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Robirobi
  24.01.2008 | 14:47
incapace
 

Mi sono seduto al tavolo, in una stanza nuda decorata con un dipinto di nudo.

E’ arrivato, mi ha stretto la mano fredda e umida. Era appeso a una cravatta annerita e il suo alito sapeva di fogna alla menta.

"Lei vuole un lavoro. Perché?".

"Arrivo da molto lontano, ho bisogno di mangiare".

Sulle sue labbra è affiorato un sorriso e lì è rimasto, come una farfalla morta. "Cosa sa fare?".

"Nulla".

"E come mai è venuto qui?".

"Ne ho sentito parlare".

"In che termini?".

"Come di un’azienda che assume".

"E lei pensa che il nostro lavoro sia interessante?".

"Io non posso permettermi di pensare. Devo mangiare".

"Lei pensa spesso al cibo. Le manca l’affetto?".

"Mi mancano le forze. Non mangio da due giorni".

"Noi cerchiamo gente incapace. Se lei fosse capace non sarebbe qui".

"Appunto".

"Però la sua incapacità ci deve portare frutto, il segreto sta nell’esatta collocazione all’interno di una strategia che vede il lavoro di team come condizione imprescindibile".

"Ne sono convinto".

"C’è da formare delle scatole di cartone, che in un secondo tempo riempiremo con i nostri prodotti. Si sente così incapace da riuscire a fare le scatole per otto ore?".

"Lei ci riuscirebbe?".

"Io no. Non sono un incapace".

"Per me non è un problema".

"Allora si presenti domani. Con dieci minuti di anticipo, magari".

Beh, ero incapace, ma nel mondo di adesso tutti hanno una sveglia, o anche due. Persino un incapace riesce ad alzarsi in tempo, con una sveglia.

Il problema era che io non avevo una sveglia e non avevo soldi per comperarla. Così ho rubato un gallo, perché nei pollai non si trovano sveglie.

La luna era piena, passava attraverso i fori nel tetto, come le luci le carte bucate dei cieli sui presepi. Dormire con un chiarore così, per un incapace come me non costituiva un problema.

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  12.01.2008 | 14:46
l'anno nuovo, dicono
 

Dicono, qui, che per mangiare si deve trovare un lavoro.

A me la cosa sembra strana: come dire che per leggere si deve trovare un uovo. Da noi le uova e la lettura sono molto diffuse, ma non hanno alcun nesso. Se mai tornassi un giorno dalla mia gente avrei tante cose da raccontare.

Come mi è stato suggerito, con l’anno nuovo ho cercato un lavoro. Come è fatto un lavoro? A cosa somiglia? L’ho cercato dappertutto, nei cassetti, sotto i tavoli, E' un attrezzo per raccogliere cibo? Un indicatore di direzione?

Ho cercato nelle piazze, sotto le panche delle chiese, nei vicoli odorosi. Era come una caccia al tesoro senza tesoro.

Ho chiesto a un vecchio, perché i vecchi sanno proprio tutto, e infatti egli aveva la risposta. "Vieni qui in piazza domani mattina presto, troverai lavoro". Fumava un sigaro e aveva la pelle secca e arrotolata come una foglia di tabacco bianco. Sorrideva senza davvero sorridere, non so come facesse.

Dicono che sono finite le feste, ed è iniziato un nuovo anno. Io lo inizio pensando a domani mattina, però le feste mi piacevano e mi spaventavano, perché servono a fermare per un po’ il corso del tempo, a rivangare giorni che non torneranno, a riesumare le spoglie di eventi lontani, come se ci si potesse fermare, o tornare indietro.

Se funzionasse davvero, per ritornare nel mio mondo prenderei il giorno del mio arrivo nel mondo di adesso, e ne farei una festa, ma giorno e festa penso siano come l’uovo e la lettura: sono molto comuni, ma non hanno alcun nesso.

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