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Robirobi
  27.06.2008 | 17:20
nonostante
 

un po' perchè la soglia di attenzione è sempre più ridotta, un po' perchè ho inviato questo racconto inedito ad altra destinazione, specificando che era inedito, invece ora sarà edito (è crollata l'attenzione, mi pare di percepire) l'ho riscritto dimagrendolo del venti per cento. Chiaramente anche al prezzo gratuito dovrò togliere la stessa percentuale.
Che fate, dormite?
Ho anche l'extended version, come il lato b di certi 45 giri. Chi desidera leggerla mi scriva, gliela spedirò al prezzo di un gratis intero. 

Penso seriamente di dedicarmi a racconti haiku, perchè siamo tutti navigatori, da buoni italiani, ma superficiali.
Volete la versione haiku di questo racconto?

Basta scatole,
il capo mi promise
divertimento.

Questa stesura vi risparmia la fatica di leggere il racconto. Chi volesse proseguire non sarà osteggiato. 

Il capo reparto giunse con il temporale, ma senza tuonare. Mi disse con un filo di voce:

"Oggi è l’ultimo giorno".

Gli sorrisi e annuii.

Il capo deglutì. Le macchine ronzavano. "Da lunedì stai a casa".

Mollai la scatola. "Sto lavorando da un mese. Io sono un vero incapace, e so fare le scatole come mi è stato chiesto. Io non ho mai preteso nulla, io faccio bene le scatole e basta.".

"La macchina si vuota" mi disse il capo, ma senza il solito rancore.

"’Arda che bella scatola, il suo fondo ben incastrato, il suo bigliettino di controllo. Eh? Che te ne pare?".

"Non è questo - disse - è che non sappiamo chi sei, non ci hai portato i certificati. Ti abbiamo fatto un favore, nel caso non l’avessi capito".

A me il favore sembrava di averlo fatto a loro. "Vado in comune a fare il certificato, allora. Dico che abito nei campi e loro scrivono che abito nei campi e voi potrete leggere che abito nei campi".

Il capo si mise le mani nei capelli. "Santo Dio, ma tu da dove sbuchi? Vai in comune a dire che abiti nei campi. Ma qui hai chiuso".

"Hai visto, capo? Tutto risolto. ‘Arda qui, che bella scatola".

Mi sospinse con dolcezza. "Guarda la macchina, che si vuota. C’è un altro problema. E’ arrivata una macchina nuova. Fa le scatole da sola, capisci?".

"E io come farò?".

"Non hai soldi da parte?".

"Nel mio paese non esistono i soldi".

Scoppiò a ridere e si rivolse agli altri. "Sentitelo, dice che nel suo paese i soldi non esistono". I colleghi esalarono un residuo di respiro producendo una risata gengivale.

Indicai in alto, verso il soffitto. "E poi nella pancia dell’Orsa non posso tornare. Non finché non vengono a prendermi".

Il tuono strapazzò i finestroni. Pensai che sarebbero crollati.

"Forse sono venuti a prenderti" fece il capo, con un debole sorriso.

"La nostra civiltà non conosce il doppio senso di circolazione".

Il capo intercettò il direttore del personale con la coda dell’occhio. "Non mi interessa se vieni dall’Orsa. Con oggi hai finito" disse e si allontanò, grattandosi la nuca con una chiave del ventiquattro.

Guardai le scatole. A me sembravano ben fatte. Quando il capo ripassò gli feci cenno di avvicinarsi. "Quante scatole fa al minuto la macchina?".

"Fino a dieci".

"Dieci! Indicai i miei compagni. "Allora, lui, e lui, un giorno potrebbero essere rimpiazzati da una macchina. Finirà così, non è vero?".

"Un giorno, forse, ma non vedrò quel giorno. Poi ci vuole sempre qualcuno in carne e ossa per controllare. Guarda le scatole, fai la scorta".

Il capo vide che ero abbattuto. "Allora, ascoltami bene. Domenica, per cominciare, ti prendi una bella sbronza".

"Sbronza? Cos’è una sbronza?".

Si rivolse agli altri. "Non sa cosa è una sbronza". Quelli provarono a sorridere. "Entri in un bar, almeno quello sai cos’è, no? Entri e chiedi qualcosa di forte. Poi ne chiedi ancora. Dopo un po’ ti gira la testa. Quella è una sbronza".

"E a cosa serve?".

"Per essere contenti. Io il fine settimana ho bisogno di essere contento. Se vuoi usciamo insieme".

"D’accordo".

"Guarda le scatole. Poi per essere più contento ancora vai a cercare una donna. Quando cerchi una donna ci sono due modi. Uno è chiederle se viene con te, non devi pagarla, però devi portarla a mangiare fuori, come minimo, ma non è così semplice. Non vengono automaticamente a letto con te solo perché le fai mangiare".

"E poi ho un letto d’erba e le formiche mordono".

