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Robirobi
  03.05.2009 | 08:37
Geronimo!
 

L'altro giorno pioveva che dio la mandava e le piante facevano la ola. Di me erano rimasti asciutti solo i pensieri e un angolo di cuore, quello rimasto sensibile alla vita. Ma il vespista è un coraggioso per definizione, sfidavo gli elementi con l'entusiasmo di un adolescente e i timori di un anziano.
Dentro il casco, nel tepore dei pensieri, assistevo alla farsa del mio corpo immaturo che gridava "Geronimoooo!" sfidando le raffiche che rischiavano di catapultarlo giù dal cavalcavia.
Dentro il casco caldo come un gatto sul davanzale  - sopra il calorifero della cucina - compativo il mio corpo e provavo pietà per i corpi degli altri, con quell'angolo di cuore che ancora reggeva agli impatti delle disillusioni.
Ai lati della mia velocità di crociera sfrecciavano - se così si può dire di un'andatura ai sessanta - le storie parallele di colleghi e amici che si erano fermati, sai, come quando sei richiamato in panchina durante una partita, come quando ti licenziano o chiudono la fabbrica.
Come quando arrivi davanti al banco dei gelati e chiedi un gusto zabaione e la ragazza - carina, per carità, così carina che la mangeresti al posto del gelato - agita il cucchiaio di metallo come a cacciare lo sciame dei tuoi desideri, e recita, con aria contrita: "Mi dispiace, non c'è più zabaione". E a me è capitato innumerevoli volte.
Storie di amici.
Di uno di loro che conosco da vent'anni e che adesso scruta le piante che fanno la ola dalla finestra di una casa che ha comperato con un mutuo e con la speranza di avere un futuro.
Il suo corpo è al riparo dal vento, il suo corpo è asciutto e così maturo che cadrà da un giorno all'altro.
I suoi pensieri sono generosi come quelli di un antico eroe, ma in questo mondo non servono a nulla, non serve a nulla il suo cuore grande. Non quella porzione stantia che mi ritrovo io,  ma un cuore intero e incorrotto, il suo, dentro un corpo ormai alieno.
Lui vede nella pioggia di sbieco un diluvio senza fine, giovedì è previsto il sole e per lui continuerà a diluviare, sommergendo anche le colombe della pace.
La mia vespa, mistero della meccanica, funziona solo con il rubinetto in riserva di carburante. E' vecchia e sciocca come me, non ama la normalità. Mi porta sulle tangenziali ingorde, fra campi verdi come gli elisi, coltri, coltri, coltri innumerevoli.
I ceppi di gelso sono capi reclinati sui cuscini, in fila nei letti di corsia, ed io come un giovane medico ci passo in mezzo e non so offrire che sciocche pastiglie di consolazione.
Ci passo con la grazia di uno sterminatore, con l'adrenalina di un sopravvissuto, e tuttavia i pensieri ancora asciutti, l'angolo di cuore rimasto integro che ancora sussulta sincopato rispetto alle buche dell'asfalto ricolme di melma, mi dicono che non è mai stato tempo di pensare alla vita, che l'insensato grido di "Geronimooo!" nella tempesta è l'invocazione di aiuto di chi sta annaspando.
Mi dicono che l'accettazione del nulla è un modo di accogliere la vita, di guardare le curve della ragazza dei gelati senza serbarle rancore per le parole incolpevoli che ha pronunciato: "Mi dispiace".

Autore: robirobi | Commenti 0 | Scrivi un commento

   
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