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Robirobi
  21.02.2011 | 22:56
disputatio brocculi cum spinacio
 

di Alessia Stradiotti

 

 

Un bel mattin di sole,

in cucina, dove la pancia duole,

un broccolo e uno spinacio litigarono a parole.

 

Questo incominciò: “Io sono il più forte di tutti gli ortaggi,

perché tengo tanto ferro

e sono il preferito dei saggi”.

 

Quello replicò: “Tu sarai il più vigoroso,

ma sei pure un po’ noioso;

io sono il più carino, perché piaccio anche a un bambino”.

 

Lo spinacio continuò: “ Tu puzzi come uno sterco,

non sei proprio quel che cerco;

io son tanto delicato, lo senti col palato”.

 

Il broccolo pronunciò: “Ti restringi come una spugna,

rispetto a te è meglio una prugna;

io mi difendo dal nemico con la mia scorza verde antico”.

 

Il dur litigio incolto, non durò ancora per molto,

quando arrivò un maiale che con la sua arma letale

le verdure divorò e mai più se ne parlò.

 

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  02.03.2010 | 21:32
poesia mia, di Medeiros o Neruda, vedete voi
 


Nei miei files avevo questa poesia, che porta la firma di Neruda, ma che in realtà è di Martha Medeiros. Non perdo tempo a dividere i versi, li trovate su internet.
La cosa divertente è che quando l'ho letta pensavo di avere scritto io queste parole. Poi alla fine vedo, dopo il punto, in minuscolo: neruda. Caspita, mi sono detto, ho l'autostima alle stelle. Però c'erano un paio di cose che non mi tornavano, Neruda non scriverebbe I PUNTINI SULLE I, ma nemmeno io. Non scriverebbe che MUORE CHI NON CAPOVOLGE IL TAVOLO e d'altra parte io non ricordavo di avere mai scritto una cosa simile. Neruda non scriverebbe PIOGGIA INCESSANTE - ARDENTE PAZIENZA - SPLENDIDA FELICITA'. Io nemmeno. Ho scritto una poesia, "Splendida notte", ma il titolo era ironico. Lo dico nel caso non si capisse, se uno di questi giorni mi venisse la tentazione di pubblicarla. E poi spiegherò perché l'ho chiamata così, ma torniamo a noi.
UNO SFORZO DI GRAN LUNGA MAGGIORE? Dài, anche supponendo che il traduttore sia un cane, se una cosa fa BATTERE IL CUORE DAVANTI ALL'ERRORE E AI SENTIMENTI, batto una mano sulla sua spalla e gli dico: coraggio, figliolo, comprendo la tua fatica.
La poesia tuttavia è carina, non dice niente di nuovo e forse è per questo che mi sono ingannato e che pensavo di averla scritta io. Non in versi, questo lo ricordavo bene, ma nella forma di omelia che leggerete qui sotto.
PIOGGIA INCESSANTE? PIOGGIA INCESSANTE? PIOGGIA INCESSANTE?
Piove sulle tamerici, sui pini, sulle mani nude, sui vestiti leggeri, sui freschi pensieri, con un crepitio che dura e varia nell'aria.
Questa è una pioggia incessante.
La poesia:

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, il colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle 'i' piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire dai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore al semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità. neruda 

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  28.08.2009 | 21:55
CORNUTUS MUSICUS - ministri
 

Allora, incomincio una frase così perchè è più originale, suona bene, e poi molti, in risposta a una domanda, cominciano con allora, ma è perchè non sanno bene come mettere ordine nelle idee.
Allora, in omaggio ai music corner del mio amico Ufj mi propongo come Cornutus musicus e vi chiedo di ascoltare i Ministri su Youtube: "Tempi bui".
Faranno strada, proprio come i Liftiba che quando vennero a Cremona non erano nessuno ed io li ascoltai gratis insieme a pochi altri e mi dissi che avrebbero fatto strada.
Anche quando comperai i Guns n' roses al mercato della fiera - una cassetta pirata di "appetite for destruction" pensai che avrebbero fatto strada. Quando io, Cornutus, decido che qualcuno farà strada, quel qualcuno farà strada.  
E comunque io nelle idee, se voglio, so mettere ordine molto bene.

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  10.01.2009 | 10:47
succede poche volte
 

ancora di Paola Vezzoni. Rinnovo i complimenti.




Quando senti l’anima che si contorce,

tenta di liberarsi da un corpo che sente,

la sta strozzando. In quegli interminabili

istanti in cui senti lo stridore del tuo fiato

che si ribella ad una insufficiente aria, che

libera com’è non si cura della tua pena.

 

Quando avverti che il tuo cuore è il solo,

nel tuo petto, che rintocca con una rara precisione

la sofferenza che non da pace ai tuoi pensieri.

Rimani incatenato nell’attesa. Un’attesa di cento coltelli

Che trafiggono ogni singolo pensiero e lo fissano

In una memoria che non ti da tregua.

 

E poi vedi l’alba. Dove tutto sorge, un’altra volta.

E non ti curi del tramonto. Dove tutto è pronto a tramontare.

Ma per quanto ancora?