"Allora devi cercare un alberghetto, capito? Sai cosa è un alberghetto? Senti, è venerdì e io non ho voglia di spiegarti cosa è un alberghetto, sono già abbastanza stanco. Fai così, chiedi in giro. Poi c’è l’altro sistema, che è più semplice, ma occorre la grana. Non è necessario portare la donna a mangiare fuori, però per il resto si deve pagare".

"E tu ci vai con le donne?".

Il capo si avvicinò al mio orecchio. "All’occasione".

"D’accordo. E poi?".

"Poi vai negli uffici comunali, ti metti in regola. E’ meglio se prima ti trovi un lavoro, è più semplice, capito? Altrimenti magari ti rispediscono via".

"Impossibile. Ci vorrebbe un risucchio uterino".

Il capo si accorse della presenza del direttore. "Guarda le scatole – disse brusco – muoviti". Quando l’aria tornò pulita si avvicinò con un bigliettino. C’era il suo indirizzo. "Domani sera alle nove precise" mi disse, e mi strizzò l’occhio.

"Precise" ripetei. Solo non avevo capito bene questa faccenda della contentezza. E non avevo capito cosa avrebbero fatto tutti, quando le macchine avessero preso il posto degli uomini"

Pioveva a dirotto, eppure gli altri si fermarono a salutarmi, mi davano pacche sulle spalle, mi sorridevano. Dovevano aver saputo che l’indomani sarei andato alla ricerca della felicità.

 

 

 


Autore: robirobi | Commenti 0 | Scrivi un commento

  26.06.2008 | 15:34
il canto della morte
 

Davide voleva provare il go-kart. Temiamo che non arriverà più, ma lo stiamo ancora attendendo al traguardo del giro di pista.

Mentre scrutiamo fra le chicanes, sotto i cieli delle varie stagioni – la pista è ormai vuota, a malapena riconosciamo la traccia - scriviamo poesie, perché l’essere umano è fatto così, cosa ci volete fare, quando un fratello muore non trova le parole, però sa metterle su carta, perché la carta è un cuore bianco che si lascia sfogliare quando vuoi.

Io non conoscevo Davide, però lo sento vicino perché era un ragazzo, e a maggior ragione non meritava di rimanere indietro, con il suo go-kart, quando gli altri da un pezzo hanno tagliato il traguardo.

Paola è una bella ragazza dagli occhi neri, è una di quelle persone che non scappano via a cercare consolazione fra i feticci, è una di quelle persone che crede che le parole possano alleviare la sofferenza della piaga da decubito di un mondo abbandonato a se stesso. Ho letto la sua poesia e per la prima volta non ho paura della morte. I sui occhi vedono oltre, in un mondo deve i più non vedono nemmeno la superficie. La prossima volta la saluterò con maggiore rispetto, perché nonostante i suoi tredici anni è una persona matura in un mondo di adulti ottusi.

"Il canto della morte" ha vinto il primo premio del concorso poetico "Davide Zeni" per gli alunni delle scuole medie.



Lenta si muove tra le pareti di vite strappate

scordando il volto di chi è caduto nel sonno profondo,

conta le anime in vita dall’ombra scampate,

ignora la gioia e basta un secondo.

Ecco le anime dal dolore solcate,

un dolore svegliato da delusioni del mondo,

delusioni di passioni nel buio stipate

e di ricordi a cui non rispondo.

Percorre la schiena della sofferenza,

cammina in coppia con il rimpianto,

scorre fiera con la sua potenza.

Dolce e meschina stende un manto

alla vita con la sua apparente innocenza

e nel sonno accompagna con un canto.




Vezzoni Paola

Classe 3^E

S.M.G.Vida (Cremona)

Autore: robirobi | Commenti 2 | Scrivi un commento

  16.06.2008 | 18:55
patatine e cretini
 

"Il segnale è stato inviato a 42 anni luce di distanza dalla Terra, in direzione dell'Orsa Maggiore", spiega Tony van Eyken, direttore dell'Eiscat. La scelta della costellazione non è casuale: "Nell'Orsa Maggiore - continua Van Eyken - c'è una stella simile al Sole, che potrebbe avere dei pianeti con caratteristiche simili alla Terra".

Si tratta di uno spot delle patatine. Quando arriverà nella pancia dell’Orsa, cosa dirà la mia gente?

Qui sulla Terra non hanno ancora capito che forse è facile cercare altri mondi, ma è difficile trovare altri cretini.

Autore: robirobi | Commenti 0 | Scrivi un commento

  14.06.2008 | 17:30
ho visto cose
 

Buzzati è uno scrittore che ho sempre amato fin da giovane. E' uno dei miei idoli. Riporto qui una cronaca del giro d'Italia del 1949, che lo porta a fare una delle sue volate letterarie. Elegante come sempre.
Tenevo qusto brano appeso in ufficio, alle mie spalle, e di tanto in tanto lo rileggevo, fin quasi a impararne parti a memoria.
Ricorda il famoso monologo finale di Blade Runner, che però è del 1982.
Recitava il replicante alla fine: 

Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare... navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire...


e Buzzati:

"Parecchie cose, non moltissime, chi scrive ha visto correre, in un modo o nell’altro sopra la superficie del mare e della terra; mai però i grandi ciclisti in gara sotto il sole, con il numero attaccato alla schiena, i tubolari a tracolla e la faccia ingessata di polvere. Ha visto, per esempio, correre i bambini in ritardo verso la scuola, le saette del temporale attraverso il cielo, la gente in direzione dei rifugi antiaerei quando ululavano le sirene. Anche un ladro una volta ho visto correre, volava addirittura perché lo inseguivano, in via Andrea Del Sarto a Milano; e poi lo raggiunsero e lo pestarono, ma non potrei garantirlo perché tutto successe in fondo alla strada e c’era una grande confusione. Ho visto correre gli struzzi come schioppettate nel deserto d’Africa; correre attraverso la notte con molli e affascinanti curve i proiettili delle navi nemiche col loro luminoso rosso e qualcuno propriamente rimbalzava sull’acqua come un piattello, schizzando via impazzito. Ho visto correre i celeri treni all’approssimarsi del crepuscolo, coi loro finestrini già illuminati e i sogni e le fantasie pertinenti attraverso la campagna solitaria; ed erano bellissimi.

Ho visto correre sulla via Aurelia, tanti anni fa, un ciclista in maglietta che si allenava e uno disse che era Girardengo, ma io credo di no, perché non gli assomigliava. Ho visto anche la staffetta di Carlo il Temerario correre ventre a terra per le selve, portando all’ultimo momento la grazia al suo fedele scudiero creduto per calunnia traditore e a cui il boia stava per spiccare la bionda testa; ma tutto questo succedeva al cinematografo e forse non era tutto vero. Ho visto coi miei occhi correre poco prima dell’alba sopra i tetti di Milano, un paio di dischi volanti; i quali erano di color rosso e amabili all’aspetto; tuttavia nessuno mi ha voluto credere. Ho visto correre il tempo, ahimè, quanti anni e mesi e giorni, in mezzo a noi uomini, cambiandoci la faccia a poco a poco; e la sua velocità spaventosa, benché non cronometrata, presumo sia molto più alta di qualsiasi media totalizzata da qualsiasi corridore in bicicletta, in auto o in aeroplano-razzo da che mondo è mondo."

Autore: robirobi | Commenti 0 | Scrivi un commento

  04.06.2008 | 22:08
Vladimir Highway
 

Mitilene mi chiede chi sia Vladimirka. Vladimirka è la mia vicina di casa.

Più precisamente la vicina dei miei vicini.

Chiaramente non si chiama Vladimirka, le ho messo un nome a caso, duro e tagliente come lei, poi ho scoperto che esiste davvero ed è l’appellativo familiare della Vladimir Highway che collega Mosca a Vladimir.

E’ uno scandalo, non fai in tempo a inventare qualcosa, che scopri che l’ha già inventato qualcun altro.

Retrotatto. E’ una parola che ho inventato adesso, a differenza del retrogusto con il retrotatto ti sembra di toccare una cosa rotonda, perché il tuo cervello la percepisce così, invece magari è una vasca di gelato variegata alla frutta.

A differenza del retrogusto, il retrotatto richiede una maggior partecipazione dell’inconscio alla produzione del sapere. E mo vediamo chi mi frega l’idea.

Vladimirka, dicevo, è più pericolosa di una centrale atomica - e anche un po’ più grande -è subdola come Alì Barabba, è il suono sgraziato del mio declino. Ha ragione Mitilene. Non "Chi è", ma "cosa è".

Ucciderla o venirne uccisi, questo è il dilemma.

La prima soluzione implica una serie di problemi, fra i quali lo smaltimento. Quindi, in attesa che mi venga installato nel giardino di casa uno scudo spaziale – dove per spaziale si intende lo spazio fra me e lei – costringo la mia psiche a una catarsi quotidiana, accogliendola nelle mie giornate.

Una volta ho scritto che me ne ero innamorato, un’altra che ella aveva scoperto l’esistenza di due Biancaneve nello stesso giardino, e altre cose scriverò fino allo sfinimento, per evitare che Vladimirka mi scaraventi nell’oblio della demenza.

Autore: robirobi | Commenti 3 | Scrivi un commento

  03.06.2008 | 22:45
Vladimirka di sera
 

Vladimirka ride, l’ombelico fra i flutti di carne si agita come un vortice che tutto inghiotte.

Bri’ la guarda, perché non capisce cosa ci sia da ridere. La guarda e guaisce.

Vlad si sente osservata. "Cosa c’è, Bri’, cosa c’è?".

"Che cane vuoi?" pensa il quadrup.

"Chè c’è, lo dici alla zia?" insiste Vlad facendo la voce da bambina, anche se il risultato è un ruggito da orco.

C’è che Vlad sta acoltando le risate e i commenti di Paperissima, ma seduta sulla seggiola dell’orto guarda immobile il muro bianco. Non è normale. Anche un cane se ne accorgerebbe.

Vlad sorride e le finestre nere fra i denti si accendono nella sera, come una bocca di Halloween.

Autore: robirobi | Commenti 0 | Scrivi un commento

   
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