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Robirobi
  04.11.2006 | 17:46
accidenti, la vita
 


Sono nuda sotto l’albero, nuda come un cane. Si dice, nuda come un cane?

Io amo i cani. Quando mi danno della cagna mi sento lusingata.

E invece i vermi no, nuda come un verme proprio non mi va.

I vermi sono piccoli, viscidi e molli come tutte le cose insulse della vita.

Non è colpa mia se sono nuda, c’era scritto questo nella letterina.

E’ un tipo strano, chi scrive. Lui è pieno di soldi e io costo molto.

Di preciso non so quanto costo, ma sono viva, e quindi ho un bel costo, credetemi.

Ho un fiocco che mi gira tutto intorno e mi passa in mezzo ai denti, sotto le ascelle, insomma, dove può passare passa. E’ il committente che ha voluto così. "Voglio una donna nuda ben infiocchettata. Rimanderò al mittente una donna in involucro di qualsivoglia natura".

E senza scatola costo di più.

Lo so, non seguo le regole del mercato.

Lui i mercati li conosce molto bene, sa che sono antieconomica. Ma: "Si vive una volta sola" ha scritto alla fine.

Con tutto quello che può permettersi, ha il coraggio di scrivere una frase da poverelli.

Quando un poverello compra un vino costoso, quando un poverello fa una gita fuori porta di giorni due, allora esclama: si vive una volta sola! Così, tanto per giustificarsi. Ma sì, se ho sbagliato, ma sì se ho scialacquato, ma sì, se mi sono comportato come un bambino, ma sì, si vive una volta sola.

Il mio cliente no. Vedeste i regali che ho intorno, con regali così avrebbe potuto fare a meno di finire la lettera con quelle stupide parole.

E poi, cavolo, sapevo di avere un lavoro precario, ma non pensavo di finire nuda sotto un albero fino all’epifania.

Queste agenzie interinali ti occupano sempre, è vero, e infatti occupo un appartamento e non so nemmeno se mi daranno da mangiare. Avete mai sentito qualcuno dare da mangiare a un regalo? Sì, se è un criceto o un gatto o un altro animale domestico. Ma io sono un passatempo temporaneo, un tamagotchi di carne.

Accidenti che crudezza la vita.

Me lo diceva mia madre, tieniti stretto il lavoro che hai, sei ben pagata (mica vero) hai un posto sicuro, non importa se il tuo capo ti palpa il culo di tanto in tanto. Mia madre quando parla va al sodo, nella fattispecie il mio.

Accidenti, la vita.

Ho le amiche che la scalano, questa vita. Non lo so che intrallazzi hanno, un anno vendono patatine fritte e l’anno dopo sono dirigenti d’impresa.

E io in questi giorni mi mimetizzo dentro le righe di un muro di mattoni, mi spalmo in ombra, quando le incontro. Come faccio a raccontare che sono un cadeau temporaneo?

E più loro mi raccontano dei loro uffici spaziosi, dei lauti stipendi, dei viaggi premio, più mi deprimo.

E quando mi chiedono: "E tu, gioia, cosa fai di bello?" io dico la free lance, che vuol dire tutto e niente. Chiunque al mattino può svegliarsi free lance. Ma qui sotto l’albero è un po’ più dura, siamo scarsi di scoop.

Ci sarebbe questo qui, che ha scritto la letterina, ma lui non è uno scoop, la sua vita nemmeno, altrimenti non sarei qui, a coprirgli i vuoti fra le palle e le fronde.

Glielo dico la prossima volta, all’agenzia: qualcosa di più stimolante, accompagnatrice vestita a qualche serata benefica. E invece sono qui e il regalo non me lo fa nessuno, non si fa un regalo a un regalo, o almeno penso.

E poi non mi hanno lasciato detto niente. E cioè, se a un regalo scappa la pipì, è permesso abbandonare la postazione di lavoro? E poi c’è la sete, la fame, la noia, tutte cose di cui i regali di solito non soffrono, ma io sì.

E mi è andata ancora bene, volevano farmi fare la lavandaia nel presepe vivente allestito dal comune, quasi un mese con le mani a mollo. Ho chiesto di fare la Vergine, ma non avevo i requisiti. E poi è uscita questa occasione, così l’ha chiamata l’agenzia. "Lei è di bella presenza, signorina, un bel fiocco intorno le starà bene. Passerà il Natale al caldo, in mezzo all’allegria e alla gioia".

Ebbene qui non si è visto un cane e il riscaldamento è spento, ci saranno quindici gradi e fuori sta facendo buio.

E’ in questi casi che tracci i bilanci della vita. Quando ti fermi e ferma stai, molto in alto o molto in basso. Quando ti fermi e puoi pensare. Se non avessi preso a pugni la vicepreside della scuola elementare, se non avessi dato fuoco alla scuola medesima l’anno successivo, se uno dei miei matrimoni fosse durato almeno quattro giorni, se insomma avessi provato a fare come fanno tutti, a vivere e a lasciar vivere, non è vero che le cose sarebbero andate diversamente? Non è vero che anch’io adesso sarei una donna in carriera?

Perché io credo in me. Credo che potrei fare molto. So cuocere le torte e so tenere i bambini in modo che non provino dolore. So anche aggiustare le moto. Importerà, a un uomo? Importerà, al mio destinatario?

Eccolo che arriva, è il rumore dell’ascensore che si è fermato a questo piano. E il rumore delle chiavi nella toppa, e il rumore del mio cuore in gola.

Professionale, bella mia, sii allegra ma distaccata. I regali non hanno cuore, non devono nemmeno sentirlo battere.

Autore: robirobi | Commenti 0 | Scrivi un commento

   
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