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  26.06.2008 | 15:34
il canto della morte
 

Davide voleva provare il go-kart. Temiamo che non arriverà più, ma lo stiamo ancora attendendo al traguardo del giro di pista.

Mentre scrutiamo fra le chicanes, sotto i cieli delle varie stagioni – la pista è ormai vuota, a malapena riconosciamo la traccia - scriviamo poesie, perché l’essere umano è fatto così, cosa ci volete fare, quando un fratello muore non trova le parole, però sa metterle su carta, perché la carta è un cuore bianco che si lascia sfogliare quando vuoi.

Io non conoscevo Davide, però lo sento vicino perché era un ragazzo, e a maggior ragione non meritava di rimanere indietro, con il suo go-kart, quando gli altri da un pezzo hanno tagliato il traguardo.

Paola è una bella ragazza dagli occhi neri, è una di quelle persone che non scappano via a cercare consolazione fra i feticci, è una di quelle persone che crede che le parole possano alleviare la sofferenza della piaga da decubito di un mondo abbandonato a se stesso. Ho letto la sua poesia e per la prima volta non ho paura della morte. I sui occhi vedono oltre, in un mondo deve i più non vedono nemmeno la superficie. La prossima volta la saluterò con maggiore rispetto, perché nonostante i suoi tredici anni è una persona matura in un mondo di adulti ottusi.

"Il canto della morte" ha vinto il primo premio del concorso poetico "Davide Zeni" per gli alunni delle scuole medie.



Lenta si muove tra le pareti di vite strappate

scordando il volto di chi è caduto nel sonno profondo,

conta le anime in vita dall’ombra scampate,

ignora la gioia e basta un secondo.

Ecco le anime dal dolore solcate,

un dolore svegliato da delusioni del mondo,

delusioni di passioni nel buio stipate

e di ricordi a cui non rispondo.

Percorre la schiena della sofferenza,

cammina in coppia con il rimpianto,

scorre fiera con la sua potenza.

Dolce e meschina stende un manto

alla vita con la sua apparente innocenza

e nel sonno accompagna con un canto.




Vezzoni Paola

Classe 3^E

S.M.G.Vida (Cremona)

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  19.12.2006 | 21:03
dickinson
 

oggi non ho vissuto invano.

Ho comperato le poesie della Dickinson.

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  26.10.2006 | 09:08
ho corso poco
 

Ho corso poco e lo sai perché

Mi sono perso nei pensieri e

Giorno dopo giorno non sono più un ragazzo ma

Sono rimasto un po’ di lui.

Ho corso poco, e quando ho corso

Inseguendo una palla un’idea, un amore

Il tendine è saltato e mi ha gettato a terra

Con la semplicità di uno sgambetto.

Camminare a ottobre quando vedi che

C’è qualcuno che va via, il sole il corpo, il desiderio,

Quando la solitudine entra fra le lenzuola

Camminare è un’ascesi mistica e solenne.

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  14.10.2006 | 21:42
la sera precede il mattino?
 

Si accende la sera

Una macchina arriva di coda

L’uomo che attraversa la strada

Cammina a ritroso.

Fine dalla partendo comincia tavola a famiglia la e

Tempo un battito torna

Il defunto mattino

Autore: robirobi | Commenti 0 | Scrivi un commento

  13.10.2006 | 20:36
reticenza
 

Ecco, sta uscendo

mio malgrado

Viene di sera, quando la testa gira

dentro le nuvole asessuate

Mi sta venendo fuori

quella che dicono poesia

È niente, è un a capo

È un cenno di stanchezza, un fiato mozzo

una sincope del respiro

Non pensare che non riesca a dire qualcosa lungo una riga senza fermarmi ma sono le nove passate

è ottobre, mi tocca andare, andare a capo

mi tocca per resa, per noia, per viltà

per reticenza.

E poi la chiamano poesia.

Autore: robirobi | Commenti 2 | Scrivi un commento

  28.09.2006 | 09:30
poliestere
 

"Totina!" gridò un bambino
nella tromba delle scale ed io
stanco del viaggio
buttai per terra la mia roba
ed entrai con i piedi nella valigia.
La pelle dell'alluce si impigliò nella cerniera
Feci una doccia e il sangue colava nello scarico
Mi lavai i denti nudo sul bidet
E senza volerlo pensai alla vita.
La guardai come un peccato
Mentre le calze di poliestere
Gocciolavano sul collo.
Mancavano le nuvole
Eppure ero certo di averle viste
Una volta.
Correvano,
con la fretta del ritardo.
Guardai il mio letto intatto
Mi vestii.
Pensai di andare a bere qualcosa fuori.
I lampioni accesi si frantumavano nel vento,
cadevano i vetri in pioggia dolorosa.
Non ho portato l'ombrello, pensai,
e mentre mi toglievo i vetri dalla giacca
ordinai un whisky.
Il barista mi guardò e sorrise.
Che acqua viene giù, disse.
Sentivo i piedi umidi
E la testa calda come un caminetto acceso.
Non ricordavo più cosa avrei dovuto fare l'indomani
Era la prima bella notizia del giorno alla fine.

Autore: robirobi | Commenti 0 | Scrivi un commento

   
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