sono uscito di lì con la paura addosso.

A proposito, il palazzinaro a gennaio mi aveva chiesto di entrare in lista. “E ora di cambiare – mi confidò – l’altro giorno abbiamo scoperto che gli amministratori che ci sono adesso rubano”. Ah, ecco spiegato il discorso delle serrature.

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